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Il coronavirus causerà il saccheggio dei fondi per il Terzo settore?, di Corrado Fontana

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 05/06/2020 17:45
Con la scusa della crisi economica, c'è chi propone di dirottare i soldi delle fondazioni bancarie verso il settore profit. Imprese sociali e volontariato insorgono…

Quaranta miliardi di euro di patrimonio che, nel solo 2018, hanno prodotto più di un un miliardo di euro di erogazioni distribuite in oltre 20mila interventi diversi. Sono i numeri che ruotano attorno al tesoro in capo alle fondazioni bancarie italiane. Cifre preziosissime in epoca di vacche magre, soprattutto perché vengono destinate a progetti di carattere sociale, culturale e ambientale. Ma – punto da non sottovalutare – quelle somme escludono tra i potenziali beneficiari i privati for profit.

La crisi economica innescata dalla pandemia da coronavirus sta però cambiando le carte in tavola. Con conseguenze potenzialmente pesantissime per il mondo del Terzo settore e del volontariato. Il casus belli lo ha scatenato un articolo pubblicato su la Voce.info. A firmarlo, due autori di peso come Tito Boeri, ex presidente dell’Inps, e Luigi Guiso, professore di economia all’Einaudi Institute for Economics and Finance. Una proposta dirompente la loro, che non poteva non scatenare immediate fibrillazioni e polemiche.

Affondo sui soldi delle fondazioni alle imprese profit

I due economisti sostengono che le fondazioni potrebbero utilmente «destinare parte dei futuri proventi al rimborso dei prestiti contratti direttamente o al pagamento di rate di prestiti bancari a imprese coperti dalla propria garanzia e non andati a buon fine». Un pensiero  esplicitato ancor meglio: per «preservare il tessuto economico e sociale» e scongiurare il rischio di «trovarci presto di fronte a veri e propri cimiteri industriali», la proposta è di dirottare ogni risorsa disponibile, incluse le erogazioni delle fondazioni, in primis al rilancio del settore profit.

L’ipotesi, nel bene e nel male, non poteva passare inosservata. Diversi analisti l’hanno sostenuta. Di certo, non è affatto piaciuta dalle parti del Terzo settore, dell’associazionismo e del non profit. Mondi che svolgono funzioni sussidiarie fondamentali per lo Stato in ambito lavorativo, sanitario e sociale ma che non sempre la politica si ricorda di riconoscere (si veda l’appello lanciato dopo essere stati ignorati durante l’emergenza Covid-19).

Il comparto è spesso in sofferenza finanziaria. Per vivere conta, oltre che sulle commesse pubbliche, proprio sui soldi delle fondazioni di origine bancaria. Queste ultime – da che è divenuto operativo il Codice del Terzo settore – sono finanziatrici per legge dei Centri di servizio per il volontariato, con l’istituzione dell’Organismo Nazionale di Controllo (ONC) e l’attivazione del Fondo unico nazionale per il loro finanziamento.

Le reazioni: senza tessuto sociale nessuna economia solida

Le reazioni alla proposta Guiso-Boeri non si sono quindi fatte attendere. Complici i dati sulle donazioni che nel primo trimestre 2020 sono arrivati come una doccia fredda sul Terzo settore: nei primi tre mesi dell’anno infatti l’81% delle realtà beneficiarie ha subito un decremento importante del fundraising e 4 su 10 hanno denunciato un calo superiore al 50%. «Quella proposta è affrettata perché basata su impressioni da gazzettieri piuttosto che su dati di fatto» hanno tuonato Carlo Borzaga e Felice Scalvini, presidenti rispettivamente di Euricse ed Assifero (Associazione Italiana delle Fondazioni ed Enti della filantropia Istituzionale).

«Senza investire nelle comunità , senza puntare al rafforzamento – o alla non dispersione – del capitale sociale, le prospettive di sviluppo sarebbero fortemente compromesse» aggiunge inoltre Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione con il Sud.

Anche Marco Pietripaoli, direttore del Centro Servizi per il Volontariato (CSV) di Milano, che opera in un territorio in cui, nel 2015, Istat contava oltre un milione di volontari e 44mila associazioni non profit, non si tira indietro: «Il problema sollevato dall’articolo di Guiso e Boeri  forse era una boutade perché – osserva – se il governo fa bene il proprio mestiere e le banche fanno ciò per cui esistono (ovvero prestare denaro), non c’è bisogno che le fondazioni bancarie si mettano anche loro a erogare prestiti al mondo profit. Le fondazioni bancarie è bene che rimangano a investire nel modo migliore possibile e sostenibile il proprio patrimonio. Non devono sostenere progetti a breve scadenza bensì per aiutare gli enti di Terzo settore ad evolvere organizzativamente i loro processi».

Milano, incalzata dal coronavirus, ripensa l’intervento sociale

Quel tentativo di evoluzione potrebbe essere stato accelerato dalla pandemia, con qualche forma di sperimentazione e riflessione innovativa. Segnali interessanti arrivano in particolare da Milano e non è un caso. Proprio nel capoluogo lombardo si è registrata una crescita esponenziale dei bisogni dei più fragili che ha messo a dura prova le strutture e il coordinamento tra ente pubblico e associazionismo. Centinaia di volontari si sono resi disponibili in poco tempo, generando l’impossibilità di assorbirli tutti. Una piattaforma come Milano Aiuta è stata attivata in fretta e, dopo aver ha richiesto grande capacità di collaborazione, dovrà accompagnare la città per tutta la Fase 2, sfruttando anche l’apporto del privato socialmente responsabile. Anche nel futuro.

Ed è proprio in quest’ottica che è nato un progetto che Pietripaoli definisce «paradigmatico sul fronte dell’integrazione fra primo settore (il pubblico), secondo (l’impresa profit) e Terzo settore». L’operazione è denominata Italiakiama ed – aspetto interessante – è scaturita non dopo una chiamata delle associazioni ma su input dell’agenzia di comunicazione che segue Kia Motors Italia. Un’idea di marketing, certo, ma con un impatto sociale positivo, reale e necessario, ottenuto impiegando 16 auto e 30 volontari .

Italiakiama ha infatti alimentato un servizio di consegna gratuita a domicilio per gli over 65 grazie al coinvolgimento di CSV (con Progetto Arca, AiutArci e UILDM), Comune di Milano e la piattaforma Web di vendita e consegna di beni Supermercato24. Tutti seduti allo stesso tavolo per organizzare forze e interventi, e recapitare in 15 giorni 300mila mascherine a circa 60 mila famiglie nelle case popolari, e centinaia di pacchi spesa, tra Milano, Opera (poi si sono aggiunte San Giuliano e Cinisello Balsamo).

Nuove sinergie per il Terzo settore… pensando alla Fase 3

«La compagnia privata non è intervenuta facendo semplicemente una donazione» spiega Pietripaoli. «Ha messo a disposizione il proprio progetto di impresa. Kia Motors ha infatti fornito le macchine, oltre a un rimborso per la benzina. Supermercato24 ha poi messo in campo la propria piattaforma online attraverso una pagina dedicata e il proprio centralino. Ognuno ha offerto il proprio prodotto e la propria mission di mercato nell’ottica della responsabilità sociale di impresa in una situazione emergenziale». E il modello potrebbe essere adattato e replicato anche per i “tempi di pace”. Siamo andati a chiedere a Fondazione di comunità Milano, emanazione di Fondazione Cariplo, un contributo per immaginarci una Fase 2 e una Fase 3». A dimostrazione di quanto queste istituzioni siano un prezioso riferimento finanziario per sviluppare impatto sociale positivo.

https://valori.it/coronavirus-fondi-terzo-settore/

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