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Epochè, di Pietro Urcioli

creato da Denj — ultima modifica 15/09/2015 09:14
I facili entusiasmi sono del tutto inopportuni per chi, come me, è giunto alla soglia dei cinquant’anni. Anche io, sia chiaro, mi sono commosso davanti al teleschermo; ma...

 

I facili entusiasmi sono del tutto inopportuni per chi, come me, è giunto alla soglia dei cinquant’anni. Anche io, sia chiaro, mi sono commosso davanti al teleschermo; ma a qualche ora di distanza la riflessione si fa più cauta e non condizionata dall’emotività.

Anche Wojtyla iniziò in maniera splendida il suo pontificato con quel “Se mi sbaglio mi corigerete”; peccato, però, che poi non diede ad alcuno questa possibilità, men che meno ai teologi più progressisti, espulsi uno a uno. E anche il pontificato di Ratzinger iniziò sotto i migliori auspici se si rammenta che nel settembre 2005 il papa teologo volle incontrare Hans Kung, cacciato da Wojtyla nel 1979 e mai più ricevuto in Vaticano; peccato, però, che poi siano seguiti i lefebvriani, la messa in latino, i valori non negoziabili.

Occorre, perciò, sospendere il giudizio: quello che vale questo pontefice lo vedremo nei prossimi mesi. E non attraverso i discorsi ufficiali pronunciati nel corso di eventi trasmessi in mondovisione ma attraverso quegli atti che non assurgono agli onori della cronaca, riportati solo dalla stampa specializzata; lo vedremo attraverso le prime nomine episcopali, attraverso la piega che prenderà il dialogo con i lefebvriani, attraverso l’atteggiamento della Santa Sede nei confronti dei parroci austriaci e delle suore americane.

Per il momento, mi è sembrato un sogno vedere un pontefice che alla sua prima apparizione pubblica invece di sollecitare l’applauso della piazza invita il popolo alla preghiera, si qualifica come vescovo di Roma e non come papa, chiede a capo chino la benedizione dei fedeli, attribuisce alla Chiesa di Roma il primato della carità, si rivolge a tutti gli uomini di buona volontà. E mi è sembrato un sogno anche sentirgli dire “E adesso incominciamo questo cammino, vescovo e popolo, vescovo e popolo”; mi ha ricordato Giovanni XXIII quando diceva “La mia persona conta niente; è un fratello che vi parla, un fratello diventato padre per volontà di Nostro Signore. Ma tutto insieme, paternità e fraternità, è grazia di Dio. Tutto, tutto.” Il nome prescelto, poi, è tutto un programma. Un sogno bellissimo, quindi, dal quale non vorrei essere costretto a svegliarmi.

Preghiamo, dunque, affinché che lo Spirito Santo assista lui e noi nel mettere mano a quella riforma della Chiesa auspicata dal Concilio Vaticano II e ancora tutta da compiere.

 

fonte: ecclesiaspiritualis.blogspot.it, 14.03.2013

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