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Governo, l’ultima chiamata, di Massimo Franco

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 30/01/2021 10:07
Se l’esplorazione di Fico fallisce per colpa dei veti tra Pd, 5 Stelle e Italia viva, Mattarella passerà subito al governo istituzionale…

Dietro l’«esplorazione» affidata dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, al presidente della Camera, il grillino Roberto Fico, si indovina la sagoma della maggioranza uscente: incluse, forse, le silhouettes di Giuseppe Conte e di Matteo Renzi. È quello il recinto politico dal quale si cerca di ripartire, dopo due settimane e mezzo di crisi surreale. Per questo il compito è stato affidato a Fico e non alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, espressione dell’opposizione.

Il tentativo è di formare un governo politico, proiettato verso le elezioni per il Quirinale del prossimo anno e verso la fine della legislatura nel 2023. Va sottolineato: il tentativo. 

Ma se questo è il progetto, e riesce, bisognerà spiegare bene che cosa è successo. I protagonisti dovranno motivare lo strappo consumatosi il 13 gennaio scorso, in piena pandemia. E l’unico modo per giustificare la permanenza della stessa maggioranza a Palazzo Chigi sarà quello di cambiare molto, moltissimo nell’esecutivo: nella scelta dei ministri, nell’approccio alla crisi, nella gestione dei fondi europei. Ancora di più se alla fine dei colloqui di Fico dovesse emergere perfino l’eventualità di un incarico al premier uscente.

Lo pretende un’Italia che ha assistito sconcertata a una rissa avulsa dalla realtà drammatica in cui è immersa.

Da questo punto di vista, il modo in cui ieri sera Mattarella ha rimesso ordine su una scacchiera impazzita è suonato insieme severo e allarmato, al di là dei toni. Ha parlato dei contagi, dell’emergenza sanitaria, sociale ed economica. E l’impressione è che si sia trattato di un monito felpato quanto fermo a tornare alla realtà e alle vere priorità del Paese: una sorta di ultima chiamata ai partiti di governo perché arrivino a una soluzione politica. Se falliscono, il Quirinale è pronto a passare rapidamente allo schema del governo istituzionale: tutte soluzioni da fare emergere comunque entro l’inizio della prossima settimana. 

Solo una discontinuità profonda può legittimare la sopravvivenza di una coalizione nella quale fino a due giorni Conte e Renzi, con le rispettive tribù, giuravano di non tornare mai più insieme. La conferma indiretta arriva dalla minaccia di rompere col M5S, arrivata ieri da Alessandro Di Battista, e giustificata con la giravolta grillina su Iv. È la certificazione di un Movimento in sofferenza da mesi, nel quale la minoranza radicale si è trovata sempre più a disagio; e, aizzata dai tifosi del premier, è giunta alla convinzione errata che i rapporti con Renzi si sarebbero chiusi per sempre.

E invece, ieri sera si è manifestato il ripensamento del Movimento, ufficializzato dal reggente Vito Crimi dopo la consultazione con Mattarella: un gesto di realismo dirompente per equilibri interni già fragilissimi; e un esorcismo contro il pericolo di rotolare verso elezioni anticipate. Per paradosso, se l’emorragia dell’ala nostalgica del grillismo è limitata, potrebbe risultare un vantaggio: quasi di rimbalzo favorirebbe l’evoluzione dei Cinque Stelle verso una politica meno demagogica. 

E pazienza se l’effetto collaterale sarebbe quello di offrire maggiore potere contrattuale a Renzi in una fase che rimane confusa e convulsa. D’altronde, anche l’ex premier si trova a dovere scegliere tra una marcia indietro che implicherebbe l’appoggio rinnovato e forzato a Conte, e un passo avanti verso nuovi equilibri. 

Il «no» compatto a un nuovo esecutivo del premier dimissionario, pronunciato dal centrodestra, lascia socchiusa la porta a un governo istituzionale, se la situazione dovesse complicarsi. Ci si muove sul filo dell’azzardo, sotto lo sguardo preoccupato di un Pd impigliato in manovre che subisce. Ma il tempo si sta consumando rapidamente. Andare alle urne con una pandemia che si fatica tuttora a contenere e un disagio sociale palpabile sarebbe una follia. Ma rimane e si inspessisce l’ombra di un cortocircuito del sistema politico. Sarebbe l’epilogo beffardo della breve epopea populista.

 

https://www.corriere.it/politica/21_gennaio_30/governo-l-ultima-chiamata-88136e9a-62c5-11eb-abca-1766700006e6.shtml

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