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Esplode la povertà. E il welfare arranca, di Paolo Lambruschi

creato da webmaster ultima modifica 21/07/2016 16:37
Al quarto anno di crisi esplode la povertà delle fasce più deboli degli italiani, soprattutto pensionati e casalinghe. Semplificando, si sono messi in fila davanti al centro di ascolto parrocchiale insieme alle famiglie straniere. Ed esplode parimenti l’«evidente incapacità» del sistema di welfare di farsi carico delle nuove povertà e delle nuove emergenze sociali. È quanto denuncia la Caritas Italiana nel suo Rapporto sulla povertà 2012.


Al quarto anno di crisi esplode la povertà delle fasce più deboli degli italiani, soprattutto pensionati e casalinghe. Semplificando, si sono messi in fila davanti al centro di ascolto parrocchiale insieme alle famiglie straniere. Ed esplode parimenti l’«evidente incapacità» del sistema di welfare di farsi carico delle nuove povertà e delle nuove emergenze sociali. È quanto denuncia la Caritas Italiana nel suo Rapporto sulla povertà 2012.

«La rilevazione – spiega don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana – attraverso un campione di 191 Centri di ascolto in 28 diocesi, fotografa i profili di 31mila persone nel 2011 e 22mila fino a giugno 2012 che si sono rivolte alla Caritas, aiutandoci a capire come la crisi stia fortemente incidendo sulle vecchie povertà, facendone nel contempo emergere di nuove. E i dati del primo semestre 2012 indicano un ulteriore aggravamento». Viene confermata la presenza di una quota maggioritaria di stranieri rispetto agli italiani (70% contro il 30 nel 2011), ma i nostri connazionali sono aumentati in misura esponenziale negli ultimi due anni. Biennio in cui, per contro, sono diminuiti dell’11% homeless e gravi emarginati e agli sportelli della Caritas si è affacciata la gente normale, la piccola borghesia della porta accanto. Nel 2009 gli italiani erano il 23,1% mentre nei primi sei mesi del 2012 hanno raggiunto il 33,3%. Impressionante l’aumento di casalinghe (+177%), anziani (+51%) e pensionati (+65%).

La solitudine aggrava i problemi. Cosa chiedono alla parrocchia? Si torna a domandar risposta ai bisogni primari, quindi alimenti e prodotti per neonati, apparecchiature e materiale sanitario, biglietti per viaggi, buoni pasto, servizi di igiene personale, mensa, mezzi di trasporto, mobili, casalinghi, vestiti, viveri. Le 449 mense di carità hanno erogato nel 2011 ben sei milioni di pasti - 16.514 al giorno - su tutto il territorio nazionale.
Gli interventi di erogazione di beni materiali per la sopravvivenza aumentano del 44,5% e del 122,5% le attività di orientamento (professionale, a servizi, a opportunità formative). Meno frequente l’erogazione diretta di sussidi, che ha coinvolto in misura quattro volte superiore gli italiani (23,8%) rispetto agli stranieri (6,9%). Questo a causa dell’età media più alta rispetto ai migranti e alla maggior diffusione di disabilità.

I disoccupati rimangono stabili - sei su dieci, - la stragrande maggioranza degli altri utenti lavora, ma vive in una condizione di occupazione precaria, malpagata, irregolare.
L’incidenza degli immigrati raggiunge valori massimi al Centro e al Nord, mentre, per l’elevato numero di poveri italiani, è più bassa nel Mezzogiorno. L’indagine segnala un progressivo peggioramento delle condizioni delle famiglie di lavoratori stranieri, sulle quali lamenta il
disinteresse dei media. Eppure sono le più coinvolte nella crisi, che le ha colpite inaspettatamente quando avevano acquisito da poco un relativo benessere, causando la perdita del lavoro, dell’abitazione e la caduta a volte repentina in stato di irregolarità amministrativa. È paradossale, ma il licenziamento di molti immigrati è arrivato in prossimità dell’agognato ricongiungimento familiare, aggravando la situazione.

Molti drammi sono causati dai limiti del welfare pubblico, un «percorso a ostacoli» per i bisognosi.
Il rapporto Caritas ne denuncia l’inefficienza, data dal mancato coordinamento tra livello nazionale e locale nella gestione delle misure economiche, poi dall’«estremo ritardo» con cui si attiva il sostegno economico. Infine, dai tagli che stanno determinando la «chiusura o la negazione repentina dei diritti a una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo fa, beneficiavano dell’intervento ».

Bocciate anche le misure di contrasto alla povertà degli scorsi anni ('carta acquisti', bonus famiglia, abolizione dell’Ici sulla prima casa e bonus elettrico). Però il rapporto è dedicato ai 'ripartenti' perché la narrazione degli operatori Caritas racconta la speranza di ripartire di molti poveri. Che purtroppo non trovano sempre adeguato sostegno accanto alla fantasia della carità.

Fonte: “Avvenire” del 18 ottobre 2012

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