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I tempi della repubblica, di Philippe Ridet

creato da Denj — ultima modifica 14/09/2015 19:01
Insomma, le istituzioni prendono tempo, come se il rispetto dei riti della democrazia parlamentare fosse più importante dell’uscita dalla crisi istituzionale. Ma in Italia che importanza ha qualche settimana in più o in meno?

Sono ormai quasi tre settimane che gli italiani hanno votato. Dal 20 marzo il presidente della repubblica sta incontrando i rappresentanti dei partiti politici a cominciare dai più piccoli. I più importanti (Pdl, M5s e Pd), a cui è andato il 90 per cento dei voti, sono stati ricevuti al Quirinale il 21 marzo. Insomma, le istituzioni prendono tempo, come se il rispetto dei riti della democrazia parlamentare fosse più importante dell’uscita dalla crisi istituzionale. Ma in Italia che importanza ha qualche settimana in più o in meno?

Alcune date

Dal giugno del 2009 la commissione affari costituzionali del senato tiene chiuso in un cassetto un progetto di referendum di iniziativa popolare chiesto da 350mila italiani e promosso da Beppe Grillo per chiedere che nelle liste elettorali non ci siano né candidati condannati – o sul punto di esserlo – né candidati che avevano già esercitato due mandati. Molto probabilmente se questo referendum fosse stato preso sul serio ed esaminato, Grillo non avrebbe creato il Movimento 5 stelle.

Dal dicembre del 2005 è in vigore la legge elettorale che ha portato al disastro delle ultime elezioni. Definita una “porcata” dal suo stesso autore, Roberto Calderoli (Lega Nord), non ha mai potuto essere riformata anche se tra il novembre del 2011 (con l’arrivo al governo di Mario Monti) e il dicembre del 2012 (data delle sue dimissioni) i parlamentari non hanno avuto molto da fare.

Dal 1993 gli italiani hanno abolito con un referendum il finanziamento pubblico ai partiti, che da allora ha assunto la forma di un rimborso forfettario, in parte ridimensionato dal governo Monti. Oggi i costi della politica sono diventati l’unico argomento di dibattito.

Dal 1957 il primo paragrafo dell’articolo 10 della legge n. 361 prevede che non siano eleggibili “i parlamentari o i rappresentanti legali di società e di imprese private che hanno dei contratti privati con lo stato o che beneficiano di concessioni o di autorizzazioni amministrative”. L’applicazione di questo articolo avrebbe dovuto impedire a Silvio Berlusconi – proprietario di un gruppo editoriale, di una banca, di tre reti tv – di entrare in parlamento. Una manifestazione avrà luogo il 23 marzo a Roma per chiedere l’applicazione di questa legge, 55 anni dopo la sua promulgazione.

Dal 1948 la costituzione italiana attribuisce alle due camere le stesse competenze in materia di adozione delle leggi e di controllo del governo, ma tutti i tentativi di far evolvere questo caso piuttosto raro di bicameralismo perfetto, che porta in sé i germi dell’ingovernabilità, sono falliti.

Allora, cosa sono 24 ore in più o in meno per uscire dalla crisi?

Traduzione di Andrea De Ritis.

 

fonte: www.internazionale.it, 21.03.2013

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