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Gli adulti, un problema formativo

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 14:14
Ma chi l’ha detto che i giovani siano il problema e non gli adulti? Sono diverse le scene pietose in cui genitori, insegnanti ed educatori scaricano sui giovani le loro frustrazioni, incapacità relazionali e immaturità. Sono proprio i giovani i maggiori responsabili delle loro difficoltà e crisi esistenziali oppure gli adulti che li hanno educati male?
Gli adulti, un problema formativo

la fatica della formazione

Gli adulti, un problema formativo

di Rocco D’Ambrosio, docente di Filosofia Politica

in Evangelizzare, 2012

Ma chi l’ha detto che i giovani siano il problema e non gli adulti? Sono diverse le scene pietose in cui genitori, insegnanti ed educatori scaricano sui giovani le loro frustrazioni, incapacità relazionali e immaturità. Sono proprio i giovani i maggiori responsabili delle loro difficoltà e crisi esistenziali oppure gli adulti che li hanno educati male? Per dirla in termini di cronaca: è più colpevole la “Ruby” di turno o i genitori che la accompagnano, per soldi e successo facili, ai festini porno? Il problema non sono i giovani – per lo più – ma gli adulti: quarantenni, cinquantenni e oltre che hanno perso molto di quello che, a cantilena, rimproverano ai giovani: principi morali, serietà, disposizione a sacrificarsi.

Emerge, un po’ in tutti i contesti, una carenza formativa. La formazione, da parte di molti adulti, è vista come qualcosa per giovani e fanciulli, al massimo si mostra una parziale disponibilità all’aggiornamento tecnico-professionale, ma molto raramente si pensa che, come adulti, abbiamo ancora tanto da imparare e maturare. La mancanza di domanda formativa incide sensibilmente sulla quantità e qualità di proposta formativa. Limitando queste note all’ambito ecclesiale si deve riconoscere come al lodevole e immenso sforzo di attività catechetica (per lo più per i fanciulli) e liturgica, non corrisponde un altrettanto lodevole ed immenso sforzo di formazione, specie biblica e teologica, per adulti. Fatta eccezione di una frequente attenzione ai temi della morale familiare e sessuale, tuttavia non sempre collegati ai contesti adulti, mancano itinerari formativi inerenti al mondo degli adulti che supera l’ambito familiare, cioè a contenuti riguardanti il campo professionale, culturale, sociale, politico ed economico.

 

Dire formazione per adulti è semplice. Ma di quale formazione parliamo? Una lunga chiacchierata con un amico prete mi ha aiutato a fare meglio luce su un fenomeno che investe diverse realtà parrocchiali e associative: l’impoverimento dei percorsi formativi. Molto spesso la formazione, specie degli adulti (ma non solo), è sporadica, non costante e programmata solo sull’onda degli eventi (le varie “giornate”, celebrazioni di anniversari, ricorrenze di devozione popolare e così via). Forse è il caso di ricordare che non è formazione seria un paio, quattro al massimo, di incontri con più esperti. E’ formazione un itinerario possibilmente settimanale, sviluppato su un arco di tempo congruo (non meno di sei mesi), guidato dallo stesso educatore, intessuto seriamente di annuncio, dialogo e verifica personale e comunitaria.

Se questa è la struttura, molto altro va detto sui contenuti di una formazione per adulti. Senza scendere nello specifico degli itinerari per adulti, penso che un elemento sia di fondamentale importanza. Seguendo la lezione di don Milani direi che mentre l’essere giovani è basato sull’apprendere parole, l’essere adulti è caratterizzato dal confermare parole. Ricordiamo che in Lorenzo Milani intendeva per parole quei contenuti mentali capaci di nutrire intelletto e volontà per maturare. Il sacerdote fiorentino fu cosciente che la mancanza di parole era - ed è! -  una delle povertà più serie, su cui profeticamente si deve intervenire. Milani, infatti, fu pienamente convinto che la povertà non si misura a  pane, a casa, a caldo, ma sul grado di cultura e sulla funzione sociale. Di qui l’attenzione allo strumento parola. «Ciò che manca ai miei figlioli – scrisse nel 1950 - è dunque solo questo: il dominio sulla parola. Sulla parola altrui per afferrarne l’intima essenza e i confini precisi, sulla propria perché esprima senza sforzo e senza tradimenti le infinite ricchezze che la mente racchiude». Della parola Milani colse la portata personale, sociale e politica. Ora i giovani le parole le apprendono, gli adulti le confermano.

Confermare parole in un itinerario di adulti vuol dire, a mio avviso, portare in discussione le parole – gli piscologi la chiamerebbero “sfera motivazionale” - che ispirano e determinano la nostra vita, superando quella naturale e immediata ritrosia a mettersi in discussione perché presuntuosamente convinti di non aver bisogno di imparare e maturare. E qui l’educazione degli adulti mostra tutta la sua difficoltà ad attuarsi. Altro che un paio di incontri sporadici! Forse non saranno tanti, ma certamente seri e motivati, quegli adulti che, specie ai pastori, esprimono un bisogno e una ricerca di formazione seria. Ciò è un motivo altamente consolante e incoraggiante che deve spronare tutti gli operatori pastorali a riflettere su quanto gli adulti abbiano bisogno di molto più, in quantità e qualità, di quanto si offre a fanciulli e giovanissimi. Ed è anche onestamente doveroso ribadire come gli itinerari per adulti non possono essere improvvisati o scadere in visioni ideologiche o devozionistiche della fede. La formazione degli adulti necessita sempre di evitare alcune trappole spesso presenti nella nostra pastorale. Mi riferisco a:

-       un modo dogmatico, e molto sicuro di sé, con cui sono annunciati i principi morali di bioetica, morale sessuale e familiare (gli altri temi, specie sociali, politici ed economici,  sono trascurati o appositamente dimenticati);

-       l’attenzione eccessiva alla loro diffusione mediatica (specie televisiva);

-       la scarsa disponibilità al confronto e al dialogo con chi la pensa diversamente, dentro e fuori la Chiesa cattolica;

-       il far coincidere in maniera assoluta l’adesione a Cristo con la fedeltà ai principi etici;

-       la crescita di forme di religiosità popolare non mature, quasi magiche, che, pur con caratteristiche proprie, rispondono agli stessi bisogni di coloro che si rifugiano in forma ideologiche di fede.

-       il non ammettere nessuna legge di gradualità e crescita: devi prendere e accettare tutto e subito. Alcune volte sembra di stare in un grande supermercato della fede: non esistono più le persone, ma solo i prodotti, in questo caso (alcuni) principi morali, da prendere e portar via, subito, senza discutere. Rapidità, convenienza e qualità del prodotto fanno tutt’uno. O ci credi o sei contro. O sei dentro o fuori.

 

Queste trappole sono dei surrogati della vera fede: essi tolgono la fatica della ricerca di Dio, propongono “ricette” comode e facilmente accessibili, richiedono più un’adesione formale che un impegno di vita coerente, spesso degenerano in forme moraliste e fondamentaliste, sono più individualiste che comunitarie, raramente portano ad un rapporto vivo con la persona di Gesù.

Un’ultima osservazione in materia formativa. Fermo restando il ruolo insostituibile degli itinerari formativi comunitari, va ribadita l’importanza dell’autoformazione (Cf R. GUARDINI, Lettera sull’autoformazione, Morcelliana). Abbiamo diritto a ricevere da chi è preposto alla nostra educazione, ma abbiamo anche il dovere di formarci, non solo per sopperire alle eventuali carenze delle agenzie educative, ma soprattutto per esercitare la personale responsabilità verso noi stessi.

Non si può improvvisare una testimonianza nel mondo familiare, professionale, sociale e politico senza dedicare del tempo a lettura e studio personali, preghiera e meditazione frequente. Per quanto possa appartenere a una comunità viva e seriamente educante, l’autoformazione è il luogo di sintesi che collega l’annuncio comunitario ai tanti ambienti di vita, generando maturità umana e coerenza cristiana. Il crescere facendosi imitatori di Cristo (cfr. Fil. 2, 5) non avviene applicando un modello standard, valido per tutti, ma discernendo quali doni il Signore mi ha dato (Mt. 25, 14-30). «Ciascuno – ammonisce l’apostolo Pietro - viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (1 Pt. 4, 10-11).

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Vito C.
Vito C. :
22/08/2012 22:01
bello!
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