Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Democrazia e partecipazione in Africa, di Giulio Albanese

Democrazia e partecipazione in Africa, di Giulio Albanese

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 26/08/2020 09:10
Aperture, strategie di sviluppo e false partenze…

Ogni volta che si verifica in Africa un colpo di stato, si accende il dibattito sull’effettiva capacità delle istituzioni statuali locali di rispondere adeguatamente ai bisogni di sicurezza e di benessere delle proprie popolazioni. È il caso del golpe militare avvenuto la scorsa settimana in Mali che ha portato alla destituzione del presidente Ibrahim Boubacar Keita e del suo governo guidato dal primo ministro Boubou Cissé. Stando a fonti locali, il colpo di stato sarebbe avvenuto a seguito delle crescenti proteste contro Keita, accusato di avere manipolato i risultati delle ultime elezioni parlamentari, tenute a marzo. Inoltre, sullo sfondo vi sarebbero le frustrazioni e i malcontenti nei confronti dell’esecutivo nella lotta contro la corruzione e le varie formazioni islamiste attive presenti nel nord del paese, particolarmente nella tormentata regione dell’Azawad.

Al di là delle valutazioni di merito sulle responsabilità della classe dirigente maliana e sulla reale opportunità di defenestrarla con un intervento armato, rimane aperto il giudizio sulla effettiva traiettoria intrapresa da alcuni paesi in termini di sviluppo democratico. Anzitutto occorre rilevare che rispetto al passato vi è stata una significativa diminuzione dei golpe nel continente africano: dal 1950 vi sono stati oltre 200 colpi di stato. Di questi circa un centinaio sono stati quelli riusciti. E se tra il 1960 e il 1999 ogni decennio contava tra i 39 e i 42 tentativi di golpe, dal 2000 il loro numero è andato diminuendo a 22, mentre nel decennio che si sta concludendo sono stati 17. Da rilevare che una delle ragioni per cui vi è stata in questi anni una diminuzione dei golpe è dovuta alla maggiore efficacia delle istituzioni africane sia a livello continentale come l’Unione africana (Ua), che regionale come la Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc) e la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas).

Questi organismi hanno infatti adottato degli strumenti politici e legislativi che consentono loro di reagire in modo fulmineo agli eventi destabilizzanti. Non è un caso se mercoledì scorso, a seguito del golpe in Mali, il Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana abbia twittato: «L’Unione africana sospende il Mali dall’Unione africana fino al ripristino dell’ordine costituzionale e chiede il rilascio del presidente Ibrahim Boubacar Keita, il primo ministro e altri funzionari governativi detenuti con la forza dall’esercito». Il tweet è stato poi condiviso anche dal presidente della Commissione dell’Unione africana Moussa Faki Mahamat.

È bene rammentare che un colpo di stato militare (in inglese military coup e in francese coup d’ètat) avviene quando l’esercito tenta di rovesciare il governo in carica, determinando anche la caduta degli organi legislativi, che solitamente, ma non sempre, ospitano in maggioranza i rappresentanti dell’esecutivo in carica. In sostanza si tratta, dunque, di un’illegittima presa di potere, di solito compiuta dai militari o da altre élite all’interno dell’apparato statale allo scopo, appunto, di spodestare l’ordine e il governo costituito. Tentativo che per dirsi riuscito — secondo due tra i massimi esperti della materia, Jonathan Powell (University of Central Florida) e Clayton Thyne (University of Kentucky) — deve durare per almeno sette giorni. La fenomenologia di un colpo di stato è molto variegata. In alcuni casi è volta a rovesciare il sistema costituzionale di uno stato per salvaguardare gli interessi lesi dei cospiratori, ad esempio, con la diminuzione dei fondi governativi stanziati a loro favore. Oppure, l’esercito può decidere di mobilitarsi in difesa della popolazione. Se il governo in carica agisce in modo da impedire il corretto funzionamento della vita costituzionale, abusando dei poteri ottenuti democraticamente, i militari intervengono per spodestarlo. In questo caso, solitamente, il tempo di occupazione del potere da parte dei golpisti sarà limitato al periodo necessario a ripristinare il normale ordine democratico.

Secondo uno studio dell’African Development Bank, nel corso degli ultimi sessant’anni la zona del continente africano che ha registrato il numero maggiore di golpe è stata l’Africa Occidentale, seguita dall’Africa Centrale e Orientale e in misura più contenuta dall’Africa Australe, con alcuni episodi. Una cosa è certa: come ben evidenziato da Alessandro Pellegata, in un articolo pubblicato sul giornale elettronico dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/africa-quanta-democrazia-sud-del-sahara-25863), tra il 1960 e il 1990 i cambiamenti di leadership di tipo elettorale avvenuti nell’Africa subsahariana sono stati «un’estrema rarità». In tutto il subcontinente si sono avuti in quel periodo «solo sei casi di successione elettorale e tre casi di alternanza al governo, due dei quali peraltro concentrati nei primi anni post-indipendenza».

A partire però dagli anni Novanta, il panorama è cambiato quando la maggior parte dei regimi politici si è aperto al multipartitismo. «Sia il numero di successioni che quello di alternanze — scrive Pellegata — è decisamente cresciuto rimanendo stabilmente superiore ai dieci episodi in ognuno dei tre decenni successivi». Tra i casi particolarmente significativi in cui leader autoritari di lungo corso si candidarono alle prime elezioni multipartitiche tenutesi nei loro paesi, persero e accettarono di farsi da parte, è importante segnalare il Benin e il Malawi dove, rispettivamente Mathieu Kérékou e Hastings Banda accettarono il verdetto delle urne. Il dato sulle alternanze al governo — sempre secondo Pellegata — si è ulteriormente consolidato nel decennio in corso con un “record” di 21 alternanze; un numero che potrebbe crescere ancora da qui a dicembre.

Rimane il fatto, come rileva il congolese Mughanda Muhindo, esperto di relazioni internazionali, che «sono ancora pochi gli analisti che pongono la domanda di un nuovo modello di Stato, ispirato alle tradizioni africane.

Eppure questa è la conditio sine qua non per fare uscire lo stato africano dalla sua crisi ontologica». Egli ritiene che senza questo rinnovamento, non vi sarà in Africa né soddisfacente stato di diritto, né sviluppo durevole. Mughanda Muhindo auspica in particolare il ricorso allo «stato multinazionale», che preesisteva alla colonizzazione e che continua a sopravvivere anche se in maniera informale. «In esso, all’opposto dello “stato-nazione” che ha il monopolio della produzione del diritto, c’erano spazi autonomi di produzione del diritto: lo spazio statale (luogo di produzione del diritto generale) e lo spazio nazionale o etnico (luogo di produzione del diritto particolare)».

Questo rinnovamento, secondo lo studioso congolese, è necessario per affermare l’ordine sociale e politico che s’intende promuovere, rispondendo ai bisogni di sicurezza e di benessere delle proprie popolazioni.

Non v’è dubbio, comunque, soprattutto nelle aree d’instabilità politica — e la fascia saheliana dove è collocato il Mali è un tipico esempio — s’impone l’esigenza di una radicale riforma della governance delle risorseenergetiche in primis — in senso più equo ed inclusivo.

È indubbio che gli interessi stranieri, spesso contrapposti e predatori, nello sfruttamento delle commodity africane, acuiscono la destabilizzazione, unitamente all’insorgenza del terrorismo jihadista.

Una delle maggiori sfide, certamente, riguarda il coinvolgimento della società civile a livello continentale, per poter giocare un ruolo più incisivo nei processi di decisione politica, economica e sociale, dando voce alle fasce di popolazione più escluse e vulnerabili, lottando contro la fame e l’esclusione sociale.

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2020-08/democrazia-e-partecipazione-in-africa.html

Azioni sul documento
  • Stampa
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Prossimi eventi
Il voto politico tra astensione e progetti 03/09/2022 16:00 - 20:00 — Sala Bice Leddomade, via Sanges 11/A, Cassano delle Murge (BA)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.