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Formare il governo, di Stefano Ceccanti

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 17:12
Il sen. Ceccanti spiega con chiarezza cosa dice la nostra Costituzione su come formare il governo...

 

 

Formazione del Governo: il problema non è il prefisso o l'aggettivo al sostantivo incarico, sono le condizioni rigorose per trasformarlo in nomina

In Costituzione (art. 92) l' "incarico" non c'è, c'è solo la nomina del Presidente del Consiglio da parte del Presidente della Repubblica, nomina collegata alla necessità di avere la fiducia parlamentare entro dieci giorni (art. 94).

Tutto quanto c'è prima, che colelga il potere del presidente al sistema politico-parlamentare, cioè i vari tipi di incarico, indipendentemente da come li vogliamo chiamare, aggettivare ("esplorativo"), far precedere da prefissi ("pre-incarico") costituisce comunque, al di là delle differenze interne, un mondo a sé rispetto alla nomina, unificato sotto il segno della precarietà.

In genere si parla di "incarico esplorativo" solo quando viene coinvolto un Presidente di assemblea parlamentare, più fequentemente quello del Senato (primo caso Merzagora nel 1957, ultimo potrebbe essere considerato quello a Marini nel 2008) per assicurare un supplemento di informazioni non esponendo direttamente il Presidente della Repubblica e per non bruciare direttamente il vero e proprio incaricato, che di norma dovrebbe essere una persona diversa. Si parla di pre-incarico quando la situazione è ancora molto confusa, ma si delinea già una possibile ipotesi, come accadde con d'Alema nel 1998.

Anche quando, però l'incarico si definisce "pieno" siamo in realtà sempre nel provvisorio, come dimostra la forma, che è sempre, a partire dalla Presidenza Gronchi, quella di un mandato conferito oralmente e spiegato con un comunicato del Quirinale, non stabilito con un decreto formale, e come dimostra la formula di accettazione che è quasi sempre con riserva. Fece eccezione Berlusconi nel 2008 che accettò senza riserva perchè il risultato elettorale era univoco. E' anche pensabile persino una revoca dell'incarico nei casi in cui le trattative sembrino infruttuose oppure se l'incaricato voglia sciogliere la riserva pur non avendo palesemente ottenuto un accordo.

Insomma l'incaricato, dopo che gli è stato conferito un mandato, ha sì un certo grado di autonomia, ma il dominus del procedimento resta alla fine sempre il Presidente della Repubblica perché a lui l'art. 92 dà il potere di nomina.

Qualcuno ha fatto rilevare che in qualche caso limitato, durante la prima fase della Repubblica, fu nominato un Presidente del Consiglio (ultimo caso il Fanfani VI nel 1987) che non aveva credibilmente dietro una maggioranza, ma ciò, che costituiva una forzatura rispetto all'art. 94 della Costituzione (che suppone un Governo credibilmente in grado di prendere la fiducia), funzionava per la forza di una parte del sistema dei partiti sul Presidente della Repubblica venuta meno nella seconda fase della Repubblica. In questo caso un'evoluzione più coerente col testo della nostra Costituzione che, anche su questo punto, configura una sorta di "correttivo presidenziale " alle crisi, è significamente diversa da quella delle altre forme parlamentari varate nel medesimo periodo.

Ovviamente, però, in presenza di rigidità estreme delle forze politiche neanche il correttivo presidenziale potrebbe fare miracoli ed evitare nuove elezioni anticipate.

 

fonte: http://www.huffingtonpost.it/../../stefano-ceccanti/formazione-del-governo-il-problema-non-e-il-prefisso-o-laggettivo-al-sostantivo-incarico-sono-le-condizioni-rigorose-per-trasformarlo-in-nomina_b_2829858.html

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