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Il cuore faceva male a sinistra e col vino si sragionava, di Angela Donatella Rega

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 24/06/2021 08:01
I nostri nonni davanti ad un bicchiere di vino potevano anche fare una chiacchierata senza senso, ma per il resto della giornata tenevano i piedi per terra e ragionavano di fatti…

Eravamo ignoranti un tempo e credevamo che un dolore toracico a sinistra, puntorio, annunciasse l’infarto. Erano altri tempi. Non c’era internet e certe cose non le potevamo sapere. Addirittura Guareschi diceva che nel paese di don Camillo la gente fosse convinta che finché tiri il respiro sei vivo e quando non tiri più il respiro sei morto. Si mangiava poco, ma non per stare a dieta. Avevamo tutti un pollaio nel cortile o sul terrazzo. Con le uova si sopravviveva ed il colesterolo non si sapeva cosa fosse. 

Non è passato molto tempo da allora. Ma per fortuna c’è stato un grande progresso. Ora mangiamo frutta e verdura per scelta, la carne si deve mangiare poco o niente, stiamo attenti al colesterolo e poi difendiamo i diritti degli animali. E tutto scorre scandito dalla televisione che ci fa sapere quali sono i problemi importanti. Tutto il resto è routine dalla quale  ci rimane un tempo libero vicino allo zero. Salvo smanettare sui social per ore facendo qualsiasi altra cosa contemporaneamente. E qui c’è lo snodo fondamentale. La discussione su tutto e su tutti un “a bocca aperta” h.24. 

Questo è il vero cambiamento da allora. Non tanto la mancanza di neve in inverno. Non tanto la disoccupazione. Non tanto la fame di milioni di persone (se ci fosse comunicato ogni giorno il bollettino dei morti per fame e per guerra o per sopraffazione che numeri avremmo?). Viviamo immersi in una discussione infinita senza elementi probanti. A scuola ci dicevano di non parlare se prima non ci eravamo documentati, se non avevamo studiato, magari non tanto per il voto basso,  anche solo per non fare una brutta figura. Invece no. Perché questa noia dello studio? E’ bello discutere se la terra è piatta o no, è bello chiedersi se il Covid esiste o no, è bellissimo. C’è appunto libertà di opinione. Ma l’opinione come si matura?

Cos’è un’opinione? Se andiamo a leggere su un dizionario ci rendiamo conto che effettivamente è un parere personale o collettivo che può basarsi anche su elementi infondati. Ecco perché può essere manipolata, l’opinione pubblica. 

Francamente però, di fronte a questa possibilità, quella dell’infondatezza degli elementi che determinano il nascere di un’opinione, ancor più sarebbe necessario documentarsi, verificare, approfondire, prima di esprimerla.

A cosa stai pensando, ci chiede Mark Zuckerberg. Un genio! Quindi pensiamo! Cioè, riflettiamo. (L’aveva detto anche Cartesio, che legava il pensiero all’esistenza, ma  Cartesio chi è?) Dunque pensiamo.  Non lasciamoci travolgere da appassionati discorsi che abilmente rimuovono problemi, né da altri che fomentano paure. Non è un caso che la verità sia spesso nel mezzo. Assolutamente no. Non è un caso. Di fronte a due persone che sostengono tesi opposte ci rendiamo conto che entrambe dicono qualcosa di giusto, ma altrettanto dicono qualcosa di sbagliato. Noi che ascoltiamo possiamo cogliere la parte sensata di entrambi i discorsi e formulare una terza ipotesi che sicuramente farebbe fare un passo in avanti ai due interlocutori. La potenza del dialogo sta proprio nel cogliere le parti giuste del discorso degli altri e contemporaneamente far cogliere agli altri le parti giuste del nostro discorso. 

Cerchiamo quindi di non guardare sempre e solo a ciò che secondo noi è negativo negli altri, cerchiamo ciò che vi è di positivo e lo troveremo. Da bambini ad un certo punto chiediamo il perché di tutto, mille perché. Dobbiamo, insisto, imitare i bambini, almeno chiederci il perché di quello che ci accade intorno, informarci da più fonti (anche i bambini lo fanno quando confrontano quello che dice il maestro a scuola, con quello che dice la nonna, lo zio, la mamma, il papà ecc.) e poi, soltanto poi, trarne le nostre deduzioni. Altrimenti la nostra è paranoia da pigrizia mentale, perché è comodo assimilare l’opinione di qualcuno che ci sta simpatico e non documentarci mai. 

Leggere un testo legislativo per esempio. Chi di noi lo fa? Chi ricorre alla spiegazione di un esperto in legge per capire una nuova norma? Ci sono anche siti web specifici in materia, potremmo consultarli, prima di convincerci della nostra “debole” opinione, che possiamo anche esprimere, per carità, ne siamo liberi, purché sappiamo che è soltanto la nostra debole opinione. In particolare quando i pareri opposti sono espressi da un leader di partito e dal governo. E chi ci dice che il governo abbia sempre torto? Molte volte il governo ha ragione, anche se ingrana da decenni una spinta propulsiva verso gli interessi privati di un certo calibro o di certe categorie. Anche in questo caso chiedersi il perché, documentarsi e darsi risposte serve a contestare con cognizione di causa e dati alla mano. 

Riepilogando, ora abbiamo molte nozioni di medicina. Sappiamo che siamo vivi non solo se respiriamo ma anche quando aspiriamo a realizzare qualcosa di più grande come dare il nostro contributo all’umanità. I nostri nonni davanti ad un bicchiere di vino potevano anche fare una chiacchierata senza senso, ma per il resto della giornata tenevano i piedi per terra e ragionavano di fatti. Poi è venuto il tempo in cui, ai nostri genitori, hanno impedito di ragionare (Ignazio Silone in Fontamara ce ne da un esempio), e certi fatti, tra cui la guerra, come avvenne  ai loro padri, li hanno vissuti sulla loro pelle. Adesso è toccato a noi inscenare questa finta guerra di tutti contro tutti che ci rende stabili esattamente come banderuole al vento. Ma in medio stat virtus. Meglio sapere quali sono i sintomi dell’infarto, essere consapevoli dell’importanza di essere liberi, come ne erano i nostri genitori e contemporaneamente ragionare sui fatti, tranne davanti al vino, come facevano i nostri nonni.

Ma prima, ai perché che dobbiamo chiederci, rispondere studiando.

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