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Il canto delle sirene, di Rosa Pinto

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 29/09/2020 10:36
Le sirene mass mediali vogliono indurre la morte del pensiero, ma non avrebbero mai ipotizzato di potersi imbattere con il pensiero divergente di Ulisse...

«Vieni, celebre Odisseo, grande gloria degli Achei, e ferma la nave, perché di noi due possa udire la voce. Nessuno è mai passato di qui con la nera nave senza ascoltare con la nostra bocca il suono di miele, ma egli va dopo averne goduto e sapendo più cose»…

Il mito ha in se molte suggestioni caleidoscopiche. 

I pittori vascolari raffigurano le sirene con un volto sia maschile che femminile, con un corpo come quello di un uccello e con le parti inferiori a forma di uovo con le braccia e le mammelle e con i piedi con artigli. Per di più i racconti della tradizione parlano del loro suono (prodotto con cetra ed aulo) ammaliatore, che cerca di soggiogare e dirigere la volontà dei naviganti mediante arti magiche di tipo bivalente sia mortifero, disastroso per l'uomo, che consolatorio. 

Platone nella Repubblica descrive così le Sirene,che suonano una musica il cui incantesimo ha il potere di portare l'oblio dei ricordi mortali alle anime, avvicinandole al Cielo. Gli echi della musica delle Sirene, sulla Terra, porta ai mortali i ricordi delle vite passate”. 

Il mito, pertanto, reca in se varie valenze: ambiguità, bivalenza, malia, manipolazione, potere subdolo difficilmente contenibile, perché condizionante le menti umane. 

Ricorrere al mito, che tocca l'inconscio collettivo, ci fa penetrare la pervasività dell'attuale condizionamento mass mediale, che seduce i modi di pensare sociali fino a tramutarne i comportamenti. 

È sotto i nostri occhi l’inquinamento mediatico non sempre riconosciuto da molti, in quanto il contagio agisce profondamente nell'inconscio attraverso l'utilizzo subdolo di tecniche ammaliatrici , agite da una regia nascosta. 

È chiaro che la televisione, la radio, i giornali, i libri, le sale conferenze, i bar: sono tutti ambienti mediatici, che instradano i fruitori verso condotte direzionate. 

Si può fare riferimento alla così detta' Ambiguità pragmatica” che allude ad alcuni annunci equivoci, collegati alla struttura preponderante di un messaggio, il cui l'intento comunicativo viene compreso dal ricevente secondo una funzione prevalentemente difforme. 

Come i mass-media influenzano la nostra percezione sociale? 

I mezzi di comunicazione di massa espletano un compito di potere: influenzare, forgiare e plasmare una specifica realtà sociale. Gli uditori, sommersi da questa potenza subdola, si lasciano attraversare a livello percettivo dalle notizie mediali, modificando il proprio mondo reale (Bandura, 2001)gli studiosi definiscono tale operazione manipolatoria “la Teoria della Coltivazione “(Gerbner, Gross, Morgan, Signorielli, & Shanahan, 2002), per cui alcuni accadimenti sociali tendono ad essere sovrastimati al punto da generare un travisamento della realtà. La reiterata sovraesposizione a tali distorsioni informative produce a cascata una deforme percezione della realtà. 

Difatti, la percezione è parte integrante della realtà, che, modificata dal dato, stimola i soggetti ad aderire passivamente ed a modellare la realtà in maniera distorsiva. 

Il corpo umano infatti si modula, interagendo con la realtà. Il cervello, preposto alla elaborazione, alla memorizzazione ed alla comunicazione, si trasforma e si modifica grazie ad i suoi organi di senso, che sono fortemente sollecitati dai media. Quindi il condizionamento dei sistemi mass mediali è pervasivo anche a livello biologico. 

Le ricerche in psicologia sociale hanno in prevalenza approfondito come le falsificazioni comunicative plasmino la condotta di inter- gruppo, ma non hanno sviscerato le modalità con cui i media innescano tali processi distorsivi e distolgono la attenzione dalla verità dei fruitori. 

Mi cimento , però, in ipotesi interpretative utilizzando l'ottica psicoanalitica. Bisogna porre l'attenzione sull'eccesso di passività e della riduzione di quote di criticità degli ascoltatori nel subire la diffusione di notizie. Spesso tutto ciò è indotto da tante informazioni contraddittorie, che creano confusione e che bombardano la mente umana al punto da far regredire l'utente verso una inedia del pensiero. 

In questa regressione nasce il bisogno di sicurezza e la necessità di una figura di riferimento da cui dipendere. Così, se il comunicatore semplifica il pensiero con slogan o frasi ad effetto, ostentando sicurezza suggestiva, il messaggio viene recepito come verità assoluta. Assistiamo infatti alla propaganda politica attuale, che agisce amplificando la paura del provvisorio, dell'ignoto, creando un clima di odio ed indirizzando la rabbia della gente verso l'individuazione del capro espiatorio. 

Come si può fronteggiare tale condizionamento indotto? 

La consapevolezza del processo inconscio innescato dovrebbe stimolare il fruitore verso un percorso di relativizzazione dell'informazione offerta. In più non dovrebbe dimenticare il proprio protagonismo, riconoscendo il proprio punto di vista, anche se minoritario. Quindi è importante cercare la verità sommersa e nascosta nelle dichiarazioni ufficiali anche perché il codice etico dei giornalisti sembra dissolto in un intruppamento ideologico, voluto e non dichiarato dai responsabili delle testate dei giornali, della televisione e dei mass media. 

Pensiamo al Covid ed alle attuali posizioni epidemiologiche, che stanno enfatizzando il numero dei contagi, nascondendo il dato oggettivo, che vi sono le cure efficaci per fronteggiare il virus (il plasma e l'antimalarico). La focalità degli annunci viene deviata verso il “ vaccino onnipotente” il toccasana, risolutore della pandemia. Nei fatti, però la regia delle lobby farmaceutiche, che sponsorizza l'orientamento informativo a fini speculativi, agisce subdolamente a livello profondo. 

Così, le lobby economiche, politiche e mass- mediali indirizzano le persone verso il pensiero unico ed omogeneo. L'obiettivo è il totalitarismo politico, economico e culturale, che vuole passivizzare le coscienze critiche per renderle massa di manovra. 

Tornando al mito omologante delle sirene, esse con la musica miravano a creare l'oblio, bloccando la intraprendenza esplorativa dei marinai, che cercando nuovi orizzonti, potevano scoprire inediti spazi vitali, nuove civiltà e culture. Le sirene mass mediali vogliono indurre la morte del pensiero, ma non avrebbero mai ipotizzato di potersi imbattere con il pensiero divergente di Ulisse o di Orfeo, il quale con la lira riuscì a distogliere i suoi marinai dal loro canto ipnotico. 

C'è ancora speranza per il viaggio se si lascia spazio alla creatività del pensiero divergente!! 

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