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Fortezza Danimarca, di Matteo Villa e Alessia De Luca

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 07/06/2021 09:18
La Danimarca approva una legge che delocalizza i richiedenti asilo in un paese terzo. Timori Ue e Onu per un ‘effetto domino’…

Il Parlamento della Danimarca ha approvato una nuova legge che permetterà di processare le richieste di asilo e protezione internazionale in un paese extra-europeo. Il provvedimento, che arriva poche settimane dopo la decisione di Copenaghen di rimpatriare i rifugiati siriani nel loro paese considerato ormai “sicuro”, fa discutere e riporta – ancora una volta – in primo piano l’assenza di una politica comune europea sul dossier migratorio. Per l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) Filippo Grandi, la legge danese è contraria “ai principi della cooperazione internazionale in materia di rifugiati”, e rischia di innescare un effetto domino: “Altri paesi in Europa e nelle regioni vicine esploreranno la possibilità di limitare la protezione dei rifugiati sul proprio suolo”. Preoccupazioni condivise dalla Commissione Europea, secondo cui la legge “è incompatibile con le attuali regole dell’Ue e con la proposta del nuovo Patto per le migrazioni”, il quale “è basato sul diritto d’asilo come diritto fondamentale dell’Ue”. Nel paese scandinavo in cui vivono circa 5,8 milioni di abitanti, il numero di richiedenti asilo è calato dai 21mila del 2015 ai 1.500 del 2020. Di questi, solo 601 hanno ottenuto l’asilo, il numero più basso degli ultimi 30 anni

Tra il dire e il fare...?

In base alla nuova legge, i richiedenti asilo in arrivo in Danimarca saranno trasportati in un paese terzo dove la loro domanda verrà esaminata. In caso di approvazione della richiesta, l’autore non ottiene di poter entrare in Danimarca ma è autorizzato a rimanere nel paese terzo, in caso contrario sarà la stessa nazione ad espellerlo. Se realizzata, la nuova norma farebbe quindi della Danimarca il primo paese europeo a esternalizzare l’esame delle richieste di asilo fuori dell’Europa e il primo a vietare del tutto l’arrivo di migranti sul suo territorio. Il condizionale, però, è d’obbligo dato che, al momento, nessun paese ‘terzo’ si è fatto avanti per accogliere la proposta danese. Secondo il quotidiano Jyllands-Posten, il governo di Copenaghen ha avuto colloqui con Ruanda, Tunisia, Etiopia ed Egitto, senza però arrivare a un'intesa. Ma in particolare è il Ruanda – che già ospita 130mila profughi dal Burundi e dal Congo, oltre a 500 migranti trasferiti dai centri libici in base a un accordo Onu – su cui il governo punterebbe per raggiungere un accordo. Dal Kigali, che ha recentemente accolto in visita il ministro danese per l’immigrazione Mattias Tesfaye con cui ha sottoscritto un memorandum d’intesa per l’asilo e la migrazione, fanno sapere che “non ci sono accordi in tal senso”.

Detenzione off-shore?

L’esternalizzazione delle procedure di richiesta asilo, sebbene sollevi numerosi interrogativi sia sulla protezione che sull'accesso stesso dei chiedenti all’iter, è una questione che rispunta ad intervalli regolari. Nel 2018 era stata la stessa Commissione Ue a proporla sotto forma di “piattaforme di sbarco regionali” in paesi extra Ue, la cui creazione si è sempre arenata di fronte alle perplessità, quando non alla contrarietà vera e propria, dei paesi consultati. Anche il Regno Unito lo scorso anno aveva considerato l'idea di costruire un centro per la richiesta di asilo sull'isola di Ascensione, nell’Atlantico meridionale, ma ha deciso di non procedere, mentre i campi per il trattamento dei richiedenti asilo a Nauru e Papua Nuova Guinea voluti dall’Australia si sono di fatto trasformati in centri di detenzione prolungata e illegale secondo il diritto internazionale. Dura la condanna della Ong danese Danish Refugee Council, per cui l'idea di esternalizzare la responsabilità del trattamento delle domande dei richiedenti asilo è “irresponsabile e priva di solidarietà” mentre “i parlamentari hanno votato il provvedimento alla cieca”, poiché “il modello che hanno sostenuto, di fatto, non esiste”.

Europa in alto mare?

Quello della Danimarca è solo l’ultimo tentativo in ordine di tempo, di scaricare il problema dei migranti ad altri. Se il progetto – voluto dai socialdemocratici della premier Mette Frederiksen, sostenuto dall'opposizione di destra e approvato con una maggioranza di 70 voti a favore e 24 contrari – approderà a un risultato concreto, è ancora tutto da vedere. Intanto, la preoccupazione delle istituzioni internazionali resta: il timore è che delocalizzare le procedure di asilo in paesi che offrono meno garanzie possa minare la sicurezza dei rifugiati e compromettere i loro diritti umani. La Commissione europea ha fatto sapere che analizzerà la legge danese “prima di intraprendere ulteriori azioni”. Di certo la mossa di Copenaghen inasprisce la gestione di un dossier che ha già mostrato tutta la sua criticità in seno all’Unione e rischia di complicare ulteriormente il negoziato tra i Ventisette sul nuovo Patto per le migrazioni proposto dalla Commissione Ue. Del tema, e della richiesta del governo di Roma per un ricollocamento dei migranti, i ministri degli Interni torneranno a parlare martedì prossimo in Lussemburgo. Ma le chances di trovare un accordo condiviso sono scarse. Finora solo tre paesi – Irlanda, Lituania e Lussemburgo – si sono detti pronti ad accogliere poche decine dei migranti recentemente arrivati in Italia.

Commento 

"Proporre una soluzione infattibile per un problema che, al momento, non esiste. Sembra essere questa la scelta dei paesi europei quando si tratta di scegliere come gestire le migrazioni irregolari, anche quando riguardano un numero esiguo di richiedenti asilo. Numeri gestibili di persone che, in quanto potenzialmente perseguitate, meriterebbero quantomeno di essere ascoltate prima di essere respinte.

La proposta danese assomiglia ai tentativi già visti di esternalizzare ai paesi terzi non solo la gestione dei flussi migratori, ma anche il “peso” dell’accoglienza. È andata male nel 2018, andrà probabilmente male anche oggi. Ma il continuo ricascarci dei governi Ue è la spia che, sulle migrazioni, ancora non ci è facile spogliarsi dalle emozioni e affrontare la sfida che abbiamo di fronte con lucidità e razionalità".

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ispitel-fortezza-danimarca-30727

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