Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Franco Ferrarotti: "Il piacere del potere è troppo intenso. Di Maio e Salvini dureranno per 5 anni", di Nicola Mirenzi


Franco Ferrarotti: "Il piacere del potere è troppo intenso. Di Maio e Salvini dureranno per 5 anni", di Nicola Mirenzi


creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 13/03/2019 16:21
Intervista al sociologo. Gli scontri con Croce e Olivetti, il suicidio di Pavese, la passione per la politica e la gratitudine per i nemici…

Chi vede la crisi di governo, sottovaluta l'eccitazione che dà il comando: "Il piacere del potere è più intenso di un orgasmo. Per questo, Salvini e Di Maio dureranno per tutta la legislatura. Il calcestruzzo del potere che li tiene insieme è molto più forte delle loro opinioni discordanti sulla Tav". Basta pronunciare la parola "politica" per accendere in Franco Ferrarotti il fuoco di una passione antica: "Mi piaceva così tanto che mi stava mangiando la vita", dice all'Huffpost. Eppure il nome di Ferrarotti, in Italia, è un sinonimo del termine "sociologia". Poiché è lui l'uomo che ha innestato, nel corpo tradizionale del sapere italiano, il ramo moderno di questa disciplina, andando allo scontro frontale perfino con Benedetto Croce, che della sociologia fu un grande nemico: "Stroncò la mia traduzione de La teoria della classe agiata di Thorstein Veblen sul Corriere della Sera. Io risposi con due articoli sulla Rivista di Sociologia. E tutti, nel mondo della cultura italiana, si domandarono chi era quell'incosciente che aveva osato contraddire Croce. Ero io, un ragazzo di poco più di vent'anni".

Il fondatore del Manifesto, Valentino Parlato, in un articolo di molti anni lo definì "un vulcano". E sembra un'espressione esagerata finché non si è davanti a quest'uomo di novantadue anni, posseduto da una vitalità tale che, una volta uscito di lì, hai anche tu la voglia di leggere tutto, viaggiare in ogni parte del mondo, incontrare più persone possibile: "Nella mia vita, ho avuto quattro o cinque carriere. Non ne ho cercata nemmeno una. Sono loro che mi hanno trovato". Essere professore, per lui che è stato il primo ad avere la cattedra di una disciplina che non c'era mai stata prima, in Italia, ha significato camminare sulla strada dell'incertezza: "Non ho mai avuto niente da insegnare. Io andavo in aula per professare le mie idee. Nient'altro che questo: le mie idee. Nessuno può presumere di avere la conoscenza. Semmai, è la conoscenza che ha te".

È un fatalista?

No, sono una persona che crede negli incontri. Tutto è avvenuto grazie alla casualità, nella mia vita.

Lei non ha nessun merito?

Non ho nessun merito se, dopo l'8 settembre del '43, nel pieno della guerra civile italiana, incontrai, a Casale Monferrato, Cesare Pavese.

Che ci faceva lì?

Stava sotto falso nome in un collegio tenuto dai padri somaschi. Fu lui a farmi tradurre i primi tre libri per la casa editrice Einaudi, allora una casa editrice piuttosto modesta. Eravamo diventati amici facendo lunghe camminate. Parlavamo di letteratura, poesia, politica, filosofia.

Come conobbe Olivetti, invece?

Ero il classico imbucato, come si direbbe a Roma. Sempre alla ricerca di posti in cui mangiare qualcosa. Mi trovai, una sera, a parlare con un uomo tondo. Ero stato a Parigi e a Londra, dopo la guerra. Mi parlò con entusiasmo delle nazionalizzazioni dei laburisti inglesi. Gli dissi: "Lei non ha capito proprio niente. Per gli operai, è una disgrazia. Non avranno più nemmeno un padrone da mandare al diavolo". Non sapevo di aver appena dato del cretino ad Adriano Olivetti.

E lui?

Mi disse che avremmo dovuto rivederci al più presto nel suo ufficio. Mi propose la direzione del personale. Rifiutai, dicendo che non faceva per me. Insistette. Finché, non concordammo che avrei fatto l'addetto alla presidenza per le questioni sociali (anche se non sapevo bene cosa significasse). Era il 1949. Erano uscite le mie traduzioni. Avevo un lavoro alla Olivetti. Fu un anno splendido. Tanto quanto quello successivo fu orribile.

Perché?

Perché una sera d'estate, a Venezia, tornando in albergo mi dissero che avevo ricevuto delle telefonate da Torino. Subito dopo, la notizia che Cesare Pavese si era suicidato all'Hotel Roma, in piazza Carlo Felice. Le telefonate erano sue. Le fece poco prima di uccidersi. Fu tremendo non esserci stato in quel momento.

Come reagì?

Me ne andai in America, a Chicago, a scoprire l'America vera, lontano dall'anticamera dell'America che è New York. Studiai, scrissi, insegnai, a Chicago e ad Harvard. E poi viaggiai, viaggiai tantissimo. Conobbi la fabbriche, i sindacati americani, feci campagna elettorale per Stevenson, e dialogai con moltissimi grandi intellettuali, tra cui Leo Strauss.

In parlamento come arrivò?

Un giorno, io lavoravo ormai a Parigi, ricevetti una telefonata di Pier Aldo Cormani. Mi disse che Olivetti si era dimesso e io ero il primo dei non eletti del Movimento Comunità. Dovevo scegliere: fare il deputato o continuare il mio incarico all'Ocse? Scelsi il parlamento. Tornai in Italia ed esordii con un discorso feroce contro il governo Tambroni.

Ma c'è qualcosa della politica di Olivetti nel Movimento 5 stelle?

Perché dovrebbe?

Perché anche Gianroberto Casaleggio è stato un olivettiano.

Il movimento di Olivetti aveva intuito la crisi dei partiti politici con decenni di anticipo. Fummo noi a coniare il termine partitocrazia. Ma questo non c'entra niente con il vaffa grillino. Per Olivetti, c'erano due capisaldi: la tecnologia e le idee. Il movimento 5 stelle ha solo la tecnologia. È sufficiente considerare la piattaforma Rousseau: una caricatura atroce della democrazia.

Cosa ha capito della politica?

Quando stava per nascere il primo governo di centrosinistra, il mio voto divenne dirimente. Ricevevo in continuazione telefonate che mi chiedevano di schierarmi. Io, invece, prendevo tempo. Non mi esponevo. E più nessuno sapeva come avrei votato, più il valore del mio voto cresceva. Ne ero inebriato. Capii così che il vero potere è il potere di non esercitare il potere.

La politica italiana è sempre così indecisa?

Il grande archetipo della politica italiana è la commedia dell'arte. Cosa succede a Pulcinella? Viene scaraventato sulla scena e deve cavarsela improvvisando. Non ha una trama. La sua è pura azione. Come il futurismo di Marinetti, le imprese di D'Annunzio, la marcia su Roma di Mussolini, la discesa in campo di Berlusconi, fino ad arrivare al vaffanculo di Grillo.

Salvini, invece?

È ingiusto associarlo a Mussolini. Ingiusto per Mussolini, intendo. Da giovane anarco-sindacalista, apprezzavo le intuizioni del Mussolini socialista, il militante che inventò lo sciopero dei fiammiferi. Forse, Salvini si può associare piuttosto al Mussolini della decadenza. Il duce che si toglie la canottiera e sale sulla trebbiatrice. Comune è la sensibilità mimetica: Mussolini si travestiva da raccoglitore di grano, Salvini si traveste da qualsiasi cosa, cambiando opportunamente felpa.

Non hanno in comune anche il primato agli italiani?

Salvini non mette al primo posto gli italiani: mette al primo posto le paure della società senescente italiana. Il vecchio vive nel terrore della morte. Sa che la morte è imminente. Ignora soltanto come avverrà. Sarà un microbo? Un'infezione? Una ferita? Nell'incertezza, rifugge da qualsiasi contatto, dalla contaminazione, perché la morte potrebbe nascondersi dietro qualsiasi incontro. Nello stesso tempo, però, il vecchio ha bisogno dell'altro. Non può vivere senza. Ed ecco che cos'è la paura degli immigrati: il terrore, tipico di una società vecchia, di morire entrando in contatto con l'altro. Negando così che l'altro è proprio ciò che gli serve per vivere.

A lei la morte cosa fa pensare?

Ai miei nemici. La morte mi ispira una grande gratitudine per i nemici.

Perché gratitudine?

Perché i nemici mi hanno isolato. Mi hanno costretto a rinunciare agli onori. Hanno ferito il mio orgoglio. Ma mi hanno restituito a me stesso. Costringendomi a interrogare il mio vero io. Il più grande regalo della vita.

https://www.huffingtonpost.it/2019/03/10/franco-ferrarotti-allhuffpost-il-piacere-del-potere-e-troppo-intenso-di-maio-e-salvini-dureranno-per-5-anni_a_23688836/

 

I “barbari” sono vicini a cristianizzarsi. L’evoluzione di Lega e M5S, di Corrado Ocone

C’è un elemento che accomuna la Lega e il Movimento 5 Stelle in queste ultime settimane, oltre le diatribe e i dispetti reciproci di una litigiosa “coppia di fatto”. Esso non si riduce a una questione di contenuti, ma proprio per ciò è forse più essenziale. Lo potremmo chiamare l’abbandono dell’estremismo, che Lenin, uno che di “cambiamento” se ne intendeva, definiva la fase infantile di ogni rivoluzione.

Avete forse notato tutti come da qualche giorno Matteo Salvini, senza un centimetro cedere sui contenuti, abbia moderato i toni e si stia accreditando, anche con i rapporti internazionali che abilmente sta tessendo il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, come un conservatore radicale ma di vecchio stampo. Stefano Folli parla di “nazional-populismo in doppio petto”, ma, comunque sia, fatto sta che la nuova strategia sembra anche quella più adatta a ridimensionare ancora di più Forza Italia, che è ciò di cui la Lega ha nel medio periodo maggior bisogno.

Da parte sua, Luigi Di Maio, facendosi nominare insieme a Davide Casaleggio, “fondatore” di un movimento del tutto ricostituito, ha definitivamente isolato le due “mine vaganti” che rispondevano al nome di Beppe Grillo (relegato ora al ruolo di semplice “garante”) e di Alessandro Di Battista. Entrambi “nostalgici” del Movimento delle origini, quello del “vaffa” per intenderci, i due si sono mossi negli ultimi mesi quasi all’unisono. Mentre Grillo ha fatto gravare su Di Maio (uno di cui ha detto di “conoscere tutto”) l’imprevedibilità e non controllabilità dei suoi (pur rari) interventi pubblici, Di Battista, invece, ha addirittura avuto la possibilità di mettere alla prova le sue idee eterodosse.

Portatore di un’idea di Movimento diversa e molto meno istituzionale, terzomondista e ribellista, antindustrialista e comunitarista, buttato in campo per arginare la fuga dei consensi segnalata dai sondaggi, Dibba non solo non è riuscito nell’impresa ma si è addirittura intestata secondo molti la sonora sconfitta elettorale prima abruzzese, poi sarda. In ogni caso, la riconversione in senso più moderato, ma non trasformistico, delle due forze di governo, non può che avere effetti benefici sulla stabilità del sistema, e soprattutto su quella di un governo destinato a durare per tutta la legislatura. Il tutto, lungo una linea di “populismo dal volto umano” che il premier Giuseppe Conte ha rappresentato sin dall’inizio di questa esperienza.

Preso atto che il sostanziale (e liberale) cambiamento di idee e classi dirigenti c’è stato, e presumibilmente ancor più ci sarà nei prossimi mesi, e che i “barbari” sono sulla via di “cristianizzarsi”, non possiamo che sperare che i vari e complicati punti della nostra agenda politica siano finalmente affrontati. Se mai usciremo dalla crisi di un’eterna transizione che ormai viviamo da trent’anni, averlo fatto con le armi della politica non può che deporre positivamente per la salute di lungo periodo del nostro Paese.

https://formiche.net/2019/03/evoluzione-di-lega-e-m5s/

 

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine_115_Pagina_01.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 115
(2019 - Anno XIV)

quadratino rosso Tema: Ambiente

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  Il 116 è sulla COPPIA (cosa vuol dire oggi essere "coppia"? Quali i ruoli nella coppia? Cos è la fedeltà nella coppia?) in preparazione.

 listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa ci fa diventare razzisti? C'è il razzismo nella Chiesa?),  testi da inviare entro il 15 ottobre 2019.

 listing Il 118 è sull'ECONOMIA CIVILE (Cosa è l'economia civile? I Pro e i Contro di questo modello? Dove è applicato e come?)  testi da inviare entro il 15 novembre 2019.

 listing Il 119 è sul DIALOGO INTERRELIGIOSO  (Quanto abbiamo paura delle altre religioni? Le religioni dialogano tra di loro? Qual'è la finalità del dialogo? Cos'è il fondamentalismo religioso?)  testi da inviare entro il 31 gennaio 2020.

 listing Il 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  testi da inviare entro il 15 marzo 2020.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.