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Davanti alla Bellezza in un tempo di grande incertezza, di Barbara Jatta

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 27/03/2020 16:56
Dostoevskij: «Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza bellezza è impossibile», ripeteva. Bellezza è più che estetica; possiede una dimensione etica e religiosa. Lui vedeva in Gesù un seminatore di Bellezza...

In questi giorni di incertezza, di fermo generale, di musei, teatri e cinema chiusi, di vita così diversa da quella alla quale siamo abituati, può essere di aiuto capire il ruolo che la Bellezza può svolgere per superare i momenti di sconforto e di paura ma anche avere la certezza della funzione fondamentale che può avere per accompagnare il nostro cammino di vita.

Dobbiamo agli antichi greci e quindi alla tradizione di Dionigi Areopagita e sant’Agostino ma soprattutto alla mistica dei Maestri medievali, da Alessandro di Hales a san Bonaventura ed in particolare a san Francesco, il riconoscimento all’Essere di un’altra caratteristica trascendentale: Pulchrum, il Bello. Sono loro che hanno favorito la nostra comprensione dell’Essere con la dimensione della Bellezza.

Uno dei grandi estimatori della Bellezza in età moderna è stato Fëddor Dostoevskij. «La bellezza salverà il mondo» è una frase celebre che fa dire al principe Lev Nikolàevič Myškin, protagonista dell’Idiota. Cos’era la Bellezza per Dostoevskij? Molti non sanno che l’insigne scrittore russo aveva una predilezione per Raffaello. In particolare per un’opera del Maestro d’Urbino: la Madonna Sistina — uno dei dipinti più mirabili di tutta la storia dell’arte. In questo anno raffaellesco del 2020 mi piace condividere la sua storia.

Raffaello concepì e dipinse negli anni romani una meravigliosa e riflessiva Madonna velata con il Bambino fra le braccia che si libra a piedi nudi nel cielo in una nube di cherubini, ai lati san Sisto e santa Barbara, in basso i due angioletti più famosi della storia dell’arte.

Realizzata fra il 1512 e il 1513 su possibile commissione di Papa Giulio ii della Rovere (il Pontefice che volle la nuova basilica di San Pietro, il Belvedere Vaticano, la volta della Cappella Sistina e le Stanze raffaellesche) per donarla al convento di San Sisto di Piacenza, in onore di suo zio Papa Sisto iv e per ringraziare i piacentini della loro devozione alla Chiesa romana.

Sono gli anni che tutti gli storici dell’arte considerano il vertice pittorico del maestro urbinate, non soltanto per il sapiente gioco luministico e cromatico, ma anche per una consapevolezza e maturità nelle scelte iconografiche. In particolare, la volontà di condivisione e partecipazione. La Madonna e il Bambino sono in moto, protesi verso i fedeli. Il Pontefice esorta ed invita — con il gesto delle sue mani — a prendere parte al mistero e al messaggio dipinto ma anche alla bellezza della Vergine e del Salvatore.

Dal 1514 l’opera ornò l’abside di San Sisto a Piacenza, dove rimase fino al 1754 quando venne venduta dai monaci benedettini ad Augusto III di Polonia o di Sassonia (noto come il Corpulento) per l’incredibile cifra di 25 mila scudi e portata a Dresda. Sull’altare a Piacenza venne collocata la copia di Pier Antonio Avanzini nella fastosa cornice originale che è ancora oggi in loco.

Opera più ammirata di tutte le straordinarie collezioni di Dresda, la Madonna Sistina ebbe un significato speciale per Dostoevskij, che la menzionò in diversi romanzi. Anna Grigor’evna, sua seconda moglie, racconta nelle sue memorie della sosta a Dresda durante il viaggio fatto insieme al marito nel 1867: «Fëdor amava molto Dresda, per la sua famosa galleria d’arte e i magnifici giardini (...) Discendemmo in uno dei migliori alberghi, cambiammo d’abito, e andammo a visitare il museo, che mio marito volle farmi vedere prima di ogni altra cosa (...) Mio marito percorse tutte le sale senza fermarsi e mi condusse direttamente dinanzi alla Madonna Sistina. Egli considerava questo quadro come il più grande capolavoro creato dal genio umano. In seguito lo vidi fermo per ore intere davanti a quella visione di bellezza impareggiabile, che egli ammirava con tenerezza e trasporto».

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, i nazisti per proteggerle dai bombardamenti alleati — Dresda fu praticamente rasa al suolo — nascosero la Madonna Sistina e altre centinaia d’opere d’arte nelle caverne vicine alla città. E quando, nel maggio del 1945, l’Armata Rossa arrivò a Dresda, trovò il museo della città completamente vuoto.

Un ufficiale dell’esercito sovietico Leonid Rabinovich Volynskij venne incaricato da Stalin di trovare ad ogni costo la Madonna Sistina. Volynskij interrogò decine di testimoni. Trovato finalmente il tesoro lo trasferì in gran segreto a Mosca. Nella capitale sovietica il quadro venne sottoposto ad un accurato restauro ad opera dei migliori maestri dell’epoca. Nascosta nei sotterranei del Museo Puškin, per un lungo periodo i russi negarono di averla sottratta alla Germania.

Nel 1955, per celebrare il Patto di Varsavia, Mosca decise di rivelare il possesso del dipinto e di restituirlo a Dresda. Ma prima lo espose nelle sale del Museo Puškin. E lì avvenne una cosa straordinaria. Dal 2 maggio al 20 agosto la Madonna venne visitata da oltre un milione e duecentomila persone, costringendo il museo a tenere aperte le sale dalle 7 del mattino alle 11 di sera per consentire l’enorme afflusso di visitatori.

È probabile che il popolo russo conoscesse i tanti riferimenti letterari alla Madonna Sistina e sapesse che per Dostoevskij la contemplazione della Madonna di Raffaello fosse la sua terapia personale: «Sicuramente non possiamo vivere senza pane, ma anche esistere senza bellezza è impossibile», ripeteva. Bellezza è più che estetica; possiede una dimensione etica e religiosa. Lui vedeva in Gesù un seminatore di Bellezza.

Papa Francesco ha dato speciale importanza alla trasmissione della fede cristiana attraverso la Via Pulchritudinis (la via della Bellezza). Non basta che il messaggio sia buono e giusto. Deve essere anche “bello”, perché solo così arriva al cuore delle persone e suscita l’amore che attrae. È bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla “via della bellezza”. Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella, capace di colmare la vita di un nuovo splendore e di una gioia profonda, anche in mezzo alle prove. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi con il Signore Gesù.

Non si tratta di fomentare un relativismo estetico, che possa oscurare il legame inseparabile tra verità, bontà e bellezza, ma di recuperare la stima della bellezza per poter giungere al cuore umano e far risplendere in esso la verità e la bontà del Risorto. Se, come afferma sant’Agostino, noi non amiamo se non ciò che è bello, il Figlio fatto uomo, rivelazione della infinita bellezza, è sommamente amabile, e ci attrae a sé con legami d’amore. Dunque si rende necessario che la formazione nella Via Pulchritudinis sia inserita nella trasmissione della fede. È auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo “linguaggio parabolico”. 

Bisogna avere il coraggio di trovare nuovi segni — come invita a fare l’esortazione apostolica Evangelii gaudium — nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, le diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali; comprese quelle modalità non convenzionali di bellezza, che possono essere poco significative per gli evangelizzatori, ma che sono diventate particolarmente attraenti per gli altri.

 https://www.vaticannews.va/it/osservatoreromano/news/2020-03/quella-madonna-velata-che-affascina-il-mondo.html

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