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Dio parla nel silenzio, di Robert Cheaib

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 06/03/2019 08:51
Sono tanti nella Scrittura gli inviti a cogliere la fecondità del silenzio e la Presenza nell’assenza: «Nel silenzio, sul vostro letto, esaminate il vostro cuore»...

Non è solo l’assonanza tra le parole ebraiche parola (dabar) e deserto (midbar) a implicare una prossimità tra la Parola di Dio e il suo silenzio, a segnalare una parola di Dio che avviene nel silenzio. Non di rado, Dio ci conduce nel deserto per parlare al nostro cuore dopo che ci siamo prostituiti con troppi rumori e finti infiniti. «Il deserto ti spoglia. Ti riduce all’essenziale. Ti priva del guardaroba. Ti toglie di dosso gli abiti che finora hai considerato come assoluti, e ti fa capire che la tua identità va ben oltre le livree dell’apparenza.

La privazione, esperienza tipica del deserto, è una prova che ci rende provati. Ci rafforza e ci eleva fino all’altezza del nostro destino, ci fa scoprire le nostre sorgenti nascoste. E, se lo vogliamo, ci mette in contatto con l’Acqua viva che zampilla nel nostro cuore. Il deserto ci porta alla scoperta delle nostre oasi. Il deserto è – per evocare un poema di Madeleine Delbrêl – un’incudine che forgia l’anima: «Ma il deserto ha detto: “Sono un oceano / che possiede la vita nelle sue onde di fiamme, / un’incudine rovente dove le anime si forgiano, / sono il libro aperto sul bordo del nulla”».

L’esperienza biblica del silenzio di Dio ci trasmette una lezione che possiamo verificare nella nostra vita: nel suo silenzio, nel suo tacere, Dio parla.

A volte Dio tace proprio per risvegliarci all’ascolto della sua Parola, per guarire la nostra assuefatta sordità, per farci riscoprire la fame e la sete della sua Parola: «Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore Dio – in cui manderò la fame nel paese; non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare le parole del Signore. Allora andranno errando da un mare all’altro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno».

A volte Dio tace per parlarci meglio. Chi ha figli sa che, a volte, qualche istante di silenzio è più eloquente di sermoni interminabili.

«Il Dio vivente non è solo un Dio che si manifesta, ma è anche un Dio “che si nasconde”». Questo suo nascondimento è un’espressiva manifestazione.

Il suo nascondimento non è per frustrare o scoraggiare la ricerca umana, bensì per suscitarla, per invitare l’uomo a entrare nel nascondiglio di Dio che è nel suo cuore, a entrare nel silenzio della sua cella interiore e, lì, leggere gli eventi e cogliere le parole del silenzio di Dio.

Il midbar, spazio vuoto, diventa grembo, spazio accogliente, diventa cassa di risonanza opportuna per l’eco della Parola. Il midbar, il deserto, diventa luogo in cui si purificano gli affetti, si riordina l’amore, si eliminano le distrazioni e si riscoprono le cose che valgono veramente.

La delusione a volte è l’unica cura per riacquisire la visione. Nella delusione dell’effimero si scopre l’essenziale. Traduce una grande verità di esperienza di fede questo verso di una canzone di Renato Zero: «In tutte le promesse disattese perdevo me e ritrovavo Dio».

Sono tanti nella Scrittura gli inviti a cogliere la fecondità del silenzio e la Presenza nell’assenza: «Nel silenzio, sul vostro letto, esaminate il vostro cuore». Il silenzio di Dio è un’opportunità per esercitare la fede che si fida, per esercitare la speranza: «Sta’ in silenzio davanti al Signore e spera in lui».

Tra le rovine e nella disperazione della diaspora, Geremia sa benissimo che Dio rimane l’unica speranza e ricorda che «è bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore».

Dio dimora nel silenzio e il silenzio dell’uomo dinanzi a lui è consonanza e lode, è fede fiduciale, amore che attende, è parola ineffabile e affabile della creazione dinanzi al Creatore. «Per te il silenzio è lode, o Dio, in Sion, a te si sciolgono i voti». Il silenzio colmo d’amore è un eloquente votarsi a Dio.

https://www.theologhia.com/2019/03/cammino-quaresimale-dio-parla-nel.html

 

Dieu Parle Dans Le Silence, de Robert Cheaib

L’assonance entre les mots hébreux dabar (parole) et midbar (désert) n’est pas seule à impliquer une proximité entre la Parole de Dieu et son silence. Souvent Dieu nous conduit au désert pour parler à notre cœur après que nous nous sommes prostitués à trop de rumeurs et à trop d’infinis trompeurs. « Le désert te dépouille. Il te réduit à l’essentiel. Il te prive de garde-robe. Il t’enlève du dos les habits que tu as considérés jusqu’alors comme absolus, et te fait comprendre que ton identité va bien au-delà des apparences.

La privation, expérience typique du désert, est une épreuve qui nous éprouve. Elle nous renforce et nous élève à la hauteur de notre destin, nous fait découvrir nos sources cachées. Et si l’on veut, elle nous met en contact avec l’Eau vive qui sourd dans notre cœur. Le désert nous amène à la découverte de nos oasis. Pour évoquer un poème de Madeleine Delbrêl, c’est une enclume qui forge l’âme : « Mais le désert a dit : "Je suis un océan / Qui possède la vie en ses vagues de flammes / Une enclume embrasée où se forgent les âmes / Je suis le livre ouvert sur le bord du néant" ».

L’expérience biblique du silence de Dieu nous donne une leçon que nous pouvons vérifier dans notre vie : en se taisant, Dieu parle.

Parfois, il se tait précisément pour nous éveiller à l’écoute de sa Parole, pour guérir notre surdité habituelle, pour nous faire redécouvrir la faim et la soif de sa Parole : « Voici venir des jours – oracle du Seigneur Yahvé – où j’enverrai la faim dans le pays, non pas une faim de pain, ni une soif d’eau, mais d’entendre la parole de Yahvé […] et on ne la trouvera pas ».

Parfois, Dieu se tait pour mieux parler. Quiconque a des enfants sait qu’un instant de silence est souvent plus éloquent que des sermons interminables.

« Le Dieu vivant n’est pas simplement un Dieu qui se révèle, mais aussi un Dieu qui se cache ». Ce geste de se cacher est une manifestation expressive, parlante.

Il ne vise pas à frustrer ou à décourager la recherche humaine, mais au contraire, à la susciter, à inviter l’homme à entrer dans la cache de son propre cœur, à accéder au silence de sa cellule intérieure et à y interpréter les événements à la lumière des paroles du silence de Dieu.

Le midbar, l’espace vide, devient un espace de gestation, un endroit accueillant, une caisse de résonance appropriée à l’écho de la Parole. Le midbar, le désert, devient un lieu où se purifient les affects, où se restructure l’amour, où s’éliminent les distractions et se redécouvrent les choses qui ont une vraie valeur.

La désillusion est parfois l’unique cure qui permet d’accéder à nouveau à la vision. Dans la désillusion de l’éphémère se découvre l’essentiel. Le verset d’une chanson de Renato Zero traduit une grande vérité de l’expérience de la foi : « Dans toutes les promesses déçues, je me suis perdu et ai retrouvé Dieu ».

Il y a tant d’appels dans l’Écriture à accueillir la fécondité du silence et la présence de l’absence : « Sur votre couche méditez, mais silence ! ». Le silence de Dieu est une occasion de vivre une foi qui fait confiance, de s’exercer à l’espérance : « Sois calme et confiant devant Yahvé ».

Dans les ruines et le désespoir de la diaspora, Jérémie sait très bien que Dieu demeure l’unique espérance et se souvient qu’il « est bon d’attendre en silence le salut de Yahvé ».

Dieu demeure dans le silence, et le silence de l’homme face à lui est consonance et louange, foi confiante et amour qui attend, parole ineffable et affable de la Création devant le Créateur. « À toi, la louange est due, ô Dieu dans Sion. Que pour toi le vœu soit acquitté ! »

 

https://www.theologhia.com/2019/03/chemin-de-careme-dieu-parle-dans-le.html

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