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Gli armeni, il papa e la Turchia, intervista ad Aldo Ferrari

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 17/09/2015 17:34
Con lo scontro tra Ankara e Santa Sede riaffiorano tabù e distinguo. intervista a Aldo Ferrari, Professore di Lingua e letteratura armena presso l'Università Ca' Foscari di Venezia.

 

Resta alta la tensione tra TurchiaSanta Sede dopo le parole di Papa Francesco che ha definito il massacro degli armeni il primo genocidio del Novecento. La frase, pronunciata domenica durante una funzione per il centenario del "martirio armeno”, ha subito scatenato la reazione di Ankara, che ha ritirato il suo ambasciatore.  “Parlare di genocidio degli armeni è una calunnia" -  si legge nella nota emessa dall’ambasciata turca presso la Santa Sede - "Il genocidio è un concetto giuridico. Le rivendicazioni non soddisfano i requisiti di legge, anche se si cerca di spiegarle sulla base di una diffusa convinzione, restano calunnie".

La questione è una delle più delicate per la Turchia che riconosce il massacro perpetrato nel 1915-16 ai danni degli armeni ma nega che si sia trattato di un genocidio. Da tempo Ankara è attivamente impegnata una guerra diplomatica permanente per cercare di impedire che venga riconosciuto all'estero da altri stati anche se è indubbio che internamente il tema suscita minor resistenze rispetto al passato.

Papa Francesco non è stato il primo pontefice a utilizzare ufficialmente l’espressione “genocidio”.  Anche Papa Giovanni Paolo II aveva usato le stesse parole in un comunicato congiunto con Karekin II, leader della chiesa armena pubblicato nel 2001.

 

Pubblichiamo di seguito l’intervista a Aldo Ferrari, Professore di Lingua e letteratura armena presso l'Università Ca' Foscari e ISPI Associate Senior Research Fellow.


Cosa cambiano le parole di Papa Francesco rispetto a quanto già detto da Giovanni Paolo II?

La grande novità è nella modalità di comunicazione più che nella sostanza. Già nel 2001 infatti il Papa Giovanni Paolo II in una dichiarazione congiunta con il patriarca armeno Karekin II aveva usato il termine “genocidio” per definire il massacro della popolazione armena avvenuto da parte dell’impero ottomano tra il 1915 e il 1916. Tuttavia, la scelta della sede e dell’occasione, in una messa solenne, da parte di Papa Francesco, rappresentano una novità e hanno effettivamente avuto un effetto dirompente.

Qual è la posizione dell’opinione pubblica turca rispetto alla questione del genocidio?

L’opinione pubblica turca si forma ovviamente sui libri di storia del proprio paese e da decenni la Turchia pratica una politica molto rigida sulla definizione di quanto accaduto in Armenia, rendendo una versione edulcorata e falsificata dal punto di vista storico. Tuttavia negli ultimi 15 anni la situazione è molto cambiata: sono stati fatti passi da giganti, con convegni, traduzioni ma anche libri e film che raccontano quanto accaduto in Armenia. Anche recentemente in un convegno organizzato presso l’Università Ca’ Foscari a Venezia ho avuto modo di lavorare  a stretto contatto con storici turchi che riconoscono e studiano la questione con grande onestà. Purtroppo però la società civile cambia sempre molto più in fretta delle istituzioni politiche che la rappresentano, che rimangono ancora legate a un approccio fortemente negazionista sulla vicenda.

A breve si apriranno le commemorazioni del centenario del massacro degli armeni. Paesi importanti come Stati Uniti e Regno Unito hanno scelto finora di eludere la questione. Come mai?

La Turchia è un membro importante della Nato e negli ultimi anni ha visto una crescita economica impetuosa. Stati Uniti e Gran Bretagna, e altri paesi, non vogliono mettere in difficoltà la Turchia, che, come abbiamo visto in queste ultime ore, reagisce con molta prontezza ed è ipersensibile nei confronti della questione del genocidio. Si può affermare che in questi casi la verità storica si è piegata a delle convenzioni politiche. L’importante però è non negare quanto accaduto in Armenia e che può essere definito con una sola parola appunto: genocidio.

Le commemorazioni imminenti per il centenario potrebbero rilanciare la questione agli occhi della comunità internazionale?

Le polemiche di questi giorni dimostrano che la questione è ancora un tabù per la politica turca, che per questo tende a reagire in maniera spesso anche controproducente: un segnale di evidente debolezza che lascia immaginare che la questione riemergerà ancora durante le commemorazioni ufficiali in Armenia. Purtroppo la Turchia, stato erede dell’impero Ottomano che si rese responsabile dei massacri, continua a avere un approccio molto chiuso e ostile su questo problema.

 

Per approfondire le dinamiche di politica estera e interna della Turchia attuale, l'ISPI ha recentemente pubblicato il Rapporto "The Uncertain Path of the New Turkey"

 

http://www.ispionline.it/articoli/articolo/mediterraneo-medio-oriente/il-massacro-degli-armeni-nervo-scoperto-della-turchia-13091

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