Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / I governi non li porta la cicogna, Ida Dominijanni

I governi non li porta la cicogna, Ida Dominijanni

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 16/02/2021 09:59
La “soluzione Draghi” era nei precordi e nei retropensieri di tutto l’arco dei poteri politici, economici e istituzionali italiani…

Siamo un popolo infantilizzato da un quarto di secolo di cattiva politica e di pessima televisione, ma non al punto da credere che i governi ce li porti la cicogna. E dunque la favola bella del salvatore della patria chiamato dal Quirinale con una telefonata d’emergenza a commissariare la maionese impazzita di un parlamento capriccioso siamo ancora in grado di respingerla al mittente: ci sono cose che non si improvvisano. La “soluzione Draghi”, lo sappiamo tutti, era nei precordi e nei retropensieri di tutto – tutto – l’arco dei poteri politici, economici e istituzionali italiani: da anni, si aspettava solo che Mario Draghi finisse il suo mandato alla Banca centrale europea per consegnargli il paese chiavi in mano. Ma quel mandato è finito nell’ottobre 2019, quando l’esperimento del secondo governo Conte era cominciato da soli due mesi e non lo si poteva strangolare nella culla; dopodiché è arrivato il nuovo coronavirus a bloccare tutto.

Per di più, sul virus quel governo nato male e cresciuto stentatamente si è guadagnato alcuni meriti sul campo: il negoziato politico ed economico con l’Unione europea sul recovery fund; alcune misure nient’affatto scontate di sostegno al reddito e al lavoro; una gestione sanitaria della pandemia non peggiore, e forse migliore, di quella degli altri governi occidentali (si veda la comparazione tra i paesi europei fatta da Davide Maria De Luca sul quotidiano Domani il 6 febbraio). Poco, indubitabilmente, rispetto alla visione strategica e alla capacità di programmazione che il carattere epocale della crisi pandemica avrebbe richiesto, soprattutto a un Pd del tutto inadeguato al compito. Ma abbastanza per allarmare il fronte dei fautori del “ritorno alla normalità” prepandemica.

Infatti è bastato che la prima fase del contagio si placasse perché crescessero i pruriti su come sottrarre la gestione dei fondi europei alla squadra che li aveva ottenuti, per garantirne una destinazione adeguata agli appetiti e agli equilibri del capitalismo italiano a trazione settentrionale. L’accerchiamento è stato concentrico: prima di Matteo Renzi, la scalata di Bonomi a Confindustria e l’operazione Gedi sulla stampa, trincea degli attacchi quotidiani all‘“assistenzialismo” dei cinquestelle e allo “statalismo di ritorno” del Pd. Renzi ha solo completato l’opera, assistito da ciò che resta della corte di Arcore e da un Giorgetti smanioso di recuperare alla Lega sovranista e xenofoba la rappresentanza originaria del padronato padano.

Nei momenti topici, la classe politica italiana non riesce a governare

Obiettivo politico, interrompere l’esperimento Pd-M5s, spostare l’asse degli equilibri al centro (più un centrodestra che un centrosinistra) liberandolo dalla presenza ingombrante di Giuseppe Conte, spedire i cinquestelle ai margini e riportare la Lega al governo; e non ultimo, ribadire il vincolo transatlantico dell’Italia in tempi di espansionismo cinese. Obiettivo economico-sociale, mettere la ricostruzione postpandemica italiana nelle solide mani della governance europea, chiudendo in anticipo la discussione pubblica, nonché l’eventuale conflitto sociale, sulle modalità della ricostruzione, sul riequilibrio fra stato e mercato, sulla distribuzione delle risorse, sulla contraddizione fra logica del profitto e logica della cura.

Due cose, allora. La prima. Nei momenti topici, la classe politica italiana non riesce a governare e si affida sempre alla stessa filiera “tecnica”, Ciampi-Monti-Draghi. Propriamente parlando non si tratta affatto della morte della politica su cui si sono esercitate le migliori penne a commento della “chiamata” di Draghi dal Quirinale. Si tratta piuttosto di politicissime manovre tese a promuovere e certificare la resa dell’autonomia del politico al primato dell’economico, e a portare l’intera rappresentanza – la famigerata unità nazionale – al servizio consensuale di questo primato, spoliticizzando contemporaneamente le istanze della società. L’operazione però non è mai stata a costo zero, anzi ha sempre avuto dei costi assai salati. Dopo Ciampi venne il lungo regno del populismo berlusconiano. Dopo Monti, l’exploit del doppio populismo dell’M5s e della Lega. Non sappiamo che cosa ci attende dopo Draghi. Però sappiamo, guardando indietro, che la soluzione tecnocratica non è mai un anticorpo del populismo: ne è il lievito, o meglio la controfaccia. E sappiamo altresì che l’alternanza fra tecnocrazia e populismo non fa bene alla democrazia. Strano che lo si debba leggere sul Guardian, mentre la quasi totalità della stampa italiana si esercita nella speculare alternanza fra l’inchino di classe al fascino discreto della borghesia competente e il sarcasmo classista sugli “scappati di casa” del governo precedente.

Seconda cosa. Draghi non è Monti, né per formazione né per situazione: la situazione di oggi, come investire un grosso credito, è diversa da quella del 2011, come abbattere un enorme debito (anche se il credito di oggi è pur sempre debito di domani). E l’Unione europea di oggi è diversa da quella del 2011: la pandemia ha reso insostenibile la miscela etico-economico-politica di ordo e neo liberalismo su cui la Ue è stata edificata, e l’ha già costretta a una correzione di rotta emergenziale che dovrà trovare prossimamente una stabilizzazione e un indirizzo strategico più definito. Si può essere certi che Mario Draghi vi contribuirà, dalla sua nuova postazione, da protagonista. Ma si può solo sperare che la logica dell’ennesima modernizzazione diseguale del capitalismo italiano ed europeo non prevalga sull’urgenza di intervenire sulle disuguaglianze – territoriali, di reddito, di accesso ai diritti fondamentali – che in Italia e in Europa sono ormai arrivate a inficiare quel fondamento egualitario della democrazia che è la cittadinanza.

Soprattutto, è la società italiana a essere diversa da quella che era nel 2011. Allora, uscita dal carnevale berlusconiano, si piegò alla quaresima montiana. Oggi usciamo – ammesso che ne usciamo – da una pandemia che ha reso palesi e insopportabili quelle disuguaglianze e tutte le insufficienze del sistema istituzionale e amministrativo di gestione della sanità, della tutela sociale e delle risorse pubbliche; e se siamo sopravvissuti lo si deve anche all’attivazione di reti spontanee di solidarietà, cura e autogestione, e al lavoro invisibile ed essenziale dei molti, e soprattutto delle molte, che non rientrano mai nei piani di investimento sulla “parte produttiva” del paese.

Abbiamo subìto un cumulo di perdite – affetti, abitudini, convinzioni – che ci lasciano ferite non facilmente rimarginabili. Dicono che Draghi si stia figurando il suo programma di governo come una cura antidepressiva da somministrare a una comunità provata fisicamente, economicamente e psicologicamente dal virus. È una buona idea, ma da maneggiare con molta cautela. La depressione è una condizione delicata, e guai a sbagliare terapia aggredendo magari il sintomo ma non le cause. Le quali stanno nella crudele normalità del sistema che il virus ha hackerato. Non mancherà il conflitto per opporsi al suo ripristino.

https://www.internazionale.it/opinione/ida-dominijanni/2021/02/10/draghi-governi-cicogna

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.