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Gli anziani, primi attori non protagonisti nel tempo della pandemia, di Angela Gentile

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 01/04/2020 09:40
Questo evento epocale deve servire anche a migliorarci, a riflettere sulle storture del nostro frenetico vivere quotidiano, perché non cominciamo proprio da loro, da questi attori non protagonisti di questo film drammatico…

Ascolto oggi il telegiornale come ogni giorno, ripetutamente da fine febbraio, in un territorio definito del nord, morti quasi 600 anziani ospiti di case di riposo.

Li ho immaginati così, prima del fatale epilogo, inconsapevoli di quanto è accaduto al mondo, in una lunga processione verso il mistero silenzioso,  alcuni impauriti con occhi grandi avidi di attenzione e di rassicurazione, altri rassegnati con occhi chiusi in attesa di un calore che possa giungere inaspettato.

E mi soffermo a pensare, quando è cominciato tutto ciò?

No, non quando è cominciata l’epidemia da coronavirus, quando è iniziato questo corteo immobile di anziani nella nostra società. Quando l’ingresso in un ospizio, ultima ratio per chi rimaneva solo, povero e privo della salute, vissuto come una scelta di cui vergognarsi, ha lasciato spazio al convinto lasciapassare verso case di riposo per un’umanità che non moriva più intorno ai sessant’anni, ma che proseguiva la vita con gli acciacchi che via via si sommavano.

Quando hanno cominciato a lasciare le loro case, ricche di ricordi  ed abitudini per  andare a vivere in luoghi anonimi, senza storia? E quando abbiamo iniziato a pensare che sia un bene far vivere loro una socializzazione monogenerazionale, privando anche bambini e giovani della loro presenza seppur lenta, incerta e a volte confusa.

Il ritmo della vita lavorativa sempre più intenso, il ruolo della donna non più prevalentemente dedicato alla cura della famiglia, la lenta scomparsa delle famiglie numerose, possono essere alcune delle motivazioni e se tra queste ci fosse la pigrizia di cercare strade alternative anche da parte di chi ha individuato, il certamente lecito, modello di business imprenditoriale?

Mi viene da pensare che se ognuno di quegli anziani deceduti fosse vissuto, magari anche solo nella sua casa, oggi sarebbe ancora vivo.

In questi giorni sento dire da molti che questo evento epocale deve servire anche a migliorarci, a riflettere sulle storture del nostro frenetico vivere quotidiano, perché non cominciamo proprio da loro, da questi attori non protagonisti di questo film drammatico, che non hanno potuto scegliere la loro condizione di isolamento, l’hanno patita come hanno sofferto anche il contagio.

Perché il loro sacrificio non sia inutile, proviamo a ripensare ai servizi da destinare alla fascia della popolazione anziana, proviamo ad accettare che se potesse scegliere quasi nessuno di loro chiederebbe di andare a vivere in una casa di riposo, magari si sono anche domandati perché dopo una vita di lavoro, di dedizione alla famiglia non possono essere più protagonisti delle loro scelte ed io oggi chiedo perché una ridotta deambulazione o una progressiva perdita di memoria non possono essere supportati con servizi di assistenza domiciliare.

Vediamo in questi giorni svilupparsi una splendida creatività per quanto attiene l’innovazione di respiratori non invasivi o forme di vicinanza assistenziale mediante la telemedicina, perché non fermarci a pensare  anche  ad un nuovo modo di affrontare il tempo della vecchiaia nel  dopo pandemia.

Nessun giudizio, nessuna colpevolizzazione dell’operato nei centri che hanno ed ospitano anziani, ma un invito a sentirci come risvegliati da un addormentamento, che ci aveva accomodato a pensare come “unico” questo modello di assistenza agli anziani ed una speranza di vederli reintegrati nel tessuto sociale di cui fanno parte.

Non lasciamo che tutto torni come prima, un impegno in tal senso sarebbe il miglior tributo che possiamo dare per ricordare quanti di loro ci hanno lasciato.

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