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Don Patriciello scrive al prefetto "Lei ha calpestato la mia dignità"

creato da webmaster ultima modifica 14/09/2015 11:25
Quattro giorni dopo l'aggressione verbale, il cui video ha fatto il giro della rete, lettera aperta del sacerdote anticamorra al prefetto di Napoli: "Il pensare camorristico ha messo radici profondissime in tutti, bisogna sradicarlo a partire dai più piccoli comportamenti. Sulla vicenda era intervenuto Roberto Saviano: "Il prefetto si scusi". De Magistris: "Se mi chiamano signore io non mi offendo"
Don Patriciello scrive al prefetto "Lei ha calpestato la mia dignità"

Don Patriciello in Prefettura durante lo scontro verbale con il prefetto De Martino

 

"Mortificato" dalle parole gridate dal prefetto di Napoli Andrea De Martino nei suoi confronti. Così don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano si sentiva la sera del 18 ottobre, e lo scrive in una lettera indirizzata al prefetto poche ore dopo quanto accaduto in Prefettura e ripreso nel video che ha fatto il giro della rete, con il rimprovero sul "signora" rivolto al prefetto di Caserta Carmela Pagano, considerato poco rispettoso nei confronti di un alto funzionario dello Stato.

"Voleva togliermi la parola"

Nella lettera Patriciello scrive: "Se a me, prete di periferia, è concesso di ignorare che chiamare semplicemente signora la signora prefetto di Caserta fosse un'offesa tanto grave, non penso assolutamente che fosse concesso a lei arrogarsi il diritto di umiliare un cittadino italiano colpevole di niente, presente in Prefettura come volontario per dare il suo contributo alla lotta contro lo scempio dei rifiuti industriali interrati e bruciati nelle nostre campagne".

La lettera di don Patriciello

Alla fine dell'incontro, sottolinea Patriciello, "ho ricevuto la solidarietà di tante persone presenti all'increscioso episodio e la rassicurazione da parte della signora prefetto di Caserta che non si era sentita per niente offesa da me nell'essere chiamata signora. Forse le sarà sfuggito che lei non era e non è un mio superiore". Il prelato si dice molto dispiaciuto da quanto avvenuto ma soprattutto "addolorato" dal "constatare che tante volte è propria la miopia delle istituzioni, la pigrizia di tanti amministratori, il cattivo esempio di tanti politici che fanno man bassa di denaro pubblico, a incrementare la sfiducia e la rabbia in tanti cittadini".

"Personalmente - scrive don Maurizio Patriciello - sono convinto che la camorra in Campania non la sconfiggeremo mai. Lo dico non perché sono un pessimista. Al contrario. Non la sconfiggeremo perché il pensare camorristico ha messo radici profondissime in tutti. Quel modo di pensare e poi di agire che diventa il terreno paludoso nel quale la malapianta della camorra attecchisce. Come ho potuto dirle in corridoio, io alle mortificazioni sono avvezzo. Spendo la mia vita di prete nella terra del clan dei Casalesi. La mia diocesi, Aversa, è quella di Don Peppino Diana. Ma io dei camorristi non ho paura. Lo so, potrebbero uccidermi e forse lo faranno. Io l'ho messo in conto fin dal primo momento in cui sono stato ordinato prete. Io spendo i miei giorni insegnando ai bambini, ai ragazzi, ai giovani che non debbono temete niente e nessuno quando la loro coscienza è pulita. Ma aggiungo che bisogna sradicare il fare camorristico sin dai più piccoli comportamenti".

"Perché tutto ciò che uno pretende in più per sè e non gli appartiene, lo sta rubando a un altro. Perché ogni qualvolta che una persona si appropria di un diritto che non ha, sta usurpando un potere che non gli è stato dato. Tutti possiamo cadere in queste sottili forme di antidemocrazia. Ecco, signor prefetto, glielo dico con le lacrime agli occhi, lei stamattina mi ha dato proprio questa brutta impressione. Lei ha calpestato la mia dignità di uomo".

"In mezzo a tanti problemi in cui siamo impelagati; mentre nei nostri paesi tanta gente scoraggiata non ha fiducia più in niente e in nessuno; mentre la camorra ancora ci fa sentire il suo fiato puzzolente sul collo; mentre i rifiuti tossici continuano ad essere bruciati e interrati nelle nostre terre, il signor prefetto di Napoli, mette alla berlina un prete davanti a una cinquantina di persone, perché si è rivolto al prefetto di Caserta chiamandola semplicemente signora, anziché'signora prefetto. Incredibile".

"Ai miei diritti non rinuncio facilmente - conclude don Patriciello - ma, mi creda, cerco a mia volta di non invadere quelli di nessuno. Purtroppo, stamattina, credo che lei, signor prefetto, pur forse senza volerlo, abbia maltrattato e rinnegato i miei".

E sulla vicenda è intervenuto Roberto Saviano: "Il prefetto di Napoli Andrea De Martino si scusi con don Maurizio Patriciello o bisognerà chiedere le sue dimissioni immediate. Da anni don Maurizio è presidio di legalità e umanità in terre difficilissime. Don Maurizio - conclude Saviano - è lo Stato in quel territorio".

Al fianco di don Patriciello si schiera anche il sindaco Luigi de Magistris.  "Ho visto il video e non credo affatto che don Patriciello nel chiamare signora il prefetto volesse offendere o farle perdere di prestigio  perché sono uomini e donne a dare prestigio alle istituzioni. Se mi chiamano signore io non mi offendo   perché essere signore è una cosa positiva".

Da parte sua il prefetto De Martino è tornato sull'argomento con una nota nella quale si comunica che ha telefonato in mattinata a don Maurizio Patriciello "con il quale il prefetto ha avuto modo di chiarirsi concordando che da tempo stanno lavorando su obiettivi comuni".   Il prefetto ha anche voluto sottolineare che "non aveva alcun proposito di impedire" al sacerdote "di parlare, tant'è che era stato lui stesso a volere fortemente estendere il tavolo sulla lotta ai roghi dei rifiuti alla partecipazione dei comitati e di don Patriciello, ben conoscendo il contributo che avrebbero potuto dare".


Fonte: "La Repubblica - Napoli", 22 ottobre 2012

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beatrice genchi
beatrice genchi :
25/10/2012 17:09
Leggo stamani sul giornale che il ministro Cancellieri, dopo il clamore che la notizia ha avuto, e stante l'assenza di scuse mirate da parte del responsabile dell'offesa, avrebbe deciso di incontrare don Paciello per porgergli le scuse, non prima pero' di avergli ricordato che "bisogna sapere perdonare perche' chi e' senza peccato scagli la prima pietra"....
Il richiamo evangelico, benche' contenga un condivisibile invito alla pacificazione, nel contesto suona un po' fuori luogo, forse anche un po' irrispettoso, in ragione del soggetto a cui e' rivolto, un mite senza potere che ha pubblicamente subito una ingiusta mortificazione da uno che il potere lo rappresenta e lo esercita.
Chissa' se il ministro, collega dell'iracondo prefetto, avrebbe altrettanto richiamato precetti evangelici a parti invertite...
Certo e' che di quel principio di mitezza il prefetto di Napoli non ha fatto applicazione quando gli si e' presentata l'occasione; ed ha dimenticato pure l'altro, che consiglia di correggere colui sbaglia dapprima in privato, poi dinanzi ad un testimone e solo dopo pubblicamente: lui si' che ha invertito l'ordine del consiglio evangelico.
Speriamo che almeno in privato il ministro glielo ricordi, al suo collega prefetto....
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