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Gianni Rodari e la fantasia come vaccino contro il Covid, di Vanessa Niri

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 26/10/2020 10:03
Tra i tanti insegnamenti trasmessi dall'autore dell'infanzia c'è quello della speranza per un futuro migliore alimentata dall'immaginazione. Rileggere ai nostri figli (e a noi stessi) le sue favole è una sfida alla paura…

Delle tantissime citazioni che girano oggi, centesimo compleanno di quel genio che l’Italia ha avuto in sorte di poter annoverare tra i suoi intellettuali e che andava sotto il nome di Gianni Rodari, una mi sembra particolarmente adatta al periodo che stiamo vivendo: “So bene che il futuro non sarà quasi mai bello come una fiaba. Ma non è questo che conta. Intanto, bisogna che il bambino faccia provvista di ottimismo e di fiducia, per sfidare la vita.  E poi, non trascuriamo il valore educativo dell’utopia. Se non sperassimo, a dispetto di tutto, in un mondo migliore, chi ce lo farebbe fare di andare dal dentista?”.

Il futuro, caro Gianni, decisamente non si presenta bello come una fiaba. Niente castelli fatati né torte in cielo, per i bambini nati dopo la tua scomparsa. Niente scuola basata su quella che tu chiamavi didattica democratica e, ultimamente – cosa che sicuramente non avresti mai potuto prevedere – praticamente nessuna scuola: molti ragazzi sono a casa, e altrettanti bambini frequentano con discontinuità, tra una quarantena e l’altra.

E chissà come ti avrebbe fatto arrabbiare, l’incapacità degli adulti di organizzare un mondo a protezione dei più piccoli e dei loro diritti.

Abbiamo chiuso tante porte, da quando sei scomparso, e una di queste è sicuramente quella che apriva alle nuove generazioni un mondo basato sull’ottimismo e la fiducia.

Abbiamo saputo tenere aperta soltanto quella che faceva comodo a noi: quella che si interroga su come convincere i più piccoli e i più giovani – per rimanere nella metafora – ad andare dal dentista.

Ecco, di tutta la poetica di Gianni Rodari, della sua incredibile capacità di volare sulle cose del mondo, di prendere la quotidianità – palazzi da costruire, ortografia da studiare, tabelline da mandare a memoria, lavori con cui portare a casa uno stipendio – e trasformarla in magia, quello che più ci manca è sicuramente questa visione piena di ottimismo e fiducia.

Dove si sarebbe collocato, Gianni Rodari, nell’attuale dibattito sulle scuole chiuse e sui protocolli sanitari? È una società così lontana dalla sua, quella in cui viviamo, che risulta difficile anche solo immaginare una sua posizione possibile, dalle colonne del Giornale dei genitori.

In che modo, del resto, può trovare spazio, in questo momento, una posizione complessa come inevitabilmente deve essere qualsiasi pensiero che riguardi i bambini?

Dove avrebbe potuto collocarsi un uomo gentile e misurato come Gianni Rodari, all’interno del dibattito urlato a cui siamo ormai tristemente abituati?

Sarebbe stato capace, Gianni Rodari, di riportare la discussione a quel coraggio ma anche a quella utopia di cui parlava ogni giorno con i suoi bambini, davanti all’aumento dei numeri del contagio e, soprattutto, davanti alla paura quotidiana?

In questo triste compleanno, mi vengono in mente esempi contemporanei di coraggio che sicuramente sarebbero piaciuti moltissimo, a Rodari.

Il coraggio di Walid Rashed, per esempio, che nella Siria distrutta e bombardata è stato capace di far sorridere i bambini con i suoi burattini, raccontando storie da dietro i muri bucati dalle pallottole.

Oppure i Clowns without borders, che portano il circo nei campi profughi pieni di bambini.

Ecco chi è capace di sperare, a dispetto di tutto, un mondo migliore, anche a quarant’anni dalla morte dell’autore di Favole al telefono, anche in questo mondo così diverso.

E da noi, nel nostro occidente saltato in aria per colpa di un virus imprevisto?  Dove sono, in Italia o in Europa, gli adulti capaci di raccontare il mondo senza edulcorarlo (proprio come faceva Gianni Rodari), ma regalando ai più piccoli gli strumenti per poterlo comprendere?

Dove sono i grandi capaci di mettere sé stessi a protezione delle vite dei più fragili, ma anche del loro futuro? Su questo piano sembra proprio che non siamo stati capaci di raccogliere alcuna eredità rodariana: appare infatti evidente a chiunque voglia osservare la realtà che, come società, ci si stia ostinando a mettere i nostri corpi e i nostri protocolli a difesa soprattutto di noi stessi.

Quando pensiamo ai più giovani, troviamo giusto il tempo di chiederci, ripetutamente, perché non si trovi un adulto (che sia uno scrittore, un insegnante o un fashion blogger) capace di spiegare alle nuove generazioni cosa debbano fare per gli adulti. E mai noi per loro. 

https://www.wired.it/play/libri/2020/10/23/gianni-rodari-covid-fantasia-vaccino/

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