Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Franco Cardini: “Le opposizioni si comportano in modo non democratico. E da questa pandemia non impareremo nulla”, di Tommaso Bedini Crescimanni

Franco Cardini: “Le opposizioni si comportano in modo non democratico. E da questa pandemia non impareremo nulla”, di Tommaso Bedini Crescimanni

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 08/05/2020 17:27
Direttore di ricerca dell’EHESS (école del hautes études en science sociales) di Parigi, fellow dell’università di Harvard, ex consigliere d’amministrazione della Rai e uno dei più importanti storici viventi, Franco Cardini non ha bisogno di presentazioni…

Analista lucido, a volte controcorrente, in questa che più che un’intervista è una conversazione sui tempi presenti, ci offre il suo punto di vista.

Professore, come sta vivendo questo periodo di lockdown?

Cerco di guardare film e di evitare accuratamente i dibattiti televisivi perché ne ho fin sopra i capelli. Tutte le settimane pari ci dicono una cosa e quelle dispari un’altra sempre con l’aria di aver ragione. Sono stufo dei governatori che un giorno si fanno vedere con la mascherina e il giorno dopo dicono che invece bisogna riaprire tutto, tanto per non fare nomi il governatore della Lombardia e del Veneto.

Ecco, bando ai fronzoli. Da storico di razza, ci offra una sua interpretazione della situazione presente. Partiamo dalla politica.

Vedo un comportamento leggero, improvvisato, poco proficuo sia come idee che si vogliono portare avanti sia della situazione in generale da parte delle opposizioniTrovo il sistema democratico attuale pieno di lacune e di contraddizioni, le opposizioni in un sistema democratico dovrebbero fare quello che gli inglesi chiamano l’opposizione di sua maestà, cioè un’opposizione fatta sempre nella prospettiva della collaborazione per quello che è il bene comune e il bene pubblicoIn questa particolare situazione le opposizioni stanno venendo gravissimamente meno a questo obiettivo. È troppo facile, qualunque scelta faccia il governo, obiettare che si sarebbero potute fare scelte diverse, opposte e non pagare nessun dazio per questo, mentre un governo che si prende la responsabilità di prendere delle decisioni e fare delle scelte ha delle ricadute immediate e il risultato è che la società civile poi giudica e giudica sempre nel modo peggiore. Il gioco di tutte le opposizioni attuali, sia all’esterno che all’interno del governo, fare il paragone tra i risvolti peggiori della decisione presa e quelli migliori di una ipotetica risoluzione prospettata sapendo bene che non ci sarà mai la riprova del nove. Il complesso italiano del “ah, te l’avevo detto”, una follia.

Quindi lei è a favore delle scelte del governo in questo frangente?

Io non sono fra quelli che sostengono che il governo italiano abbia sbagliato a fare le scelte che ha fatto e non sono nemmeno dell’avviso che abbia fatto tutto perfettamente, però vede, quando qualcuno deve prendere delle decisioni trovo molto sleale anche in una democrazia da parte delle opposizioni, in situazioni come queste, il non comportarsi come dovrebbe comportarsi un’opposizione democratica. È legittimo che uno stesso gruppo di parlamentari del parlamento italiano attacchi un governo perché spende poco per la sanità o per la scuola e d’altra parte accetti col proprio voto favorevole che lo stesso governo impieghi miliardi di euro per l’acquisto di alcune apparecchiature militari che servono per impegni bellici di non si sa quale tipo? Alludo all’acquisto dei famosi F35.

Un comportamento figlio della “sondaggite”?

I sondaggi non sono il vangelo, non possono nemmeno essere sventolati terroristicamente. Un sondaggio dà una risposta che è già insita in come la domanda viene posta.

La stragrande maggioranza di quello che si dice in politica lo si dice semplicemente in vista di risultati immediati in termini di popolarità o impopolarità che potrebbe portare.

Faccio un esempio: se noi discutiamo di riaprire o no, il leader politico si fa questa domanda: Come posso entrare nelle grazie dell’opinione pubblica? E quindi segue quello che sembra essere la cosa che lo fa salire nei sondaggi. Non si lavora per uscire da questa situazione nel comune interesse ma per far si che l’opinione pubblica trovi le proprie posizioni più opportune e sensate rispetto a quelle della parte avversa.

Passiamo alla storia, quale sarà la memoria storica che avremo di questa pandemia?

Tutto questo ci segnerà pochissimo, ci segnerà molto in termini di recriminazione ma poco in termini di ricordo di elementi negativi per vari motivi, intanto perché c’è un meccanismo di selezione nella memoria individuale e collettiva che attutisce sempre gli aspetti negativi ed esalta quelli positivi delle situazioni che si sono affrontate.

Una frase che si sente dire molto è che siamo in guerra, che questa è una guerra…

È senza dubbio una bella frase retorica. Quelli che dicono questo li manderei a vedere cosa sia veramente una guerra, come quella che stanno vivendo da quarant’anni, a intervalli, in Afghanistan o come quella che da almeno trent’anni dalla prima guerra del Golfo, è in corso in Iraq. Situazioni in cui giorno dopo giorno c’è il pericolo di vedersi bombardati, mitragliati, che non arrivino i medicinali, i viveri. Certo che abbiamo vissuto questa situazione in modo tragico, soprattutto chi non ha una casa o una situazione sufficiente a vivere una la segregazione in modo decoroso o chi ha perso familiari, sono senza dubbio situazioni dirompenti ma attenzione, noi le viviamo sempre da occidentali. Pensiamo che una larghissima parte della popolazione mondiale avrebbe vissuto la pandemia, e la sta vivendo, in modo ancora peggiore. Noi stiamo parlando del virus e delle ricadute per l’occidente, non ci siamo preoccupati quasi per niente di dire cosa sta succedendo in Africa. È uscito un dato di 3 milioni di morti per una combinazione di coronavirus e malaria nel continente ma la notizia è stata data come nota a margine. Senza contare i dati che vengono dal Brasile.

A proposito di Occidente, il Financial Times è uscito un paio di giorni fa con un articolo in cui sostiene che i grandi perdenti della pandemia siano Xi Jinping e Vladimir Putin. L’ha letto?

No, ma ne prendo atto e mi chiedo: non è un grande perdente colui che per molte settimane ha continuato a dire che non stava succedendo nulla, che era tutta propaganda, che ha minacciato perfino di tagliare i fondi all’OMS e che adesso ci sta dicendo che è tutto un complotto cinese? Può anche darsi che, nel breve termine, potrebbe risultare un grande vincente, non è la prima volta che nelle contese internazionali vince il peggiore. Pochi giorni fa un gruppo di armati ha preso il campidoglio dello stato del Michigan in quella che viene considerata la prima democrazia del mondo, è una vittoria o una sconfitta?

Ritornando alle frasi retoriche, diventeremo migliori o peggiori?

Sarei un pessimo storico se dicessi diventeremo questo, diventeremo quello, perché se c’è una cosa che chi studia il passato per interrogarsi sul futuro sa benissimo è che non si possono fare profezie, quando gli storici fanno profezie le sbagliano quasi sempre. 

Per farla breve, non so se diventeremo migliori o peggiori però so che il trend attuale dell’umanità va verso una ricchezza sempre più concentrata in un numero ristretto di mani; in cui le scelte libere vanno diminuendo a favore di scelte determinate da élites che non lavorano per il bene pubblico ma per il profitto, élites finanziare, tecnologiche, economiche, cose rispettabilissime non mi fraintenda, ma che non lavorano per il bene pubblico.

La cosa peggiore che potremmo fare una volta passata la pandemia sarebbe di proseguire su questa strada e non capire la lezione. Mi faccia aggiungere una cosa, il distanziamento sociale in Italia è forte, lo è in tutto l’occidente e specialmente nella libera e felice AmericaDistanziamento sociale infatti significa che di fronte alla necessità di accedere a cure necessarie c’è gente che se le può permettere e altri con possono. Quello che stiamo attuando adesso per la pandemia sarebbe più corretto definirlo distanziamento spaziale.

Detto questo, per gli italiani che futuro si prospetta?

Se uscissimo dalla pandemia con la convinzione che questo sistema iper-liberistico lascia indietro troppe persone che non si possono difendere e che quindi va corretto, se impareremo (e noi italiani siamo particolarmente inadatti, refrattari), che facendo scelte che favoriscono anche la sicurezza e il benessere degli altri se ne ricava un vantaggio anche personale questa sarà una buona lezione che noi avremo avuto dalla pandemia, se dalla pandemia impareremo che se si va contro la legge si può avere un vantaggio personale ma si mettono in difficoltà i concittadini. Faremo questo passo? Noi continuiamo a dire che gli italiani stanno reagendo alla situazione al limite dell’eroismo, io sono molto più scetticoSiamo pur sempre un popolo di evasori fiscali, di gente che cerca in tutti i modi di non pagare le tasse, un popolo di persone che, anche se non costretta, sceglie di lavorare a nero, un paese di furbi. Se noi italiani imparassimo da questa crisi che la furbizia non paga, questo sarebbe un eccellente risultato.

Ne saremo in grado? Su cosa scommette un euro?

Sul fatto che non impareremo nulla.

https://it.businessinsider.com/franco-cardini-le-opposizioni-si-comportano-in-modo-non-democratico-e-da-questa-pandemia-non-impareremo-nulla/

Azioni sul documento
  • Stampa
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Papa Francesco ha inviato domenica 23 aprile 2017 un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori...
Videomessaggio del Santo Padre per Don Milani
Politica in weekend - 2 e 3 luglio 2016
Guida alla riforma costituzionale
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasi un fine 118.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 118
(2020- Anno XVI)

quadratino rosso Tema: Economia civile

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 118 è sull'ECONOMIA CIVILE. Il cartaceo è stato spedito; il PDF lo si trova qui si sopra nella home page.

 listing Il n. 119 è sul DIALOGO INTERRELIGIOSO  è in preparazione.

 listing Il n. 120 è sui DOVERI (si parla spesso di diritti: e i doveri? Cosa intendiamo per doveri? Esistono gruppi, culture e religioni che danno seria testimonianza sui doveri? Come educare ai doveri?)  testi da inviare entro il 30 aprile 2020.

Per il n. 120 lanciamo un’iniziativa per coinvolgere tutti i nostri lettori: Tweet on duty - Un tweet sul dovere

Ti chiediamo di rispondere a una sola di queste domande (indicando nome, cognome, lavoro, città) in maniera sintetica, praticamente non più dei 140 caratteri che si usano in un tweet, da inviare a associazione@cercasiunfine.it o sms o whatsapp al cell. 337 1031728
Ecco le domande, scegline solo una e rispondi!
1. Cosa ti spinge a fare il tuo dovere?
2. Cosa provi nel fare il tuo dovere?
3. Cosa ti aspetti quando fai il tuo dovere?
4. Quali difficoltà incontri quando fai il tuo dovere? 
Testi da inviare entro il 30 aprile 2020.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.