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Eurispes: il potere in Italia esclude giovani e donne

creato da Denj — ultima modifica 21/07/2016 16:47
La classe dirigente italiana non si rinnova e dà vita ad una vera e propria gerontocrazia nella quale gli anziani monopolizzano il potere.

 

La classe dirigente italiana non si rinnova e dà vita ad una vera e propria gerontocrazia nella quale gli anziani monopolizzano il potere: quattro persone su cinque con potere hanno più di cinquant'anni (79,5%) mentre i giovani fino a 35 anni rappresentano solo il 3% dell'intera classe dirigente e di questi il 71% è costituito da sportivi. La fotografia, allarmante, arriva dal rapporto 'Classe dirigente: il profilo del potere in Italia' presentato oggi dall'Eurispes. «Quanto emerge dalla nostra ricerca - sottolinea il presidente dell'Eurispes, il professor Gian Maria Fara - è una vera e propria antropologia del potere, che tanto può raccontare sia sui personaggi che rientrano nella classe dirigente vera e propria, sia sulla società di cui tale classe dirigente è, bene o male, espressione».

IL POTERE IN ITALIA, GERONTOCRAZIA PER SOLI UOMINI
Gli uomini - dice la ricerca - rappresentano ben l'85% della classe dirigente, a fronte di un contenuto 15% di donne. Sebbene il numero delle donne potenti sia raddoppiato in vent'anni (erano il 7,8% del totale nel 1992 a fronte del 92,2% degli uomini), la presenza femminile nelle posizioni di potere continua a rappresentare un'eccezione. Allo stesso tempo, le élite al potere hanno le caratteristiche di una vera e propria gerontocrazia, che offre pochi margini al ricambio generazionale. In 8 casi su 10 (79,5%) contano gli over 50. Infatti il potere si concentra soprattutto nelle mani di quanti hanno un'età tra i 51 e i 65 anni (40,2%) e tra quanti hanno più di 65 anni (39,3%). Solo il 17,5% dei personaggi potenti e celebri ha tra i 36 e i 50 anni, mentre i giovani (fino a 35 anni) costituiscono uno sparuto 3%.

IL 91% CLASSE DIRIGENTE IN ITALIA, GLI ALTRI ALL'ESTERO
Il 91,1% della classe dirigente italiana risiede in Italia, mentre il restante 8,9% all'estero. Questo dato - secondo l'Eurispes - può essere interpretato come un segnale del fatto che in molti casi l'Italia non riesce a trattenere i propri talenti, che scelgono di trasferirsi all'estero una volta raggiunto il successo, o che lasciano il nostro Paese trovando maggiori opportunità professionali in terra straniera. Nella maggioranza dei casi i personaggi di potere residenti in Italia svolgono la loro attività al Centro (53,4%); elevata anche la percentuale di chi opera al Nord (Nord-Ovest: 30,8%; Nord-Est: 10,5%). E' invece molto scarsa la presenza degli italiani potenti e celebri al Sud (3,7%) e nelle Isole (1,6%). Aggregando i dati sui residenti all'estero, si evince come l'intero Mezzogiorno ospiti soltanto il 4,8% della classe dirigente, mentre il Centro, da solo, supera nettamente l'intero Nord: 48,7% contro 37,6%.

POTERE E ISTRUZIONE BINOMIO INSCINDIBILE
Potere ed istruzione formano un binomio inscindibile: l'83,3% dei personaggi della power élite nostrana ha una laurea, a fronte di un 16,7% di diplomati. La buona notizia è che rispetto a vent'anni fa il livello di istruzione della classe dirigente italiana si è significativamente innalzato: i laureati sono passati dal 66,1% all'83,3%.

POLITICA IL PRINCIPALE CAMPO DELLA CLASSE DIRIGENTE
Il principale campo di attività della classe dirigente è la politica: in questo settore è attivo un quarto del campione (24,6%). Ben rappresentato è anche l'ambito della cultura (22,4%), a cui fa seguito, al terzo posto, quello economico (19,2%). Il settore dell'arte e dello spettacolo interessa l'11,5% del campione, il 9,6% lavora nelle libere professioni, il 5,3% nello sport.

PROFESSIONISTI DEL POTERE
Se si prendono in considerazione le singole professioni, emerge che oltre un quinto del campione (21,7%) ha intrapreso la carriera politica, intesa come una vera e propria professione di lunga durata. Al secondo posto, fra le professioni più diffuse presso la classe dirigente, troviamo i professori (più in generale, gli intellettuali, 18,5%), seguiti dai manager/dirigenti aziendali (14,7%). Ad una significativa si classificano i giornalisti (5,3%) e gli sportivi (5,2%).

VANNO D'ACCORDO VITA FAMILIARE E POTERE?
Non sempre il potere si associa alla vita familiare o ad una vita di coppia stabile: è sposato il 46,1% dei potenti (contro il 53,9%). Un fenomeno ancora più marcato tra le donne: solo un terzo (33,2%) è sposato rispetto al dato che indica come sposata quasi la metà degli uomini di potere (48,4%), a fronte di un terzo delle donne. Più della metà del campione ha dichiarato di non avere figli o non ha reso noto il dato (55,3%).

 

 

 

fonte: www.unita.it/economia, 08.11.2012

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