Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Dei partiti, del Parlamento e dell’Orologiaio, di Sergio Visconti

Dei partiti, del Parlamento e dell’Orologiaio, di Sergio Visconti

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 01/02/2022 09:51
Senza la capacità sia dei “leader” che dei “peones” di essere attenti e competenti orologiai, il meccanismo che regola il vivere civile degli Italiani potrebbe incepparsi definitivamente...

La copertura mediatica fornita dalle reti televisive per l’evento “elezione del Presidente della Repubblica” è stata davvero ampia e diffusa. La posta in gioco, d’altra parte, si annunciava alta, considerata l’evidente complessità della situazione venutasi a creare sia a livello governativo che parlamentare. L’auspicata elezione al Colle di Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei Ministri in carica, preannunciava complicate azioni di “incastri” cui i leader politici avrebbero dovuto presto fare fronte. 

Il 24 gennaio scorso, giorno di prima convocazione del Parlamento in seduta comune  e dei rappresentanti delle Regioni, ha presentato immediatamente alcuni nodi di difficoltà che avrebbero richiesto una capacità di interpretazione e di mediazione politica veramente non comune. I leader politici, i segretari dei grandi (?) partiti ancorché mostrare ottimismo verbale lasciavano trasparire tracce di nervosismo che da una parte era sintomatico di una emergente, grave difficoltà d’intesa tra le forze politiche presenti in Parlamento, dall’altra era espressione plastica della volontà di affermazione sia personale che della propria parte politica. 

Ora, in un Parlamento, definito da qualche acuto osservatore politico come  un “unico, grande Gruppo misto”, risultava già in premessa velleitario scorgere una qualsiasi strategia finalizzata alla elezione di un Presidente che potesse essere espressione di una sola area politica. I commentatori politici, anche quelli chiaramente di parte, avevano buon gioco nel coinvolgimento dei cittadini-telespettatori sul terreno della continua critica nei confronti dei “Grandi elettori” e, quale conseguenza deduttiva, dell’intera classe politica che, nelle persone dei segretari o leader di partito, veniva indicata come incapace di sintesi. Nella realtà dei fatti la sempre più evidente crisi di dialogo tra le parti celava da una parte le strategie di fondo finalizzate al raggiungimento del massimo profitto di parte da ottenere in occasione delle prossime elezioni Politiche, dall’altra il timore di rompere il “giocattolo Governo” producendo una rovinosa crisi non soltanto politica, ma anche partitica. Partita complessa, dunque, nella quale in qualche modo iniziava a emergere lo scontro tra Gruppi parlamentari e leader politici. 

E in questo senso la comunicazione dei commentatori della televisione poneva sempre più l’accento su una reale o presunta contrapposizione tra “Grandi elettori” e “Peones”, i primi presentati come “padri nobili” della trattativa politica per l’elezione del Presidente della repubblica, i secondi come “figli di un dio minore” interessati solo a tutelare i propri scranni senatoriali o parlamentari, solo a far vivere la Legislatura sino alla sua naturale conclusione. La crisi dei partiti politici, accelerata dalle vicende di “Mani pulite”, sancita dalla loro incapacità di autorigenerarsi (importante rileggere la storia del Congresso DC del 1993 che con Mino Martinazzoli lanciava una piattaforma programmatica finalizzata alla rigenerazione del partito attraverso la nascita del PPI), sfociata in ultimo nella nascita del “Grillismo pentastellato dell’uno vale uno”, ha nei fatti contribuito a dare al Parlamento volto non unitario, ma di scomposizione: basti pensare che solo nel corso dell’attuale Legislatura sono circa trecento i “cambi di casacca” di senatori e deputati. 

A questa considerazione deve poi essere aggiunto il riferimento al fatto che le ultime Elezioni Politiche, ancorché abbiano visto l’exploit del Movimento5Stelle e una netta affermazione della Lega, non hanno consegnato al Parlamento una maggioranza univoca, netta, ma bisogna di un accordo. Come non ricordare tra l’aberrante “contratto” sottoscritto in occasione del Primo Governo Giallo-Verde? In quella occasione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mostrò in maniera evidentissima capacità di equilibrio e di fermezza, tutore delle prerogative del suo ruolo, capace di rifiutare la nomina di un ministro leghista, dichiaratamente antieuropeista. Ossequio ai risultati delle Elezioni Politiche, ma schiena dritta, secondo la forza delle prerogative presidenziali che la Costituzione gli assegnava, Mattarella ha dovuto gestire un rapporto non facile con una compagine di Governo che ha anche preso forma parossistica nella proposta di impeachment avanzata da Luigi Di Maio nei confronti del Presidente della Repubblica. 

Al netto degli attriti tra compagine governativa e Presidenza della Repubblica, la scelta di non disinnescare lo scontro tra Istituzioni era tutta tattica perché il vero scopo dei Pentastellati era quello di andare a nuove elezioni per raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento, convinti come erano i capi del movimento di poter ottenere ancora di più dall’elettorato. 

Mutatis mutandis”, la partita a scacchi condotta dai leader politici appena pochi giorni addietro sapeva di tatticismo sfrenato, irresponsabile perché politicamente non coerente con gli indirizzi di urgenza e ragionevolezza di scelta dettati dalla situazione di crisi nazionale e internazionale. Così, al nome di Berlusconi gettato nella mischia per confondere le acque della trattativa politica e per attirare l’attenzione del popolo, sperando di risvegliare polarizzazioni sociali e culturali che potessero fare da paravento al reale intendimento di un Centrodestra in affanno, sono seguiti terne di nomi piuttosto improbabili, singoli nomi di presunte personalità super partes, sino alla presentazione della candidatura della seconda carica dello Stato. 

Sappiamo bene come è andata a finire. Così come sappiamo la fine che ha fatto la presentazione del nome, questa volta di pregio, della responsabile dei Servizi segreti Italiani (DIS). La partita dello scontro tra leader politici, impegnati in prove di forza che venivano presentati tutti con la veste della responsabilità verso il bene della Repubblica, ha di fatto mostrato l’intreccio nodoso di interessi profondamente diversi e confliggenti: chi, interessato alle elezioni anticipate perché sostenuto dai sondaggi, desiderava lasciare sguarnito il Governo o far sì che il Governo implodesse a seguito di scelte che trasferissero il Presidente Draghi da Palazzo Chigi al Palazzo del Quirinale; chi, bisognoso di ristabilire a proprio vantaggio rapporti di forza dentro il partito di appartenenza e recuperare una leadership politica che era stata smarrita sulle spiagge estive italiane, ha scelto l’azzardo della “spallata” per ottenere un Presidente della Repubblica amico e un nuovo Presidente del Consiglio amico, ovvero un rimpasto di Governo che gli garantisse di tornare ad occupare la sedia di un ministero, ritenuto cruciale per poter tornare a cavalcare campagne elettorali centrate sulla paura e sull’odio verso i migranti; chi, espertissimo uomo della tattica, ma assai debole uomo di visone, organizzando in maniera trasversale la galassia dei Gruppi parlamentari, nati da scissioni sia a destra e sinistra, e strizzando l’occhio al folto Gruppo Misto, composto soprattutto da molti di quei “peones” atterriti da una probabile fine della Legislatura, pensava di poter costituire una forza politica centrista, garantita dalla elezione alla Presidenza della Repubblica di un ex democristiano DOC, trasversalmente riconosciuto da buona parte del Parlamento. 

Il quadro politico era da decodificare: esercizio, a dire il vero, non troppo arduo, ma certamente bisognoso solo di un po’ di attenzione e capacità di osservazione. Di fronte al franare rovinoso della “linea Salvini”, caduta come le mura di Gerico a seguito del suono di tromba di Berlusconi e Letta (Enrico), del “gran rifiuto” di Casini e, soprattutto, dell’emergere compatto dei voti dei “peones” indirizzati tutti su Mattarella, ecco che l’intreccio gordiano della partita dei leader politici viene superato a piè pari. È la rivincita della base sui vertici dei partiti, la rivincita dei Gruppi Parlamentari sulle elites politiche che troppo spesso male interloquiscono con i parlamentari della loro parte. 

Fatto fuori il nome della Signora Belloni, preso atto che a fare parte della partita per l’individuazione della personalità di alto profilo morale, politico e tecnico da candidare al Colle c’era anche Mario Draghi, l’unica concreta possibilità di risoluzione  della crisi era rappresentata dalla riproposizione della candidatura del Presidente uscente. A Mattarella, che stava già organizzando la sua vita su “prospettive diverse”, viene chiesto di guidare l’Italia ancora per sette anni. Mentre le forze politiche concordano come fare, come organizzare questa richiesta da avanzare a Mattarella, Giuliano Amato, considerato l’ultima “riserva dello Stato”, viene eletto Presidente della Consulta. Fatto non irrilevante, visto la mole di impegno legislativo cui dovrà fare fronte il Parlamento prima della scadenza naturale della Legislatura: dovrà, ad esempio, essere fatta una nuova Legge elettorale che, sintonica con la riduzione del numero dei Parlamentari, eviti il rischio di emarginazione di minoranze territoriali, culturali e politiche di fatto escluse dall’accesso al Parlamento, stante l’attuale Legge elettorale. 

Le parole pronunciate dal Presidente Amato riecheggiano autorevoli ancor oggi. Nell’intervista rilasciata subito dopo la sua elezione fa chiaramente emergere l’importanza della struttura della Costituzione Repubblicana. A chi vorrebbe scorgere nell’ormai certo doppio settennato di Mattarella non più una eccezione, come fu al tempo di Napolitano, ma l’inizio di un nuovo corso che ha tutte le caratteristiche del “Presidenzialismo di fatto”, Amato risponde proponendo l’immagine dell’orologiaio. Questi, se vuole apportare modifiche ad un orologio in riparazione, non potrà mai mettere una “rotella” a caso, gettandola nell’insieme dell’ingranaggio di rotelle grandi e piccole, organizzate perché il meccanismo funzioni, ma dovrà, se vorrà migliorarne il funzionamento, rivedere l’intero meccanismo. Nel frattempo il Parlamento in seduta comune consegnava una maggioranza di voti, seconda solo a quella raggiunta da Sandro Pertini, a Sergio Mattarella, e sanciva la vittoria dei “peones” sui leader. 

Con parole nobili si potrebbe dire che il Parlamento ha riacquistato la centralità che gli spetta secondo il dettato costituzionale. Dopo le parole di accettazione e soprattutto di altissimo valore morale presentate da Sergio Mattarella ai presidenti di Camera e Senato, saliti al Colle per ufficializzare il risultato della votazione parlamentare, inizia un tempo nuovo. Draghi al Governo, se il Governo terrà, Mattarella prima Magistratura dello Stato, Amato, Presidente della Corte Costituzionale: probabilmente sono una sorta di “linea del Piave” oltre la quale senza la capacità sia dei “leader” che dei “peones” di essere attenti e competenti orologiai, il meccanismo che regola il vivere civile degli Italiani potrebbe incepparsi definitivamente. 

Azioni sul documento
  • Stampa
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

La fatica di essere nel mondo. Lettera sul discernimento

Un po’ imitando don Milani e la sua lettera a una prof.ssa, con amici di Vicenza abbiamo scritto insieme una lettera sul discernimento e il nostro essere nel mondo. Per disponibilità copie info al 333 8465594, 0444 226530, 080 5014906 


 

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 127
(2022- Anno XVIII)

quadratino rosso Tema: La vita quotidiana

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


 

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). In preparazione.

 

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 settembre 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.