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Disuguaglianze: la nuova frattura?, di Romina Boarini

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 23/12/2021 08:17
La forbice sociale si allargherà sia all’interno dei paesi che a livello internazionale. Colmare i gap è una sfida della ripresa…

Negli ultimi anni sono emerse nuove spaccature sociali. Se parte delle disuguaglianze trovano giustificazione nei diversi livelli di sforzo e in altri fattori oggettivi, in questo momento si osservano disparità strutturali abbastanza radicate e che talvolta si autoalimentano, riconducibili a fattori che esulano dal controllo dei soggetti e che sono legati, per esempio, al genere, all’età, all’orientamento sessuale, alla razza o all’estrazione socioeconomica e al background migratorio. In assenza di pacchetti di provvedimenti efficaci e completi, queste disuguaglianze pregiudicano alle persone la possibilità di esprimere pienamente il proprio potenziale, frenando così la performance economica aggregata e minando ulteriormente il tessuto sociale, la fiducia reciproca e quella nelle istituzioni.

Le disuguaglianze economiche nei paesi Ocse, dopo essere aumentate per circa trent’anni, erano già significative prima dell’inizio della pandemia. Il divario del reddito tra il 10% più ricco e il 10% più povero ha quasi raggiunto il rapporto di 10 a 1. Negli anni Ottanta del secolo scorso era di 7 a 1. In Italia il rapporto è cresciuto da 8 a 1 a 11 a 1 già prima della pandemia. Il livello di concentrazione della ricchezza privata delle famiglie nei paesi Ocse è ancora maggiore: oltre la metà della ricchezza totale è detenuta dal 10% più facoltoso, un quinto di essa dall’1%. All’altra estremità dello spettro, le famiglie nella metà inferiore della distribuzione della ricchezza dispongono di una ricchezza netta bassa o pari a zero e questo significa che un’ampia fetta della popolazione è impreparata ad affrontare gli shock di reddito, in particolare quelli causati dalla crisi del Covid-19.

L’impatto del Covid-19 sulle disuguaglianze

La crisi dovuta al Covid-19 ha aggravato queste tendenze. Nel corso del 2020 le disuguaglianze in termini di reddito da lavoro e di mercato sono aumentate a causa della chiusura delle attività economiche e dell’aumento della disoccupazione. I governi dei paesi Ocse hanno adottato rapidamente misure e pacchetti di sostegno senza precedenti per aiutare le famiglie a resistere all’impatto della pandemia. Tali misure hanno prevenuto un aumento della disuguaglianza a livello di reddito disponibile nella maggior parte dei paesi, addirittura riducendola temporaneamente in altri, come dimostrano gli studi di micro-simulazione e le indagini in tempo reale in alcuni paesi Ocse.

La pandemia ha però evidenziato delle disuguaglianze che vanno al di là del reddito. La crisi ha colpito maggiormente i soggetti vulnerabili, in particolare se e laddove il proprio lavoro ha influito sulla loro esposizione sia al Covid-19 sia agli effetti più ampi della crisi. Lo smart working ha contribuito a tutelare i soggetti e il loro posto di lavoro, specialmente se ben remunerato e altamente qualificato, ma non ha rappresentato una possibile alternativa per la maggior parte dei lavoratori. I dati relativi a 11 paesi Ocse hanno indicato come i lavoratori del quartile più basso di reddito avessero il doppio delle probabilità di smettere di lavorare e solo la metà delle probabilità di lavorare da remoto rispetto al quartile più alto. Perdere il lavoro significa perdere più dello stipendio: i disoccupati avevano il doppio delle probabilità di sentirsi soli ed emarginati dalla società rispetto agli occupati.

Nota: la media Ocse include Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Alcune categorie hanno registrato cambiamenti statisticamente significativi (al livello del 5%) tra aprile-giugno 2020 e febbraio-marzo 2021. La difficoltà di far quadrare i conti è stata rilevata chiedendo: “Una famiglia può avere diverse fonti di reddito e più di un membro del nucleo familiare può contribuire al suo reddito. Pensando al reddito mensile complessivo della vostra famiglia, siete in grado di far quadrare i conti?”. “Con difficoltà” si riferisce a chi ha risposto che ci riesce con difficoltà o con grande difficoltà mentre “facilmente” comprende chi ha risposto di farcela abbastanza facilmente, facilmente o molto facilmente. Fonte: calcoli OCSE basati su Eurofound (n.d.r.), indagine elettronica Vita, lavoro e COVID-19 (database), http://eurofound.link/covid19data.

Mentre 1 famiglia su 5 nei paesi Ocse europei fatica a far quadrare i conti e 1 su 7 ritiene “probabile” perdere il lavoro entro 3 mesi, il costo della vita è esposto a nuove pressioni: i prezzi medi delle case nei paesi Ocse sono aumentati di quasi il 5% nel 2020 e gli affitti quasi del 2% mentre sono aumentati anche i costi energetici.

In generale, durante la pandemia gli esiti medi del benessere differivano in base alla razza e all’etnia, al genere e anche al tipo di nucleo familiare. Nella maggior parte dei paesi la mortalità in eccesso ha colpito più gli uomini delle donne ma è più probabile che siano le donne a soffrire di long Covid, le donne hanno visto peggiorare maggiormente la propria salute mentale e si sono sentite più sole. Allo stesso tempo, sono state spesso proprio loro in prima linea a prestare le cure durante la pandemia, sia nell’ambito professionale sia in quello domestico tra le attività di cura non retribuite. Nel 2020 la soddisfazione nei confronti della vita è diminuita in particolare tra le coppie con figli conviventi mentre i genitori single e chi viveva da solo ha avuto il doppio delle probabilità di soffrire di solitudine rispetto alla popolazione nel suo complesso.

Per quanto riguarda il fattore età, la probabilità di esiti gravi o di morire a causa dell’infezione da Covid-19 è stata molto maggiore tra gli anziani e questo ha reso particolarmente importante per loro ridurre i contatti sociali come misura precauzionale. Al contempo, i giovani adulti sono tra quanti hanno sofferto di più a livello di salute mentale, socialità e benessere soggettivo nel 2020 e 2021 nonché in termini di insicurezza e interruzioni dell’attività lavorativa.

In vista del 2022 e della ripresa, che potrebbe comunque essere accompagnata da nuove ondate pandemiche, è fondamentale conciliare i tentativi di ricostruzione a breve termine con visioni per il medio e lungo periodo, in particolare per quanto riguarda la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Un nostro recente lavoro dimostra la necessità nelle politiche di una ripresa incentrata sulle persone e una transizione verde, imperniate sulle esigenze delle persone, il loro benessere e le opportunità per il futuro. Per quanto riguarda la transizione ecologica, ad esempio, questa ricerca indica che le famiglie vulnerabili sono colpite in modo sovra-proporzionale dal degrado ambientale e anche dalle misure della transizione verde, per cui nella fase di transizione si dovrebbe dare la priorità alle loro esigenze (ad esempio riqualificazione e aggiornamento delle competenze, ricollocazione, protezione sociale e possibili misure compensatorie a fronte di un aumento dei prezzi dell’energia e del carbonio).

L’importanza della percezione nell’implementazione di riforme di ampio respiro

Sia la pandemia sia l’imperativo ecologico richiederanno riforme coraggiose. Affinché abbiano successo c’è bisogno di un forte sostegno da parte dei cittadini. Un nuovo rapporto Ocse, intitolato Does Inequality Matter? How People Perceive Economic Disparities and Social Mobility, rileva che se da un lato c’è sempre maggiore consenso tra la popolazione sul fatto che la disuguaglianza rappresenti un problema, dall’altro crescono anche le divergenze di opinione sulla sua entità e su come intervenire.

Anche prima della pandemia un’ampia maggioranza di cittadini dei paesi Ocse era preoccupata dalle disparità economiche e chiedeva una distribuzione del reddito più equa. Nel 2017 quattro persone su cinque ritenevano che le disparità nel loro paese fossero eccessive, una preoccupazione che era via via aumentata a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, in linea con la crescita della disuguaglianza di reddito misurata attraverso i tradizionali indicatori statistici. In generale, più le persone si preoccupano a causa delle disparità, più chiedono che vi sia una ridistribuzione. Oltre che dall’apprensione causata dalla disuguaglianza, la richiesta di politiche che la riducano è influenzata dalle convinzioni su cosa sia ciò che determina tale disuguaglianza, in particolare il fatto che le opportunità siano o meno ampiamente accessibili e che si abbia successo se si lavora sodo. Il sostegno da parte dei cittadini a politiche specifiche dipende anche dalla percezione della loro efficacia nel ridurre la disuguaglianza.

Informazioni diverse possono contribuire a mettere in sintonia cittadini e governi in materia di politiche tese a ridurre le disparità, ad esempio favorendo una migliore comprensione del sostegno pubblico alle riforme, valutando in modo trasparente l’impatto delle politiche di lotta alla disuguaglianza, agevolando la comprensione del loro funzionamento da parte dei cittadini e infine generando nuove informazioni sulle disuguaglianze e sulle pari opportunità (ad esempio con lo strumento dell'Ocse Confronta il tuo reddito).

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/disuguaglianze-la-nuova-frattura-32739

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