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Deve finire lo scaricabarile politico, di Luigi La Spina

creato da Denj — ultima modifica 14/09/2015 11:43
No alla guerra per la Tav. Perché non si può nascondere la realtà dietro le parole dell’ipocrisia o della furbizia...

No alla guerra per la Tav. Perché non si può nascondere la realtà dietro le parole dell’ipocrisia o della furbizia. Quello che è avvenuto l’altra notte in Valsusa non è un atto di protesta e neanche di guerriglia contestativa, ma un attacco terroristico che, per le modalità con cui è stato programmato e attuato, non ha provocato vittime solo perché così ha voluto un provvidenziale destino. Si è trattato anche di una specie di prova generale di quello che potrebbe succedere nei prossimi mesi, con il rischio che il lavoro degli operai nei cantieri diventi il fronte di una assurda battaglia.

 

Ecco perché non è più tollerabile l’ambigua coltre di imbarazzo con cui la politica italiana cerca di mascherare sia l’incapacità a gestire questo problema secondo le regole della democrazia, sia quella vergognosa doppiezza con cui, alla stragrande maggioranza dei sì ufficiali da parte dei partiti all’Alta velocità, si accoppia la ricerca di strumentali e demagogici consensi elettorali. È troppo facile e profondamente ingiusto ridurre la questione della Tav a un problema di ordine pubblico, scaricando su poliziotti, carabinieri e magistrati la responsabilità di quanto sta avvenendo in Valsusa. Troppo vigliacca è «l’alternativa del diavolo» a cui li si mette davanti.

O la scelta di una impossibile militarizzazione, per anni, di una vasta zona del territorio nazionale o quella di immolarsi e di far, magari, immolare qualche lavoratore di quei cantieri per consentire la realizzazione di un’opera su cui lo Stato non mostra il volto della chiarezza, della coerenza e della responsabilità.

 

È ora che governo e Parlamento facciano una scelta precisa tra quella, invece, seria alternativa che adesso si impone, ne spieghino le ragioni a tutti gli italiani, ma pure all’opinione pubblica internazionale, e si impegnino a mantenerla in tutte le sedi, anche quelle più direttamente interessate al progetto.

 

Si può considerare la nuova linea di Alta velocità Torino-Lione indispensabile per lo sviluppo dell’economia italiana e, in particolare del Nord-Ovest, nell’Europa delle future generazioni. Ritenere che, anche alla luce della crisi di questi anni, l’opera, con la proiezione dei lavori per quasi 20 anni, costituisca l’unico realistico grande investimento in grado di offrire importante occupazione nel territorio. Valutare le compensazioni promesse ai valligiani un’occasione di ammodernamento delle infrastrutture locali da non perdere. Giudicare che il nuovo percorso del treno riduca notevolmente gli indubbi disagi di chi dovrà sopportare, per così tanto tempo, quei lavori vicino a casa e limiti i rischi ambientali in modo convincente.

 

È possibile, invece, pensare che, con le parziali ritirate di alcuni partner europei dalla partecipazione a questa linea ferroviaria di alta velocità, il famoso «corridoio 5» sia diventato un progetto ormai morto, una ambiziosa opera che l’Europa, con la sua economia languente, non si può più permettere. Nella disputa sulle eventuali penalità pecuniarie che l’Italia dovrebbe sopportare per la rinuncia alla Tav, poi, c’è chi accusa i favorevoli al progetto di esagerarne strumentalmente la portata.

 

La questione, se si evitano fantasiosi e demagogici allarmi da una parte e troppo facili sottovalutazioni delle conseguenze da chi non è concretamente toccato dai lavori, si può e si deve affrontare con razionalità e senza ideologismi preconcetti. Quello che non si può fare è il valzer di uno scaricabarile politico durato troppo a lungo e diventato troppo pericoloso, perché uno Stato, per essere rispettato dai cittadini, deve dimostrare di avere rispetto per se stesso. Il Pd non può più tollerare l’ambiguità tra la posizione nazionale favorevole e la sostanziale ostilità di tanti suoi amministratori locali. Ma anche il centrodestra, a parole più coerente, nei fatti mostra contraddizioni inspiegabili, come lo sconcertante zig-zag dichiaratorio sui finanziamenti compensativi compiuto dal ministro Lupi qualche giorno fa.

 

L’Alta velocità Torino-Lione può assurgere, se ci pensiamo, al simbolo della più grave malattia che, negli ultimi decenni, ha colpito l’Italia: la diserzione di una classe dirigente che non sa più dirigere alcunché.

 

fonte: www.lastampa.it, 15.05.2013

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