Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Giù le mani dalla sanità, di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini

Giù le mani dalla sanità, di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini

creato da D. — ultima modifica 25/09/2015 11:01
L’attacco alla sanità pubblica nasce dalla crisi dei bilanci statali della maggior parte dei paesi avanzati, una crisi che sta spingendo inesorabilmente verso l’adozione di politiche di drastico contenimento della spesa. E poiché è diffusa la convinzione che la sanità sia essenzialmente una voce di costo da ridurre, il diritto alla tutela della salute è messo sempre più a rischio...

Mentre negli Stati Uniti si è consumato uno scontro feroce tra i democratici e l’ala più estrema della destra repubblicana sulla storica riforma sanitaria del Presidente Barack Obama, in Italia il governo ha deciso saggiamente di non procedere lungo la strada di ulteriori tagli alla spesa per la sanità, sebbene fossero in atto pressioni pesantissime in tal senso.
L’attacco alla sanità pubblica nasce dalla crisi dei bilanci statali della maggior parte dei paesi avanzati, una crisi che sta spingendo inesorabilmente verso l’adozione di politiche di drastico contenimento della spesa. E poiché è diffusa la convinzione che la sanità sia essenzialmente una voce di costo da ridurre, il diritto alla tutela della salute è messo sempre più a rischio. In Italia ciò potrebbe aprire la strada ad un nuovo sistema, peggiore e profondamente iniquo. Dobbiamo tener presente che in questa fase di crisi, con 8 milioni di cittadini in povertà e circa 15 milioni a rischio di esclusione sociale, la sanità pubblica sta svolgendo un ruolo fondamentale di ammortizzatore sociale. Oggi la componente sanitaria copre circa il 25% della spesa complessiva per prestazioni di protezione sociale erogate dalle amministrazioni pubbliche, dopo la previdenza che ne rappresenta la componente più rilevante con il 65%. Inoltre, l’articolo 32 della Costituzione Italiana, nel sancire la tutela della salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, obbliga, di fatto, lo Stato a promuovere ogni opportuna iniziativa utile alla migliore tutela della salute. Ma da diversi anni in Italia sono in atto tendenze preoccupanti: nel 2011 la spesa sanitaria pubblica pro capite è stata del 22% inferiore alla media dei principali paesi europei, mentre la spesa farmaceutica pro-capite è stata del 14,5% al di sotto della media con un andamento in controtendenza rispetto agli altri paesi dell’Unione. L’unico aspetto positivo riguarda la gestione dei conti della sanità italiana: dal 2005 al 2011 il disavanzo di esercizio è passato da 5,7 miliardi a 1,3 miliardi di euro. La fetta più grossa del disavanzo è riconducibile a cinque regioni (Liguria, Lazio, Campania, Calabria e Sardegna): è qui che si concentra oltre l’87% del deficit nazionale.
Ora, nessuno mette in dubbio che la sanità pubblica debba essere modernizzata e debba diventare più efficiente, ma è molto discutibile che ciò possa essere ottenuto attraverso una pesante restrizione della spesa, che metterebbe a rischio il funzionamento degli ospedali e la capacità di offrire un’assistenza adeguata alle fasce sociali più deboli.
Diversa è la situazione negli Stati Uniti, dove l’estrema destra repubblicana ha cercato di sabotare con tutti i mezzi la nascita di un forte sistema sanitario pubblico. L’occasione per sferrare l’attacco frontale è stata fornita dalla necessità di alzare il tetto dell’indebitamento federale, pari a 16.700 miliardi di dollari, per continuare a finanziare le spese governative e per rispettare gli impegni con i creditori. In cambio dell’innalzamento del tetto del debito, i repubblicani avrebbero voluto delle modifiche della riforma sanitaria che, nell’immediato, ne avrebbero bloccato l’attuazione e, nel medio-lungo periodo, ne avrebbero svuotato la portata. Ricordiamo che la riforma sanitaria di Obama permetterà a trentatré milioni di americani che ne sono privi di avere un’assicurazione sulla salute. Di questi, 17 milioni saranno associati a Medicaid, l’assistenza pubblica per i poveri; mentre altri 16 milioni fruiranno di una sovvenzione pubblica tramite un credito d’imposta correlato al livello di reddito. Per concludere, siamo convinti che in questa fase di crisi la priorità non sia quella di ridurre ulteriormente il finanziamento pubblico alla sanità, ma quella di potenziare gli investimenti pubblici per la modernizzazione delle infrastrutture ospedaliere, per l’innovazione delle tecnologie sanitarie, per la formazione professionale e per gli interventi di diagnostica e prevenzione. Si tratta di una strategia che non solo permetterà di aumentare l’efficienza della sanità pubblica, ma consentirà anche di offrire maggiore protezione sociale alle fasce più deboli, condizione fondamentale per rilanciare i consumi e quindi la produzione e l’occupazione nel nostro paese.

fonte: La Repubblica, 22.10.2013

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 122
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Tutti pazzi per i sociale?

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 123 è sulla RINASCITA (1. Cosa vuol dire “rinascita” dopo la crisi sanitaria? 2. Positività e negatività della crisi sanitaria nel lavoro, scuola, famiglia, politica, sanità, economia, ambiente? 3. Cosa vuol dire sperare in un futuro migliore?): in preparazione.

 listing Il n. 124 è su Il Pianeta che vogliamo (1. Che rapporto c'è tra la pandemia e la situazione ambientale? 2. Nuove politiche industriali e del lavoro e impatto sull'ambiente? 3. Cosa cambiare negli stili di vita? 4. Quale il contributo delle religioni?) Testi da inviare da entro 31 maggio 2021.

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  Testi da inviare da entro 31 agosto 2021.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.