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Gli abitanti di Ninive, di Angela Donatella Rega

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 15/03/2021 09:25
Se leggeremo nei segni potremo fare come gli abitanti di Ninive che vestirono di sacco e digiunarono, riconoscendo la loro iniquità…

Nella mia vita personale alcuni segni eclatanti hanno tracciato il mio destino, hanno aperto strade luminose e rivoluzionato i miei incerti e talvolta oscuri programmi. Molti miei amici e conoscenti possono dire altrettanto, e molti di questi sono atei. Da credente non posso che confermare che Dio ama tutti indistintamente e la pretenziosità di coloro che ritengono Dio un privilegio dei credenti mi fa sorridere, in questa io vedo una trappola che il male architetta per dividerci e per sminuire la grandezza di Dio. 

Il male questo è: divisione ed irrisione della grandezza del Padre. E’ considerare l’altro diverso da me e quindi interrompere quel flusso benefico che nell’altro mi farebbe vedere me stesso e di conseguenza mi impedirebbe di trattarlo male, farei all’altro quello che vorrei fosse fatto a me. E non è poco. In quest’ottica nessuna ingiustizia, nessuna atroce violenza sarebbe commessa. E’ una tentazione considerare gli altri meno dignitosi o degni di noi stessi. E’ un’offesa alla grandezza di Dio che tutto ha creato ed ha considerato buono.

Ma tornando ai segni eclatanti nella mia vita, mi sono sempre chiesta cosa sarebbe avvenuto di me se non avessi riconosciuto quei segni. E tutt’oggi cosa mi accadrebbe se non li riconoscessi, se non ne fossi attenta, come tante volte accade nella distrazione e nella preoccupazione di dovermi costruire con le mie mani la mia fortuna e la mia felicità.

C’è modo e modo di costruire la propria felicità. Ma un solo modo per raggiungerla veramente. Anche questa è esperienza di tutti.

Affannarsi a costruire fortuna e fortune, accaparrarsi il posto migliore, cercare onori ed onore, fare carriera, mettere su casa, possono essere obiettivi, ma la felicità è farne uno strumento di amore verso chi ci circonda ed ancor più se chi ne beneficierà è lontano, reietto, ferito, diseredato, malato.

Chi l’ha provato potrebbe veramente gridarlo dai tetti. Ecco questo è un traguardo per ciascuno. Ora mi chiedo, un popolo, un itera società, un intero mondo, saprebbe ancora leggere nei segni e raggiungere l’obiettivo della felicità? Profeta è colui che sa leggere nel presente.

La nostra società post moderna sa leggere nel presente? Sa leggere nella fame e nei debiti condizionali dei Paesi poveri? Sa leggere nelle guerre civili o le guerre in genere che affliggono i Paesi ricchi di risorse minerarie? Si tratta di storture prodotte dagli uomini, come è stato per i genocidi e per il disprezzo della vita umana che in ogni luogo continua tutt’oggi. Sa leggere infine in una pandemia che risparmia i bambini e gli africani? 

Se dovessi guardare a tutto questo con lo stesso metro con cui ho guardato agli eventi della mia vita, il cui significato  comunque ho dovuto capire o accettare  cambiando alla fine il senso di marcia, direi che è venuto il momento che la nostra società capisca e cambi direzione, come avvenne subito dopo la seconda guerra mondiale con il rifiorire di Carte Costituzionali e Carte dei Diritti Umani, dopo i massacri della Shoah e le bombe di Hiroshima e Nagasaki. La lezione di allora  sembra essere durata molto poco, perché abbiamo avuto il Viet Nam e tante altre guerre con significati ed obiettivi diversi. Guerre ancora in atto. 

Esistono i negoziati e la risoluzione pacifica dei conflitti, usiamoli!

Se leggeremo nei segni potremo fare come gli abitanti di Ninive che vestirono di sacco e digiunarono, riconoscendo la loro iniquità.

Per ora invece sembra che vogliamo imitare Sodoma e Gomorra: affari ed affari anche sulla pandemia. Bene, ma non è questa la strada per la felicità. L’accumulo di denaro è un altro degli obiettivi effimeri della vita e quando viene invece utilizzato bene, cioè per produrre benessere e lavoro, questa dimensione va garantita e permessa a tutti.

Leggere nei segni significa capire che ci sarà un motivo se i cosiddetti Paesi poveri da cui la gente scappa per rifugiarsi da noi, sono in realtà ricchi di risorse minerarie e naturali. Ci sarà un motivo per tutto questo e, fino a che anche l’ultimo dei miei concittadini non me lo spiegherà, io penserò di abitare in Sodoma o Gomorra. 

 

 

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