Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / I rischi della «società comoda», di Luca Pesenti

I rischi della «società comoda», di Luca Pesenti

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 28/04/2021 09:46
Con uno slogan potremmo ricordare che bisogna scomodarsi per prendersi cura di sé, dell’altro e del mondo. In un tempo di ricostruzione, la “società comoda” ci imporrà ogni giorno una scelta…

L’anno dalla pandemia ha segnato il trionfo del delivery in tutte le sue forme. Durante i mesi del lockdown più duro è stata un’àncora di salvezza fondamentale. Ma l’inedita «esperienza domiciliare» di questi mesi è andata molto oltre: a casa nostra non sono arrivati soltanto inconsueti quantitativi di pacchi o di cibo pronto, ma anche (per la prima volta nel corso della modernità) il lavoro e la scuolaRemote working e Didattica a distanza sono diventati esperienza quotidiana per moltissimi, talvolta per quasi tutti.

La trasformazione in esperienza di massa della triade delivery + remote working + DAD, con l’aggiunta della chiusura di ogni forma di intrattenimento extra domestico e la rarefazione coatta delle relazioni sociali, ci sta rendendo sempre più avvezzi alla sedentarietà. A cui, forse, siamo ormai fin troppo abituati. Dovremo dunque fare i conti con la stabilizzazione di una inedita «società comoda»: un modello di cui vedevamo le tracce già prima, ma che con la pandemia si è imposta come possibile forma di organizzazione sociale. Un modello certamente ricco di vantaggi, ma anche di non pochi rischi.

Molto comodo, ma con un «lato oscuro»

Tutte le trasformazioni determinate da questa triade ci hanno spinto a ridisegnare la vita direttamente a casa nostra. Con l’unica fatica di un click.

Abbiamo scoperto certamente molte cose interessanti e utili: non è più necessario uscire di casa per fare certi acquisti; è possibile ripensare l’organizzazione del lavoro superando il quotidiano obbligo della vita in ufficio (con i suoi costi in termini di denaro, di tempo, di stress), aiutando la conciliazione dei ritmi della vita con quelli professionali; abbiamo molti strumenti per evitarci inutili viaggi, attese, scocciaturel’istruzione a tutti i livelli può essere «digitalmente aumentata», innovando un modello di istruzione per molti versi superato.

Se questa esperienza potrebbe apparire luminosa, viverla in prima persona ce ne ha fatto tuttavia scoprire un «lato oscuro» che occorre mettere a fuoco in fretta. Perché l’impatto più generale e pervasivo della pandemia si è abbattuto sulle relazioni. Ed è proprio da qui, come consigliano Donati e Maspero nel recentissimo Dopo la pandemia. Rigenerare la società con le relazioni, che occorre mettersi al lavoro per iniziare la ricostruzione. Sapendo però (ce lo insegna la Storia) che ricostruire mal si concilia con la comodità.

Ciò vale anche nelle relazioni, poiché l’Altro è sempre scomodo.

Tirare le somme di un’esperienza contradittoria

Dovremo capire innanzitutto se sono davvero plausibili (e, soprattutto, utili all’inestinguibile bisogno di felicità dell’uomo) le narrazioni incantate sul futuro del «lavoro agile» e addirittura sulla «fine dell’ufficio»: se il lavoro non è solo produzione, ma innanzitutto relazione sociale, la sua eccessiva remotizzazione (o addirittura la sua domiciliarizzazione) toglie un pezzo rilevante del suo significato. E appare simbolicamente rilevante che i primi a capirlo siano stati giganti del digitale, come Google Cisco, orientati a un rapido rientro in ufficio (seppur nella prospettiva di un hybrid workplace). Lavorare in un team senza incontrare quasi mai i colleghi rischia di non generare una squadra, di rendere difficile la costruzione di un senso di appartenenza e di comune identità.

Nella scuola e nell’università dovremo poi capire tutti, docenti e studenti, come maneggiare la «didattica aumentata digitalmente». Ne abbiamo compreso le potenzialità, ne abbiamo benedetto l’esistenza che ha evitato lo stallo. Ma ne abbiamo visto i limiti insuperabili, perché la presenza in un rapporto educativo non è mai sostituibile. Soprattutto, quando dovremo decidere quale mix tra presenza e distanza inventarci, dovremo fare i conti proprio con la comodità che tanto nei docenti quanto negli studenti si propone come seduzione non priva di minacce.

Dovremo capire se la didattica remotizzata (in forma blended o addirittura registrata) possa essere un’opportunità per garantire il diritto allo studio (per chi lavora, per chi vive in aree lontane dai poli universitari di eccellenza, o semplicemente per chi non ha voglia di scomodarsi) oppure una pericolosa illusione che complica la relazione educativa trasformandola in un trasferimento funzionalistico di contenuti specialistici.

Così come illusoria (per i giovani innanzitutto) ci appare già oggi la narrazione del south working, l’idea cioè di lavorare per un’azienda del Nord continuando a vivere nella zona in cui si è nati. Nello studio come nel lavoro (e innanzitutto nella ricerca del lavoro, così come nella progressione di carriera) le relazioni dirette, i dialoghi tra pari a lezione o tra colleghi in ufficio, le chiacchiere nei chiostri o alla macchinetta del caffè, sono elementi insostituibili. Già negli anni Settanta il sociologo Mark Granovetter parlava di “forza dei legami deboli” come di un elemento indispensabile per sviluppare pienamente i propri talenti, per trovare lavoro, per costruire una carriera.

I riti che rendono resistente la vita

C’è un ultimo aspetto, che mette in guardia dai rischi della “società comoda”. Nel suo recente La scomparsa dei riti il filosofo sudcoreano (ma tedesco di adozione) Byung-Chul Han ci avverte del fatto che la scomparsa delle dimensioni rituali dell’esistenza rappresenta una perdita non sostituibile per la vita umana. La loro ripetitività rappresenta infatti un elemento centrale nella stabilizzazione dell’esperienza, rendendo così la vita resistente e capace di un rapporto armonico tra ciascuno e il complesso delle altre persone e delle «cose» con cui siamo soliti rapportarci.

Se scompaiono i riti (anche quelli della vita quotidiana come l’andare a scuola, in università, al lavoro, con i loro tempi, i loro luoghi, le scomodità che richiedono) si impone la logica del consumo applicata a tutte le dimensioni dell’umano, si perdono per strada la durata e lo scopo a favore di un unico obiettivo: performare meglio per produrre di più. Il digitale può essere un (imperfetto) succedaneo in termini produttivi, ma la corporeità resta insostituibile per umanizzare la realtà.

La «società comoda» e on-life (secondo la visionaria definizione di Luciano Floridi) può dunque rappresentare un guadagno ma nasconde un inganno. Ci potrà restituire più tempo di vita, forse. Ma ci potrà anche togliere relazioni e spazi di libertà, riducendo l’umano alla logica produttivista. Proprio per questo, sarà bene avere a mente (ce lo ricordano Magatti e Giaccardi nel loro Nella fine è l’inizio) che «l’obiettivo sensato per la prossima fase della crescita non è più l’aumento quantitativo della produzione» bensì «scommettere sulla qualità delle persone e dei legami sociali».

Con uno slogan potremmo ricordare che bisogna scomodarsi per prendersi cura di sé, dell’altro e del mondo. In un tempo di ricostruzione, la “società comoda” ci imporrà insomma ogni giorno una scelta figlia di un negoziato che andrà fatto innanzitutto con noi stessi: appartarci (seppur in collegamento) o connetterci (ovvero, intrecciarci con le vite degli altri).

http://www.settimananews.it/societa/i-rischi-della-societa-comoda/

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Prossimi eventi
Il voto politico tra astensione e progetti 03/09/2022 16:00 - 20:00 — Sala Bice Leddomade, via Sanges 11/A, Cassano delle Murge (BA)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.