Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Gli europei non sono poi così divisi, di Alberto Alesina

Gli europei non sono poi così divisi, di Alberto Alesina

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 25/09/2018 10:46
Una ricerca spiega che non siamo tanto diversi da non poter convivere in una federazione politica. II malcontento verso un governo si può sempre risolvere…

Le elezioni europee del prossimo marzo potrebbero segnare, se non la fine del progetto di comunità europea, una significativa retromarcia. Perché? Quali sono le ragioni per cui molti cittadini non vogliono avere una «Europa unita»? Al di là di fattori contingenti, ci possono essere varie spiegazioni di fondo. La prima e più naturale è che gli europei siano troppo diversi fra loro per convivere in una federazione politica comune. In un lavoro di ricerca recentemente pubblicato su Brookings Papers on Economic Activity con Guido Tabellini e Francesco Trebbi ci siamo chiesti proprio questo. Abbiamo usato dati per 16 Paesi dell’Europa occidentale, compresa la Gran Bretagna, e considerato vari sondaggi di opinione per misurare le differenze culturali nel Continente. Gli argomenti spaziavano da opinioni religiose (per esempio l’eutanasia) a moralità sessuale (come omosessualità o aborto), da uguaglianza di genere nel mondo del lavoro e in casa, al ruolo dello Stato (come redistribuzione, privatizzazioni, mercato e Stato) e al capitale sociale (per esempio fiducia negli altri, partecipazione in attività sociali). Ovviamente siamo stati limitati dai sondaggi disponibili, ma le risposte utilizzate indicano per grandi linee le basi culturali necessarie alla convivenza di cittadini di una nazione o federazione, per poter trarre vantaggio dai benefici che la federazione stessa comporta.

Nel caso dell’Europa, sono un libero mercato che facilita il commercio e la crescita, evitare concorrenza dannosa tra Paesi (competizione fiscale), il coordinamento di infrastrutture e risparmi di «scala», il facilitare il movimento di persone, idee ricerca e progetti, e una rilevanza ai tavoli della geopolitica mondiale, tutti vantaggi non da poco. Abbiamo trovato risultati sorprendenti. Primo, la probabilità che due italiani (o spagnoli o francesi, e questo vale per ogni Paese studiato) la pensino più o meno allo stesso modo su questi temi fondamentali è pressoché uguale alla probabilità che due europei (occidentali) la pensino allo stesso modo. In altre parole, la dispersione di vedute all’interno di ogni Paese tra cittadini non è più ampia della dispersione all’interno dell’Europa occidentale nel suo complesso. Secondo, gli europei sono più simili fra loro di quanto non lo siano gli americani, che pure convivono in un’unione federale. Terzo, le differenze di vedute fra gli europei negli ultimi trent’anni non sono aumentate più di quanto siano aumentate quelle tra gli americani. E, in entrambi i casi, queste differenze sono aumentate molto poco. Il che è interessante: la maggiore polarizzazione di partiti politici in Europa e Stati Uniti di cui molti politologi parlano non sembra trovare riscontro in un aumento simile nelle differenze di vedute tra i cittadini, almeno in termini di queste basi fondamentali da noi studiate. Abbiamo anche verificato che invece gli europei sono molto diversi da cittadini di Paesi non europei, come la Turchia che non fa parte dell’unione, che almeno a giudicare da questi dati parrebbe molto più distante dall’Ue.

Quindi, se i Paesi europei e gli Usa rimangono unità politiche stabili, da questo punto di vista lo potrebbe rimanere anche una federazione europea. Certo, in Europa ci sono opinioni molto diverse, per esempio su deficit, politica monetaria, pensioni, debito, eccetera, ma questo è vero anche negli Stati Uniti. Provate a leggere un articolo di economia sul New York Times o sul Wall Street Journal per rendervene conto. Da dove derivano allora le spinte centrifughe in Europa? Innanzi tutto, la nostra ricerca considera solo l’Europa occidentale. È assai probabile che le differenze siano maggiori proprio tra cittadini dell’Ovest e quelli del Centro-Est, e che quindi un problema sia che l’Europa dei 15 si sia estesa troppo in fretta in quella direzione. Inoltre, ci possono essere differenze di vedute tra Paesi riguardo a come dividersi i benefici della «torta europea». Ma questi conflitti d’interesse ci sono anche fra stati americani o regioni italiane o Länder tedeschi. Lì in qualche modo vengono risolti senza spaccare la nazione. Per questo, sarebbe un passo avanti se le questioni europee venissero gestite da organismi politici i cui membri non si sentano rappresentanti del loro Paese, ma membri di una unione che va al di là dei singoli Paesi e difende interessi comuni. Ovviamente le nazioni Ue hanno una storia centenaria di «costruzione nazionale» che ha creato culture e lingue comuni e un senso di appartenenza che ancora manca all’Europa. «Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani» diceva Massimo d’Azeglio nel 1861. Quindi anche per l’Europa potrebbe essere solo un problema di tempo. Cominciamo a insegnare «più Europa» a scuola.

Ai miei tempi al liceo si studiava la letteratura italiana in un vuoto pneumatico. Siamo cresciuti pensando che Alessandro Manzoni fosse il più grande romanziere di tutti i tempi, mentre Tolstoj, Flaubert, Hardy, Mann, Musil o Cervantes non erano neanche menzionati come fossero figure minori rispetto al nostro Manzoni. Espandiamo programmi come l’Erasmus, che «mischia» studenti di diverse nazionalità. Potenziamo l’apprendimento di una lingua comune, che non potrà che essere l’inglese, anche se la Gran Bretagna se ne è andata, purtroppo. C’è poi un nazionalismo «di pancia». Quando gioca la nazionale di calcio siamo tutti fratelli per 90 minuti contro l’odiato nemico calcistico, cosa tra l’altro non vera in Spagna dove molti a Barcellona tifano contro la nazionale spagnola. Lasciamo il nazionalismo ai campi di calcio. La storia è piena di guerre derivanti da spirito di superiorità nazionale gonfiato da fazioni politiche con interessi di parte. La spinta iniziale dei primi passi dell’Unione Europea fu proprio il ricordo degli orrori della prima metà del secolo scorso con due guerre mondiali create dai nazionalismi europei. Ci può essere malcontento per questo o quel particolare governo europeo, ma i governi si cambiano senza smembrare una nazione. Si possono anche cambiare le regole di governo. Ma chi non è d’accordo, per esempio, con l’attuale governo in Italia o non era d’accordo con la riforma costituzionale di Matteo Renzi non propone di smantellare la nazione italiana. Lo stesso dovrebbe valere per il governo europeo.

 

https://www.corriere.it/opinioni/18_settembre_24/europa-non-poi-cosi-divisa-0ad7faec-c036-11e8-87f0-6ab07052ec48.shtml

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

La fatica di essere nel mondo. Lettera sul discernimento

Un po’ imitando don Milani e la sua lettera a una prof.ssa, con amici di Vicenza abbiamo scritto insieme una lettera sul discernimento e il nostro essere nel mondo. Per disponibilità copie info al 333 8465594, 0444 226530, 080 5014906 


 

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 127
(2022- Anno XVIII)

quadratino rosso Tema: La vita quotidiana

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). In preparazione.

 

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 settembre 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.