Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Francesco: il virus e il potere nudo degli stati, di Lorenzo Prezzi

Francesco: il virus e il potere nudo degli stati, di Lorenzo Prezzi

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 10/02/2021 10:21
Il potere degli stati è nudo. La sua pretesa di totalità è stata irrisa dalla pandemia, anche se esso è confermato dal fatto che le decisioni in merito sono ancora in mano ai singoli governi…

Di questa situazione si è fatto carico papa Francesco nel discorso dell’otto febbraio ai membri del corpo diplomatico accreditato presso Santa Sede (183 stati, 88 con sede diplomatica a Roma) concentrando l’interpretazione dell’anno 2020 sulle conseguenze del Covid-19.

«Le ricadute della pandemia sono davvero globali, sia perché essa  coinvolge di fatto tutta l’umanità e i paesi del mondo, sia perché incide su molteplici aspetti della nostra vita, contribuendo ad aggravare “crisi tra loro fortemente interrelate, come quella climatica, alimentare, economica e migratoria”».

L’elenco diventa sistematico: crisi sanitaria, ambientale, economico-sociale, politica, antropologica. In un discorso ai governi la questione pandemica si intreccia ad assonanze e dissonanze delle varie potenze politiche rispetto all’opera della Santa Sede. Così pure il riconoscimento di alcuni punti mondiali indicati come particolarmente gravi. Ne accenno, prima di affrontare l’illustrazione delle singole crisi.

Le potenze e la Santa Sede: assonanze e dissonanze

Nei confronti di Russia e USA vi è un apprezzamento per l’estensione del Trattato sulla riduzione delle armi strategie – New-Start, ma non dev’essere loro piaciuta la richiesta dell’arresto della corsa agli armamenti (nucleari, chimici e convenzionali) e, per quanto riguarda la Russia, l’accenno alle guerre del Caucaso (Armenia-Azerbaigian), senza ignorare quella in Ucraina e Georgia. Dall’insieme è molto evidente la rinnovata (non totale) sintonia con la nuova amministrazione americana di J. Biden.

Verso l’Unione Europea vi sono due rilievi positivi. Il primo riguarda la sua capacità di reagire insieme rispetto alla crisi economica, attraverso il piano Next Generation UE (750 milioni di euro di investimenti che riguardano l’innovazione industriale, abitativa, ecologica e digitale). Il secondo, più sfumato per le resistenze di alcune nazioni come Polonia e Ungheria, si riferisce all’atteso nuovo patto sulle migrazioni. All’Europa e all’insieme dell’Occidente è indirizzata la constatazione «che, con il pretesto di garantire presunti diritti soggettivi, un numero crescente di legislazioni del mondo, appare allontanarsi dal dovere imprescindibile di tutelare la vita umana in ogni sua fase».

Maggiori consonanze con le Nazioni Unite. Sono citati il trattato per la proibizione delle armi nucleari, l’impegno dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e la prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP26, Glasgow). Un consenso che si estende più in generale a tutto il sistema multilaterale di rapporti fra gli stati. Prevedibile anche la citazione positiva sull’Accordo Cina – Santa Sede sulla nomina dei vescovi, rinnovato nel 2020. Tema discusso e accordo aspramente criticato dall’amministrazione Trump.

Resta la distanza rispetto alla crescente diffidenza di Europa e USA nei confronti della Cina. Biden in un discorso il 4 febbraio scorso ha rimarcato la fermezza nei suoi confronti e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha più volte confermato che il paese asiatico è «un partner negoziale, un concorrente economico e un rivale sistemico».

Ma ambedue riconoscono la legittimità e forse l’opportunità dell’apertura della Santa Sede che, da parte sua, non è certo disponibile a non vedere le violazioni ai diritti umani a Hong Kong, verso i tibetani e gli uiguri. Del resto le esplicite parole critiche sulla svolta militare del Myanmar sono una denuncia indiretta all’incapacità della Cina a moderare la pretesa dei militari locali a lei fortemente legati.

I punti caldi degli scontri di guerra, delle tensioni e dei disastri naturali sono riconosciuti soprattutto in Africa: Burkina Faso, Mali, Niger, Sudan, Sud-Sudan, Mozambico, Sahel, Repubblica Centrafricana, Libia. Vi è un accenno alle situazioni più gravi in America Latina e alla penisola coreana in Asia. Più accorata l’invocazione della pace per il Medio Oriente, in particolare, per Siria, Yemen, Israele-Palestina.

Quest’anno l’attenzione è sul Libano che «rischia di perdere la sua identità», andando incontro al «fallimento del paese, con la possibile conseguenza di pericolose derive fondamentaliste». E il terrorismo fondamentalista è indicato come una «grave piaga di questo nostro tempo».

Cinque crisi

L’elenco delle crisi comincia con quella sanitaria che impatta dimensioni fondamentali del vivere: la malattia e la morte. Papa Francesco sottolinea «l’accesso universale all’assistenza sanitaria di base», sottraendo la cura della salute alla logica del profitto. La distribuzione equa dei vaccini anti-covid va accompagnata da comportamenti personali responsabili.

La crisi ambientale è il segnale della malattia della terra. «Certamente vi sono profonde differenze fra la crisi sanitaria provocata dalla pandemia e la crisi ecologica causata da un indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali. Quest’ultima ha una dimensione molto più complessa e permanente, e richiede soluzioni condivise di lungo periodo. In realtà, gli impatti, ad esempio, del cambiamento climatico siano essi diretti, quali gli eventi atmosferici estremi come alluvioni e siccità, oppure indiretti, come la malnutrizione o le malattie respiratorie, sono spesso gravidi di conseguenze che permangono per molto tempo».

La crisi economica e sociale è conseguenza di una «economia basata sullo sfruttamento e sullo scarto sia delle persone, sia delle risorse naturali». «Serve una sorta di “nuova rivoluzione copernicana” che riponga l’economia a servizio dell’uomo e non viceversa». Le attuali difficoltà colpiscono i più poveri, quanti operano in settori informali, senza alcuna assicurazione e copertura, e quanti sono vittime delle diverse emergenze umanitarie, in particolare i profughi, rifugiati e migranti.

Non meno grave la crisi politica e democratica. «Mantenere vive le realtà democratiche è una sfida di questo momento storico, che interessa da vicino tutti gli stati; siano essi piccoli o grandi, economicamente avanzati o in via di sviluppo». «Lo sviluppo di una coscienza democratica esige che si superino i personalismi e prevalga il rispetto dello stato di diritto. Il diritto è infatti il presupposto indispensabile per l’esercizio di ogni potere e deve essere garantito dagli organi preposti indipendentemente dagli interessi politici dominanti».

Ma la crisi più grave è la crisi antropologica, la crisi dei rapporti umani. Nonostante il positivo apporto delle nuove tecnologie i lunghi mesi di isolamento e confinamento stanno producendo una «catastrofe educativa». Per il bene delle future generazioni c’è bisogno di una «rinnovata stagione di impegno educativo che coinvolga tutte le componenti della società». A partire dalla famiglia.

Breve ma intenso il richiamo alla conseguenze del virus sulle libertà personali, fra cui anche quella della fede, con i confini imposti alle attività di culto, di educazione e di carità. Se le limitazioni sono comprensibili in ordine alla salute di tutti, «non bisogna tuttavia trascurare che la dimensione religiosa costituisce una aspetto fondamentale della personalità umana e della società, che non può essere obliterato».

«Non si può ritenere la dimensione spirituale e morale della persona come secondaria rispetto alla salute fisica». «La libertà di culto non costituisce peraltro un corollario della libertà di riunione, ma deriva essenzialmente dal diritto alla libertà religiosa, che è il primo e fondamentale diritto umano». Solo così si capisce come «fraternità e speranza (siano) come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno, al pari dei vaccini».

http://www.settimananews.it/papa/francesco-il-virus-e-il-potere-nudo-degli-stati/

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo:

Vico II Spineto,2 (c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)

76013 Minervino Murge (BT)

per info:

mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it

cell: 349 6534286

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 124
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Pianeta che vogliamo

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  è in preparazione. 

 listing Il n. 126 è su "Il rispetto dell'identità sessuale"  (cosa intendiamo per identità sessuale? Come rispettarla nella vita quotidiana? Quali tutele politiche e giuridiche introdurre?). Tc

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). Testi da inviare entro il 28 febbraio 2022.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.