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Greenpeace accusa: l’Arabia Saudita vuole bloccare i negoziati a Cop26, di Antonio Piemontese

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 09/11/2021 09:46
Circola una bozza di documento finale: nessun riferimento alle fonti fossili e all'obiettivo di contenere il riscaldamento entro 1,5 gradi…

L’Arabia Saudita starebbe tentando di bloccare i negoziati di Cop26. La denuncia arriva da Greenpeace, presente a Glasgow con una delegazione internazionale. La prima bozza del documento finale che dovrebbe essere sottoscritto venerdì – ma molto più probabilmente sabato, o addirittura domenica, ben oltre la chiusura ufficiale del summit – non conterrebbe riferimenti alle fonti fossili e manterrebbe l’obiettivo di riduzione del riscaldamento globale “ben al di sotto” (in inglese “well below”) dei 2 gradi, come nell'accordo di Parigi, invece di abbassare l’asticella a 1,5°. Se così fosse, si tratterebbe di un fallimento politico, mediatico, e forse della presa d’atto definitiva che la transizione ecologica è un sogno: ma la realtà è un’altra cosa. 

Stanze chiuse

C’è un momento per le dichiarazioni e un momento in cui le luci si spengono e cominciano le negoziazioni. Quelle nelle sale riservate, lontano dai riflettori e da occhi indiscreti. Sale in cui, come accadeva nelle aule delle Nazioni Unite a New York fino a una decina di anni fa, in una città già puritana nei confronti del tabacco, si poteva fumare più o meno liberamente – racconta chi c’era -  il che la dice lunga sulla tensione. 

Quello che hanno fatto i sauditi venerdì è stato provare a bloccare il documento finale della Cop26.  Senza quel documento alla fine non hai l'accelerazione per chiudere l’obiettivo di restare sotto gli 1,5 gradi – accusa Jennifer Morgan, in un’intervista a Wired a Glasgow - Hanno provato a cancellare parti di testo, hanno provato a indebolire la parte sui mercati di carbonio. E stanno provando a bloccare il testo sull'adattamento che è così importante per i paesi vulnerabili. Hanno usato tattiche di ogni tipo per rallentare i negoziati. Si sono opposti a qualsiasi riferimento sulle fonti fossili. Storicamente il loro interesse è sempre stato continuare con la produzione, invece di andare nella direzione di uscirne, e ricordo che sono anche loro un paese vulnerabile”. 

 Secondo Morgan, i sauditi non sarebbero soli. “Gli altri paesi che fanno ostruzione sono Australia, che prova a fare ostruzione sui mercati i carbonio, e il Brasile, che minaccia l'integrità ambientale. Direi anche gli Stati Uniti per la loro riluttanza a fornire la finanza per l'adattamento e il loss and damage dei paesi vulnerabili, per non parlare della loro difficoltà a passare la legislazione al Congresso”.

Mentre Morgan pronuncia queste parole, Barack Obama arringa la folla guadagnandosi una standing ovation con l’oratoria che lo ha reso famoso. Un discorso pieno di ideali, di critiche a Cina e Russia, di rimpianti per non aver avuto il sostegno del Congresso. E un invito a pensare alle generazioni future. Morgan, sta per caso dicendo che Washington in questa partita sta dallo stesso lato del tavolo di Arabia Saudita, Brasile e Australia? “Non sono come loro, che stanno costruendo muri. L'America sta mancando di leadership. Loro vogliono farsi vedere come leader, ma non ci riescono". Glasgow è già un insuccesso, come dice Greta Thunberg? “Siamo ancora a metà, ci sarà molto da combattere”. 

Posizione storica 

Quella saudita storicamente è stata, storicamente, una posizione di questo tipo, confida a Wired una fonte interna alle negoziazioni, che conosce l’ambiente internazionale ed è dotata di sufficiente memoria storica per poter tracciare un profilo dei negoziati. Il problema sarebbe soprattutto nella trasparenza, le tabelle di reporting dei gas serra sulle quali si basa la credibilità del processo. Per farla breve, è come se in una riunione di condominio ognuno portasse il proprio commercialista e il proprio conteggio dei millesimi.

Si tratta di tematiche molto tecniche, su cui l’attenzione mediatica è scarsa, ma fondamentali per rendere questo processo robusto e trasparente sia negli impegni che negli effetti che questi hanno in termini di emissioni. Gli inventari per tutti, con stesse guidelines e stesse tabelle per tutti saranno l'unico strumento di verifica se questo processo darà i frutti promessi”, dice la fonte. Senza accordo sulle regole, nessuna verifica è possibile. E dal momento che per approvarle serve l’unanimità, la tattica saudita potrebbe essere fruttuosa e portare a un compromesso al ribasso. Ben al di sopra del grado e mezzo che era l’obiettivo di Glasgow. 

https://www.wired.it/article/cop26-arabia-saudita-greenpeace-bozza/

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