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I cattolici sono a disagio in questa politica di scontro. La DC? Non tornerà più, di Antonio Sanfrancesco

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 16/11/2020 18:06
Il ruolo dei cattolici non è quello di essere schierati destra o sinistra ma di essere sotto le parti offrendo un contributo che possa essere condiviso in chiave costruttiva da tutti. Biden non ha una visione identitaria della fede e questo lo aiuterà a pacificare gli Stati Uniti divisi…

Intervista a Fabio Pizzul, giornalista, già direttore di Radio Marconi, ora è consigliere regionale della Lombardia e capogruppo del Pd al Pirellone. Ha guidato l’Azione Cattolica di Milano dal 2002 al 2008. Ha scritto un libro dal titolo provocatorio: Perché la politica non ha più bisogno dei cattolici – La democrazia dopo il Covid-19 .

Perché la politica può fare a meno dei cattolici?

«In realtà sono i cattolici a dover dare questa risposta perché dipende dal modo in cui loro si approcciano alla politica. Se si guarda alla politica di oggi che sembra essere fatta solo d’insulti reciproci e della ricerca dello scontro a tutti i costi, i cattolici sono poco funzionali. Se invece c’è l’idea di dover tornare a una politica che si occupa del bene comune, tenta di ragionare e di costruire il futuro, capace di generatività allora il discorso cambia».

La spaccatura tra “cattolici di destra” e “cattolici di sinistra” è uno schema duro a morire.

«Più che di spaccatura o divisione parlerei di legittimo pluralismo che la Chiesa italiana ha riconosciuto più volte. Il pluralismo non è un limite o una iattura ma una legittima diversa interpretazione della società e dell’impegno dei cattolici. Nel libro provo a spiegare perché è importante portare i valori cattolici e del Vangelo all’interno della società. Che questo si trasformi in scontri e divisioni è il portato della politica intesa come scontro. Il ruolo dei cattolici non è quello di essere schierati da una parte o dall’altra ma di essere sotto le parti offrendo un contributo che possa essere condiviso in chiave costruttiva da tutti».

Si torna a parlare di un partito dei cattolici. Il professor Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, di recente si è fatto promotore di un Manifesto per un nuovo soggetto politico d’ispirazione cristiana. Che ne pensa?

«C’è spazio per l’iniziativa di tutti. A due condizioni però: nessuno si arroghi il diritto di esclusiva, se un partito vuole avere la rappresentanza esclusiva dei cattolici credo che non ci sia lo spazio politico, culturale e logico. Poi c’è un altro aspetto che è più politico nel senso tecnico: pensare che ci possa essere un partito che in nome dell’ispirazione cristiana possa raccogliere tutto l’elettorato cattolico è al di fuori della realtà. All’interno del cattolicesimo ci sono già tante realtà e sensibilità. La stessa Dc più che un partito cattolico nel senso proprio era capace di raccogliere diversissime sensibilità che riuscivano a dare ragione della diversità di approcci del mondo cattolico e andava molto oltre l’identità cristiana».

Quest’emergenza ha messo a dura prova la democrazia anche per l’esigenza di dover decidere in fretta, bypassando i Parlamenti. Che democrazia uscirà dopo?

«Difficile individuare un esito anche perché non vediamo la fine di questa pandemia. La politica deve tornare a creare relazioni significative tra i diversi attori e riconoscere, nel decidere, il proprio limite che abbiamo drammaticamente sperimentato perché siamo stati tutti sorpresi, da un lato, e ci siamo ritrovati impotenti, dall’altro».

Che significa in concreto riconoscere il limite?

«Fare spazio anche alle altre competenze ed essere capaci di coinvolgere le diverse sensibilità in campo. L’appello lanciato da papa Francesco il 27 marzo scorso in una piazza San Pietro vuota è stato chiaro: siamo tutti sulla stessa barca. Nessuno può arrogarsi il diritto di essere il salvatore della patria, bisogna stare assieme e creare relazioni. Questo, se realizzato, diventa un punto di forza e non una frantumazione. In questo i cattolici possono dare un grande contributo che nasce dalla credibilità e dalla vita della comunità cristiana. Nel libro spiego che l’impegno dei cattolici non è singolo ma nasce da una vita comunitaria e che è una delle vie d’uscita per questa pandemia che ci isola e che rischia di trasformarci in individui. Da questo punto di vista, i cattolici impegnati in politica possono dare un contributo importante».

Cosa ne pensa delle elezioni americane? L’elettorato cattolico si è spaccato in modo molto netto tra Biden e Trump.

«È una spaccatura che riguarda non solo il mondo cattolico ma tutta la società americana e implica diverse modalità di guardare all’appartenenza cristiana. Negli Stati Uniti non si può parlare solo di Chiesa cattolica ma bisogna tenere conto del vasto mondo evangelico e riformato. Io credo che il contributo cattolico nel dibattito americano sia quello di tenere assieme le diverse sensibilità e identità. Il presidente eletto Biden in questo ha la possibilità di interpretare questa sensibilità e tenere assieme le varie parti favorendo un incontro più che uno scontro. Trump interpreta la politica come scontro, Biden invece punta alla politica capace di unificare e il suo appello all’indomani delle elezioni all’anima dell’America ha a che fare con il suo cattolicesimo non identitario che può fondare una fratellanza, come richiama il Papa nella sua ultima enciclica, che nasce sul terreno di una comune appartenenza civile e sociale».

https://www.famigliacristiana.it/articolo/fabio-pizzul-i-cattolici-sono-a-disagio-in-questa-politica-di-scontro-a-ogni-costo-la-dc-non-tornera-piu.aspx

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