Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Etica della legalità vs etica criminale, di Paola Zampieri

Etica della legalità vs etica criminale, di Paola Zampieri

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 14/12/2021 09:58
Omertà e intimidazione sono tratti caratteristici della mafia; collateralità e connivenza scattano anche solo per l’indifferenza generale. L’ex procuratore Antonio Fojadelli richiama alla vigilanza e all’impegno di ciascuno come resistenza a qualunque tentazione di compromesso…

Il mafioso può anche cambiare vita, ma i nomi non li fa; altrimenti è un uomo morto. Omertà e intimidazione sono le due caratteristiche dell’associazione criminale di tipo mafioso. Parte dai fondamenti, l’articolo 416bis del codice penale l’intervento di Antonio Fojadelli al seminario-laboratorio “Etica sociale ed educazione alla legalità” promosso dalla Facoltà teologica del Triveneto con il contributo della Regione Veneto.

Pretore a Venezia dal 1970 al 1978 e poi sostituto procuratore fino al 1992; coordinatore della Direzione distrettuale antimafia a Venezia dal 1992 al 1997; procuratore capo presso il tribunale di Vicenza dal 1997 al 2003 e poi di Treviso fino al 2011, Fojadelli nella sua quarantennale carriera in magistratura conta diversi successi, fra cui lo smantellamento della mafia del Brenta.

È di questi giorni la notizia di un’inchiesta della Dda di Venezia che ha documentato la ricostituzione di un’organizzazione di cui facevano parte molti ex affiliati di Felice Maniero con un piano criminoso per il controllo del territorio.

Una crisi diffusa

«L’etica è un complesso di norme di comportamento in cui una società si identifica. Anche l’etica criminale, mafiosa è un’etica: pensiamo a Provenzano, alla sua sobrietà di vita, al rispetto per le donne, per la religione. Chi viene meno all’etica è l’infame, colui che parla; chi è debole di carattere rappresenta un rischio e va soppresso» ha spiegato Fojadelli, che ha proseguito insistendo sulla necessità di contrapporre all’etica mafiosa l’etica della legalità.

«Oggi una profonda crisi investe i principi del rispetto e della lealtà nel rapporto fra l’individuo e il potere, l’Autorità. Con la A maiuscola – chiosa – intendo un concetto di gerarchia non economica, non sociale né meritocratica, ma la piramide delle responsabilità cui non si può sfuggire e a cui ciascuno è chiamato, soprattutto chi governa. È evidente la crisi dei partiti, del concetto di rappresentanza politica (quante volte il cittadino dice: “non m’importa, sono tutti uguali!”), della pubblica amministrazione, delle istituzioni (pensiamo alla magistratura con il caso Palamara)».

Una crisi più ampia colpisce tre aree fondamentali che un tempo operavano ed educavano con alleanza: la famiglia, la scuola, la Chiesa.

Diritto ed etica: rilegittimazione ed educazione

Di fronte a questo quadro occorre reagire ed essere propositivi. Come? «Attraverso una rilegittimazione – risponde Fojadelli –, attraverso l’educazione intesa nel senso etimologico di trarre fuori dall’individuo ciò che ha già dentro: vivere nella società nel rispetto di regole certe in cui ci identifichiamo, cioè della legalità, dei principi etici e in obbedienza alle leggi».

Si pone qui la questione: quale legalità? Un adeguamento alla norma positiva? Così inteso, il concetto di legalità richiamerebbe alla mente l’adesione cinica e formale del periodo nazifascista, cui gli Stati reagirono con un complesso di norme superiori alle leggi ordinarie: le Costituzioni. «Le norme qualificanti le Costituzioni hanno un contenuto etico – sottolinea – non giuridico, perché affermano principi della società a cui appartengono: il rispetto per la vita, l’uguaglianza, i diritti inviolabili dell’uomo e i doveri inderogabili (esemplare l’art. 2 della nostra Costituzione)». C’è una distinzione concettuale fra il mondo formale del diritto e il mondo sostanziale dei principi: «Soltanto questi fondamenti sono il soffio che dà vita al diritto, il quale potrebbe, da solo, portare a esiti tragici (vedi nazismo e fascismo). È questo l’anello che lega diritto ed etica».

Vigilanza individuale contro ogni compromesso

Se i caposaldi si indeboliscono, si allentano i confini fra mondo legale e mondo criminale. Il valore della lealtà sostituito con la sopraffazione, la supremazia, il potere economico, l’esasperata affermazione dell’io non coincide forse con gli obiettivi della criminalità? Acquisire denaro perché genera potere che a sua volta genera denaro è il circolo tipico della logica criminosa.

«Collateralità e connivenza rendono difficile riconoscere l’area del lecito dall’illegale. C’è rischio di contiguità. Pensiamo all’usura, che crea alleati: chi denuncerà chi gli fornisce il denaro di cui necessita? Oppure alle infiltrazioni nelle imprese in difficoltà, agli appalti, al gioco clandestino. Ma l’area della contiguità, mano a mano che ci si allontana dal centro, diviene sempre meno riconoscibile. L’evasione fiscale, grande o piccola, per la quale ci autoassolviamo (“pago già tante tasse!”), si inserisce a pieno titolo nel circuito criminale e diventa una sorta di complicità, come anche la nostra indifferenza».

È necessario quindi un accrescimento della nostra sensibilità per distinguere l’etica accettabile e l’etica non accettabile, per cui è fondamentale il ruolo dell’educazione. «La vigilanza individuale deve diventare resistenza a qualunque tentazione di compromesso».

Il senso della legalità deve partire dalle istituzioni. «Non bastano i grandi proclami – afferma Fojadelli – ma occorre essere incisivi sul piano politico e prima di tutto culturale». Certo, lo Stato deve fornire i mezzi adeguati di contrasto alle diversificate forme di criminalità. La microcriminalità, in particolare, è il mondo in cui la mafia fa proseliti: facendo balenare la prospettiva di un futuro di benessere economico, si crea alleati e costruisce un consenso diffuso che diviene omertà a difesa del tacito patto instaurato. Di nuovo, omertà e intimidazione. Il cerchio si chiude.

«L’ultimo pericolo – conclude Fojadelli – è la rassegnazione. Pensare che la criminalità è sempre esistita, che non ce la faremo mai a vincerla e tanto vale adattarsi e cercare il male minore, cioè convivere, è esattamente ciò che la criminalità desidera. Quando c’è silenzio attorno a noi vuol dire che la criminalità lavora in pace».

http://www.settimananews.it/diritto/etica-della-legalita-vs-etica-criminale/

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo:

Vico II Spineto,2 (c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)

76013 Minervino Murge (BT)

per info:

mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it

cell: 349 6534286

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 124
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Pianeta che vogliamo

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  è in preparazione. 

 listing Il n. 126 è su "Il rispetto dell'identità sessuale"  (cosa intendiamo per identità sessuale? Come rispettarla nella vita quotidiana? Quali tutele politiche e giuridiche introdurre?). Tc

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). Testi da inviare entro il 28 febbraio 2022.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.