Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Il contrappasso di don Milani, lettera a una professoressa alla maturità, di Elisa Chiari

Il contrappasso di don Milani, lettera a una professoressa alla maturità, di Elisa Chiari

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 24/06/2019 09:28
Il testo dei bocciati all'esame d'ammissione alle magistrali di mezzo secolo fa oggi saggia la preparazione dei liceali di Scienze umane. E una ragione c'è…

Un brano della Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani proposto come seconda prova all’esame di Maturità nel Liceo delle scienze umane. Prendendola alla larga, si potrebbe leggere la faccenda in chiave dantesca, come un contrappasso, oppure in chiave evangelica: la pietra di scarto che diventa pietra d’angolo. 

Il libro polemico scritto con Milani dai suoi ragazzi, innescato dalla bocciatura di due di loro all’esame d’ammissione per le scuole magistrali nel 1967, 52 anni dopo, diventa spunto per saggiare la maturità di coloro che escono dalla scuola che di quell’istituto magistrale è l’evoluzione, dove si presume si formino persone che non escludono in futuro, completando all’università la loro formazione, di diventare maestri, insegnanti, educatori.

Forse don Milani se la ride da Lassù, vedendo che la sua profezia s’è avverata un’altra volta: «Mi capiranno tra cinquant’anni», diceva. A mezzo secolo dalla sua morte c’è arrivata la Chiesa, con il primo papa, Francesco, salito a Barbiana a sanare la ferita di quel sacerdozio incompreso dalla gerarchia del tempo. Cinquantadue anni dopo ci arriva il Ministero dell’Istruzione, che ai tempi di don Milani lasciava per strada scartati che, dopo, la scuola di Barbiana finiva per raccogliere.

Non è una brutta idea che si chieda a chi studia scienze umane di riflettere dell’attualità di un brano che mette in luce l’impatto del condizionamento sociale sul successo e l’insuccesso scolastico. È un problema che esiste ancora, anche se non esiste più una scuola in cui si faccia quattro o cinque volte la prima elementare per poi tornare ai campi, perché esiste una scuola che disperde ancora molto nelle periferie del presente, curando sani e perdendo malati

E anche un po’ perché esiste un’altra scuola che – condizionata da troppi automatismi, invece, porta talvolta anche alla Maturità, con la certezza quasi matematica di uscirne promossi, ragazzi che forse illude di un ascensore sociale che non sa più muovere, assediata com’è, molto più di allora, da sirene che, in misura molto semplificata, cantavano già allora.

Adele Corradi, la professoressa che, turbata all’epoca dalla lettura della Lettera, spese anni aiutando Lorenzo Milani a Barbiana, non molto tempo fa, durante una nostra chiacchierata, osservava una cosa interessante e poco rilevata. Un aspetto che torna nelle righe proposte oggi alla Maturità e che è ancora, anzi molto di più, un tema centrale: «Don Milani, nel contesto degli anni Cinquanta, intuì prima degli altri un problema cruciale: mentre la Chiesa dell’epoca concentrava sul comunismo tutta la sua preoccupazione per il materialismo, Milani intuì che quel pericolo veniva anche dal benessere non sostenuto dalla cultura: se tu dai a un ragazzo benessere senza strumenti critici, lo metti in mano alla pubblicità, ne fai un consumatore succube

Di questo Milani aveva una visione chiarissima. Negli ultimi tempi diceva: "Ci faranno mangiare a tutti lo stesso gelato". Ricordo che provocava le mie scolare della scuola media: "Stanno decidendo a New york se l’anno prossimo ballerete la mazurka o un altro". Loro ribattevano: "Balleremo quello che ci piace". E lui: "Ballerete quello che vi faranno ballare"».

La sfida più grande dei futuri insegnanti nativi digitali sarà imparare e insegnare il senso critico che serve a tenere in tasca uno smartphone senza lasciarsene dominare. C’era già questo, anche se non si vede al volo, in quel testo di mezzo secolo fa, tanto vale cominciare a ragionarci da lì.

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-contrappasso-di-don-milani-lettera-a-una-professoressa-alla-maturita.aspx

Azioni sul documento
  • Stampa
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine-119.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 119
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Dialogo Interreligioso

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  è in spedizione.

listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria è in preparazione.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 31 ottobre 2020.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.