Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Dopo la paura, ecco la rabbia che causa le solite divisioni, di Giuseppe De Rita

Dopo la paura, ecco la rabbia che causa le solite divisioni, di Giuseppe De Rita

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 26/05/2020 08:38
Nella storia d’Italia le tentazioni al conflitto interno sono state più che frequenti, ma non vanno sottovalutate in vista di mesi difficili sul piano economico e sociopolitico...

Ho vissuto con un certo distacco la recente pandemia da coronavirusvisto che essa ha toccato marginalmente le zone di mia più frequente presenza (dal Molise all’Umbria, dalla Basilicata a Roma) ma lontane dalla cupa drammaticità delle zone cosiddette rosse. Non è stato naturalmente un privilegio di casta, ma una fortunata contingenza, garantita dalla tradizionale differenziazione geografica e socioeconomica del nostro Paese, una differenziazione da me spesso verificata; e talvolta cantata nel lavoro di ricerca; e sempre indicata come paradigma di riferimento per ogni processo e intervento di sviluppo.

L’avrei suggerita anche per il fronteggiamento della pandemia, ma si è preferita una prudente uniformità d’azione. Una uniformità che si è accompagnata al diffondersi altrettanto uniforme di tre sentimenti collettivi: la paura del contagio; la rabbia contro i disertori nella battaglia contro il contagio; e la propensione a dividersi anche nelle attuali speciali contingenze.

Anzitutto la paura, ampiamente circolata non solo nelle zone più esposte al contagio, ma in città, in paesi, in borghi dove il coronavirus non si è neppure affacciato. Tutti in casa; con le porte serrate, anche ai condomini («magari salutiamoci dalla finestra»); la spesa fatta solo per telefono; un profluvio di mascherine, anche in luoghi di improbabile pericolo; e la resistenza istintiva a ogni significativa relazione interpersonale. 

La dichiarazione dello «stato di emergenza» ha funzionato come una dichiarazione di guerra e tutti hanno pensato di vivere una paura da guerra, non avendo però personale ricordo del terrore causato dal volo di centinaia di fortezze volanti e delle migliaia di bombe da esse sganciate, mentre a terra le motociclette delle SS sparavano ad altezza d’uomo. Mi sono spesso domandato nelle scorse settimane perché i cittadini di Roma o di Matera dovessero vivere in una paura irrefrenabile del coronavirus. 

E non ho trovato risposta sul puro piano del ragionamento: la paura è stata una esplosione antropologica, quasi misteriosa, ed è stato inutile cercare di far ragionare nove su dieci dei miei amici umbri, romani, meridionali. Mi è capitato, nella notte del recente terremoto a Roma, di veder scendere in strada persone che indossavano la mascherina alle 5 del mattino. L’ho fatto notare quasi per scherzo e sono stato guardato con rabbia, quasi con astio.

Una rabbia diffusa ha infatti accompagnato la paura legittimando piccoli e grandi episodi di denuncia e di disprezzo per chi attentava alla collettiva difesa dal contagio. Mi sono arrivati rimproveri di ogni tipo: per la presunzione di continuare a lavorare, o per la libertà di una visita in chiesa; fino ad arrivare al vecchietto sconosciuto che battendo con forza il suo bastone sulla mia auto urlava «delinquente, è uscito senza mascherina, arrestatelo» a un vigile urbano alquanto interdetto. 

Forse sono stato sfortunato nel vivere in un ettaro di vicinato nervoso, ma ho respirato a pieni polmoni la «rabbia da paura», che è stata la cifra psicologica collettiva di questi ultimi mesi; di cui qualche scoria negativa certo resterà.

Anche perché paura e rabbia hanno innescato un terzo sentimento collettivo: la propensione a dividerci. È vero che nella storia d’Italia le tentazioni divisive sono state più che frequenti; ma avrei sperato nella pandemia potessimo rifiutarle, ritrovando senso e cammino comune. E invece no, ci siamo divisi fra chi ha avuto paura e chi no; chi si fidava dei virologi e chi no; chi si arrabbiava sul possesso delle mascherine o no; chi voleva la riapertura delle imprese e chi no; chi accettava la selezione degli «affetti stabili» e chi ci ironizzava su; chi stigmatizzava ogni assembramento e chi invece trovava modo di scendere in piazza, chi ritiene che non si poteva reagire meglio e chi comincia a pensare ad attribuzione di colpe e danni. Anche stavolta non siamo sfuggiti all’antropologica tendenza alla divisione, pur se paradossalmente vissuta in un periodo di pace domestica e di inerzia delle emozioni.

Non sottovalutiamo questa coazione a dividerci: ci aspettano infatti mesi difficili sul piano economico e verosimilmente sociopolitico, dove avremo più paura (di riduzione dei redditi come del lavoro); e avremo più squilibri e diseguaglianze fra diversi strati della popolazione. Potremo dover fronteggiare un insieme di conflitti sociali (alcuni prevedono rivolte); e alla rabbia da paura potrebbe subentrare una rabbia da indigenza che sarebbe bene evitare. 

Magari non ripetendo l’uniformità di intervento messo in atto nella pandemia (se ne avverte il contagio nella propensione ad usare lo strumento dell’assistenzialismo a pioggia) ma piuttosto con una puntuale conoscenza delle diverse realtà territoriali, articolando analisi e interventi, unica strada per non lasciare che paura e rabbia diventino pandemie.

 

https://www.corriere.it/editoriali/20_maggio_23/dopo-paura-ecco-rabbiache-causa-solite-divisioni-3a9649e0-9d26-11ea-a31e-977f755d9d62.shtml

Azioni sul documento
  • Stampa
La Vignetta, di Martina Losito

"La disoccupazione"

La vignetta, di Martina Losito 

*Martina Losito, studentessa di ingegneria energetica presso il Politecnico di Milano.

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 123
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Rinascita

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 124 è su Il Pianeta che vogliamo (1. Che rapporto c'è tra la pandemia e la situazione ambientale? 2. Nuove politiche industriali e del lavoro e impatto sull'ambiente? 3. Cosa cambiare negli stili di vita? 4. Quale il contributo delle religioni?); in preparazione. 

 listing Il n. 125 è sulla Repubblica "post Covid e tante risorse"  Testi da inviare da entro 31 agosto 2021.

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.