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I migranti, l'Africa, le nostre responsabilità: presentazione del Rapporto Honest Accounts, di Aise

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 15/12/2018 10:43
Da secoli depredato da potenze esterne e da multinazionali che ne controllano o ne destabilizzano territori e governi con guerre, corruzione e repressione interna...

Un Continente dalle immense ricchezze e straordinarie potenzialità, il centro di gravità energetico del pianeta. Da secoli depredato da potenze esterne e da multinazionali che ne controllano o ne destabilizzano territori e governi con guerre, corruzione e repressione interna, rendendo spesso la vita della sua gente insostenibile. Africa: da dove centinaia di migliaia di persone fuggono ogni anno finendo per ingrossare le file dell’emigrazione verso l’Europa.

La semplicistica distinzione tra rifugiati e migranti economici è stata utilizzata dalle autorità e da gran parte dei media per separare i richiedenti asilo buoni, dai meno buoni, ma non certo per fare chiarezza sulle ragioni dei fenomeni migratori e sulle responsabilità dei “nostri” governi. Le “nostre” responsabilità.

Nel distorto e problematico dibattito pubblico italiano sull’”epocale” fenomeno immigratorio, il tentativo di gran parte della politica – e dei media – è stato quello di allontanare dalla comprensione dei cittadini i problemi reali e le cause di esodi con cui ci confrontiamo da decenni.

Il Rapporto Honest Accounts 2017 mette il nostro modello economico con le spalle al muro: la spregiudicatezza di governi e grandi imprese sovranazionali hanno un effetto devastante sui paesi in via di sviluppo, in particolare sull’Africa. Come? Sottraendo le sue risorse, degradandone l’ambiente e rendendo molti suoi territori luoghi in cui è talmente difficile vivere che spesso non rimane altra scelta che emigrare.

Il rapporto, frutto dell’impegno congiunto dell’organizzazione britannica di cittadinanza attiva Global Justice Now, del movimento internazionale per l’annullamento del debito dei paesi più poveri Jubilee Debt Campaign e di un gruppo di Ong europee e africane, evidenzia come il mondo beneficia della ricchezza dell’Africa.

Il dato sorprendente è originato dall’esame dei flussi economici e finanziari di 47 paesi africani. Il risultato è che nel 2015 il continente ha ricevuto 161,6 miliardi di dollari sotto forma di prestiti internazionali, aiuti allo sviluppo e rimesse dei migranti, mentre l’ammontare complessivo delle uscite è stato pari a 202,9 miliardi di dollari.

I Paesi dell’Africa sono, nel complesso, creditori netti nei confronti del resto del mondo per un ammontare di 41,3 miliardi di dollari nel 2015. La ricchezza che continua a lasciare il continente più povero del mondo è maggiore di quella che vi entra, a dispetto di interventi di cooperazione e di investimenti esteri.

Come si è arrivati a tali risultati?

Le risposte verranno date durante la conferenza dell’11 dicembre da chi ha contribuito a produrre il rapporto, l’organizzazione britannica Health Poverty Action. Nel corso della conferenza verrà inoltre analizzato l’indissolubile legame intercorrente tra lo sviluppo economico di alcune grandi potenze e l’estensione della loro influenza in Africa.

L’iniziativa è promossa dalla Onlus Casa Africa in collaborazione con FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione). Con il Patrocinio di Amnesty International – Italia.

Interverranno per Casa Africa Gemma Vecchio, per FIEI Rino Giuliani. Tra le relazioni: “Gli enormi profitti sulle ricchezze dell’Africa: le cifre” di Natalie Sharples, portavoce di Health Poverty Action; “Cambiamenti climatici, equità internazionale e migrazioni” di Antonello Pasini, fisico del clima CNR; “L’Africa e l’Europa. Il benessere degli Stati africani e le politiche neocolonialiste: un conflitto insanabile?” di

Andrea Del Monaco, esperto di Fondi europei e saggista; “L’Africa, la Francia: una storia di indipendenza sulla carta” di Ilaria Bifarini, economista e scrittrice; “Senegal: dov’è finita l’indipendenza?”, di Ali Baba Faye, sociologo ed esperto di immigrazione; “La borsa di Londra e le risorse minerarie africane”, di Natalie Sharples, portavoce Health Poverty Action; “L’Africa e la Cina tra hard e soft power”, di Lifang Dong, legale ed esperta di internazionalizzazione; “Il fenomeno proxy: il caso della RDC”, di Jean Jaques Dikou, giornalista.

E ancora: “L’Italia e l’Africa: La Nigeria e le concessioni petrolifere dell’ENI” di Udo Enwereuzor, Senior policy advisor COSPE; “Inviluppo economico e euro-sfruttamento: gli investimenti delle aziende italiane in Africa” di Giorgio Brocco, Ph.D researcher – Dip. Antropologia Sociale Freie Univesität Berlin; “La presenza africana in Italia/La cooperazione italiana in Africa”, di Franco Pittau, IDOS, progetto Voci in Confine.

https://www.aise.it/anno/i-migranti-lafrica-le-nostre-responsabilit%C3%A0-presentazione-del-rapporto-honest-accounts-a-roma/124044/1

Papa Francesco ricorda che Gesù Bambino fu profugo, anche lui fuggiva da guerre e fame

Ormai quasi ogni giorno Papa Francesco coglie l’occasione per martellare sul tema dei migranti. Stamattina ha affrontato l’argomento ricordando che anche il piccolo Gesù, con la Santa Famiglia, «visse l’angoscia della persecuzione» e dovette rifugiarsi in Egitto: per questo il Natale deve far riflettere sui tanti migranti e profughi - uomini, donne e bambini - in fuga «dalle guerre, dalle miserie causate da ingiustizie sociali e dai cambiamenti climatici». Il Papa non fa distinzione tra migranti economici e rifugiati, ma del resto  è un approccio che in Vaticano sembra superato, come è stato recentemente illustrato anche dal dicastero per lo Sviluppo Integrale, alla vigilia della conferenza di Marrakesh per il Global Compact.

 

Durante l’udienza nella Sala Clementina agli organizzatori e gli artisti del Concerto di Natale in Vaticano, una iniziativa benefica a favore della Fondazione pontificia Scholas Occurrentes e della Fondazione salesiana Missioni Don Bosco Francesco ha affrontato l’argomento partendo dal legame tra la carità e il Natale. Per lasciare tutto - casa, parenti, patria - e affrontare l’ignoto, bisogna avere patito una situazione molto pesante!», ha rimarcato Francesco. Una situazione che gli ha ricordato quella della Sacra Famiglia «quando l’ira violenta di Erode si abbatté  sul territorio di Betlemme e la Santa Famiglia di Nazareth visse l’angoscia della persecuzione e, guidata da Dio, si rifugiò in Egitto. Il piccolo Gesù ci ricorda così che la metà  dei profughi di oggi, nel mondo, sono bambini, incolpevoli vittime delle ingiustizie umane».

 

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_migranti_gesu_rifugiati_lega_global_compact_vaticano_chiesa-4172872.html

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