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I nuovi poveri sono le casalinghe, di Pino Stoppon

creato da webmaster ultima modifica 21/07/2016 16:48
Nonostante la situazione drammatica, comincia a esserci voglia di ripartire. Affiora, in molte persone la volontà di rimettersi in gioco, di migliorare la propria situazione. Non si chiedono solo aiuti economici ma anche riqualificazione professionale, formazione, recupero scolastico.


I nuovi poveri che avanzano? Casalinghe e pensionati.

La crisi sta facendo aumentare a dismisura in Italia il numero di persone in condizioni di bisogno. L’impoverimento si estende ad ampi settori della popolazione, colpendo sempre più le persone anziane, e i centri della Caritas si riempiono di casalinghe e pensionati in cerca di cibo, aiuti economici, assistenza, soldi per pagare le bollette.

Il quadro emerge dal Rapporto sulla povertà 2012 di Caritas Italiana, che accusa il sistema di welfare di «evidente incapacità» a farsi carico delle nuove forme di povertà e quindi a dare risposte alle emergenze sociali derivanti dalla crisi. Dal rapporto – reso noto in occasione della Giornata
mondiale contro la povertà - emerge che negli ultimi tre anni, dunque dall’esplosione della crisi economica, c’è stata un’impennata degli italiani che si sono rivolti ai Centri Caritas e che ormai sono il 33,3% degli utenti complessivi.
Aumentano in misura esponenziale casalinghe (+177,8%), anziani (+51,3%) e pensionati (+65,6%).
In totale, si conferma - come negli anni scorsi - la presenza di una quota maggioritaria di stranieri rispetto agli italiani (70,7% contro 28,9% nel 2011), ma questi ultimi sono sempre più aumentati negli ultimi tre anni. La maggiore incidenza degli immigrati raggiunge valori massimi nel Centro e Nord Italia, mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare più bassa nel Mezzogiorno.

Povertà economica, lavoro e casa i principali bisogni per i quali si è chiesto aiuto alla Caritas. Sono aumentati, ci dice il rapporto, gli interventi per fornire beni materiali per la sopravvivenza: nei primi
sei mesi del 2012, un balzo di +44,5% rispetto al 2011. La richiesta di aiuti economici ‚ molto più diffusa tra gli italiani (20,4%) rispetto a quanto accade fra gli stranieri (7,4%), che invece chiedono più lavoro e soprattutto più orientamento. La richiesta di sussidi economici è più alta fra gli italiani a causa dell’età media più anziana rispetto agli immigrati e alla conseguente maggiore diffusione di disabilità o altre patologie. È cambiata, anche, la tipologia di chi si rivolge ai centri Caritas, che non
è più rappresentata necessariamente da un emarginato o un barbone. Da due-tre anni ormai diminuiscono in modo vistoso coloro che si dichiarano a reddito zero e vivono sulla strada. A chiedere aiuto sono più le donne (53,4%), i coniugati (49,9%), le persone con un domicilio (83,2%).
Calano i disoccupati (-16,2%), gli analfabeti (-58,2%) e le persone senza dimora o con gravi problemi abitativi (-10,7% nei primi sei mesi del 2012 rispetto al 2011), a conferma di una progressiva normalizzazione sociale dell’utenza Caritas che sempre meno coincide con la grave marginalità sociale.
Nonostante la situazione drammatica, però, per il rapporto in Italia comincia a esserci voglia di ripartire. Affiora, in molte persone che si rivolgono ai centri Caritas, la volontà di rimettersi in gioco, di migliorare la propria situazione. Non si chiedono solo aiuti economici ma anche
riqualificazione professionale, formazione, recupero scolastico. Purtroppo ciò non trova adeguata risposta: da un lato, l’età non aiuta visto che la maggior parte dei disoccupati che si rivolgono alla Caritas è nella fascia adulta. Inoltre, accettare un’offerta di lavoro non determina sempre la risoluzione dai problemi, in quanto dietro un gran numero di offerte si celano situazioni di sfruttamento, sotto-retribuzione, condizioni di lavoro al limite del degrado. Il quadro a tinte fosche del rapporto ha provocato le reazioni di associazioni ed esponenti politici. Per lo Spi-Cgil «il governo non ha affrontato le vere emergenze». A puntare il dito contro i passati governi è anche il ministro dell’Integrazione Andrea Riccardi, unico esponente dell’esecutivo a commentare: «non si doveva arrivare alla situazione che ha preso in mano questo governo, una situazione difficile in cui siamo costretti a muoverci in spazi limitati. Quando si eredita un’industria indebitata non si possono fare miracoli e purtroppo questo lo pagano i più deboli».

Fonte: “l'Unità” del 18 ottobre 2012

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