Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Il ceto medio che ci meritiamo, di Alessandro Gilioli

Il ceto medio che ci meritiamo, di Alessandro Gilioli

creato da D. — ultima modifica 24/09/2015 13:28
Però è il ceto medio che fa la condizione di un Paese: la sua prosperità o il suo disastro, il suo ottimismo o la sua disperazione, la sua civiltà o il suo fascismo. Noi abbiamo il ceto medio carico di paure e di rabbia di cui ci parla il Censis: in difficoltà quando deve affrontare spese impreviste, terrorizzato dalle bollette e dalle lettere di Equitalia, in cerca perenne di promozioni nei supermercati, che ha tagliato i cinema e i ristoranti...
Il ceto medio che ci meritiamo, di Alessandro Gilioli

fonte: www.focus.it - Pawel Kuczynski

Ho passato un paio di settimane in un Paese – il Brasile – dove sta nascendo una cosa che da noi è moribonda: il ceto medio.

Milioni di persone uscite – o uscenti – da secoli di miseria, che scoprono pezzi di benessere e pensano che le cose siano destinate ad andare sempre meglio. Milioni di persone ottimiste.

Roba impensabile, da noi.

Infatti sono tornato a casa e ho visto l’altro mondo del ceto medio: quello italiano, in piazza coi forconi dopo cinque anni di recessione feroce.

Gente brutta, a vedersi e sentirsi: e del resto il ceto medio, lo cantava già Claudio Lolli, sta tendenzialmente sulle palle: per la sua egoista grettezza, per la sua avversione verso chiunque sta appena un po’ sotto nella scala sociale, per la mediocrità delle sue aspirazioni.

Però è il ceto medio che fa la condizione di un Paese: la sua prosperità o il suo disastro, il suo ottimismo o la sua disperazione, la sua civiltà o il suo fascismo.

Noi abbiamo il ceto medio carico di paure e di rabbia di cui ci parla il Censis: in difficoltà quando deve affrontare spese impreviste, terrorizzato dalle bollette e dalle lettere di Equitalia, in cerca perenne di promozioni nei supermercati, che ha tagliato i cinema e i ristoranti.

In sostanza, abbiamo un ceto medio proletarizzato, ma senza le idealità e le strutture culturali-sociali di quello che una volta era il proletariato (il sindacato, il partito etc): quindi con la forma frastagliata, confusa e rabbiosa di chi odia tutti senza saper sperare in niente. Senza coscienza di classe, senza un disegno di futuro, capace solo di urlare e maledire: in piazza o sul Web, nelle mail ai giornali o nelle telefonate alle radio.

Gente che sta male, verrebbe da dire: in tutti i sensi. Ma il disprezzo non serve a niente se non a distinguerci, a farci sentire migliori.

Sono la società e la politica che hanno prodotto questo (ex) ceto medio a stare male. E a far stare male tutti, prima o poi.

Forse questo è il primo compitino da affrontare per i tanti ‘nuovi’ che iniziano a sedersi nella stanza dei bottoni.

Prima che arrivi, se non un Pinochet, una Marine Le Pen o un’Alba Dorata.

fonte: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/12/10/il-ceto-medio-che-ci-meritiamo/, 10.12.2013

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine-119.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 119
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Dialogo Interreligioso

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  è in spedizione.

listing Il n. 121 è su RESISTERE RESISTERE RESISTERE: come abbiamo vissuto il periodo di crisi sanitaria è in preparazione.

 listing Il n. 122 è su... Tutti pazzi per i Social? Come i social stanno trasformando nostro modo di pensare, giudicare, informarci e razionarci? Riusciamo ad essere ironici su questa influenza diffusa? Testi da inviare entro 31 ottobre 2020.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.