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Datavirus: un grande balzo all’indietro?, di Matteo Villa

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 20/10/2020 10:34
Il trend è preoccupante e, a oggi, non abbiamo indicazione che le politiche adottate lo stiano facendo rallentare ulteriormente. Come per il resto d’Europa, ci attende un inverno molto duro…

Il numero di nuovi contagi di SARS-CoV-2 in Europa continua a salire, e i nuovi decessi crescono di conseguenza. Ma fino a due settimane fa l’Italia sembrava essere una “isola felice”, come Germania e Svezia, tanto che qualcuno si spingeva ad additarla come “l’invidia dell’Europa”. Sì, nel Belpaese i contagi stavano aumentando, ma la situazione era rimasta tutto sommato sotto controllo fino a fine settembre, con un numero di casi ufficiali piuttosto lineare e un numero di casi plausibili (che noi di ISPI stimiamo in questo modo) altrettanto stabile.

Non è più così. Nel corso delle ultime due settimane il numero di casi ufficiali settimanali è raddoppiato, passando da circa 16.000 a 32.000, e il numero di casi plausibili ha fatto altrettanto. Secondo le nostre stime, visibili nel grafico qui sopra, sarebbero ormai 78.000 i nuovi contagi settimanali in Italia. Un numero del tutto paragonabile a quello (85.000) di casi settimanali plausibili della settimana dal 3 al 9 marzo, quella subito dopo la quale il Governo italiano aveva decretato il primo lockdown d’Europa.

Ma, a parte il numero di casi plausibili, quanto la situazione in cui ci troviamo oggi è simile a quella del marzo scorso? Lo è, ma non del tutto. Una chiara analogia è che il numero di nuovi casi settimanali è ormai comparabile e che, soprattutto, è in netta risalita. Nelle ultime settimane la curva dei contagi sembra davvero avere imboccato un andamento esponenziale – andamento che, invece, ad agosto e settembre era stato caratterizzato da molte settimane di “linearizzazione”, cioè di stabilizzazione del numero giornaliero di nuovi contagiati.

Una prima differenza tra la situazione di marzo e quella di queste ultime settimane sembra però essere la rapidità con cui la curva dei contagi sta risalendo. Se a inizio marzo il numero di casi plausibili era di fatto quintuplicato in una settimana, oggi questo numero raddoppia. Una differenza non da poco: il tasso di crescita da numeri relativamente bassi sembra essere un po’ meno della metà rispetto a inizio marzo. C’è da segnalare, tuttavia, che a rallentare l’infezione a marzo ci aveva pensato un lockdown generalizzato, che aveva fatto decelerare l’infezione prima bruscamente, fino al picco della settimana del 17-23 marzo, e poi più lentamente tra aprile e maggio. Una misura, quella del lockdown, a detta di molti irripetibile e che certamente avrebbe conseguenze economiche tragiche.

Oggi, con strette solo parziali e ulteriori misure ancora in fase di valutazione, la stima di ISPI è che nella settimana del 13-19 ottobre potremmo arrivare a contare circa 55.000 nuovi casi ufficiali, il che equivarrebbe, sempre stando ai dati disponibili a oggi, a circa 140.000 nuovi casi plausibili (vedi il grafico sopra). Quasi un nuovo raddoppio, insomma, per un numero di casi settimanali plausibili che si situerebbe a livelli comparabili a quelli stimabili tra la prima e la seconda settimana di marzo.

Rispetto a marzo scorso ci sono poi almeno altre due differenze significative. La prima è importante, ma ha conseguenze ambivalenti: oggi il contagio è diffuso in maniera molto più omogenea sul territorio italiano. Per citare un solo dato in Lombardia, Regione che ospita circa il 17% degli italiani, tra febbraio e fine maggio si era verificato il 48% dei decessi ufficiali. Tra il 1° agosto e il 14 ottobre, invece, in Lombardia si contano il 24% del totale dei decessi, un numero nettamente più in linea con le attese. Ciò, come detto, ha implicazioni ambigue sulla nostra capacità di contrastare l’infezione. Da un lato, una distribuzione più omogenea dei contagi sul territorio significa che oggi i numeri che vediamo vanno “spalmati” su un’area più vasta, e dunque non sono indici di gravità locale così elevata come in passato. 

Dall’altro, proprio questa distribuzione più omogenea rischia di causare nuovi sovraccarichi alle strutture sanitarie regionali dotate di un numero pro capite più basso di posti letto in ospedale, e in particolare di posti per ospitare i pazienti critici.

Un’ultima, e certamente cruciale, differenza la fa infine l’età mediana dei contagiati. A quanto risulta dai dati ufficiali del bollettino settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità, pur se in lenta risalita l’età mediana dei contagiati non ha ancora raggiunto l’età mediana degli italiani. Dal momento che la gravità del contagio aumenta in maniera esponenziale all’aumentare dell’età della persona contagiata, basta una distribuzione del contagio per età anche solo di poco più spostata verso i giovani per dar luogo a forti differenze nella letalità plausibile che possiamo attenderci a causa dell’infezione. In altre parole, se in Italia la probabilità di ciascuna persona di infettarsi fosse indipendente dalla propria età, ci attenderemmo una letalità dell’1,15%. 

Ma è sufficiente che le età si abbassino (cioè, che sia più probabile che a contagiarsi sia una persona più giovane) per raggiungere valori di letalità plausibile molto più bassi: a fine agosto, per esempio, ISPI è arrivato a stimare una letalità plausibile del virus dello 0,46%, meno della metà di quella inizialmente prevista. Oggi, assieme all’età dei contagiati, è in risalita anche quella plausibile, ma ISPI la stima ancora intorno allo 0,85%: del 25% inferiore, dunque, rispetto all’atteso 1,15%.

Questo fa sì che, a parità di numero di persone plausibilmente contagiate, il numero di decessi sia nettamente inferiore. 

Il che a sua volta significa che il numero settimanale di decessi non dovrebbe (per il momento) raggiungere livelli simili a quelli di inizio marzo. Per intenderci, nella settimana tra il 2 e il 9 marzo – che come dicevamo è quella più facilmente confrontabile con quella attuale per numero di casi plausibili (85.000 allora, contro i 78.000 della settimana del 6-12 ottobre) – il numero di decessi fu di 412, mentre settimana scorsa il numero di decessi si è fermato a 219. E le nostre stime vedono un numero di decessi per la settimana del 13-19 ottobre in aumento, ma ancora sufficientemente contenuto (350 circa). Per notare le differenze è sufficiente confrontare questa proiezione con il numero di decessi in Italia nella settimana di marzo successiva a quella che abbiamo preso a riferimento, quella del 10-16 marzo: allora erano stati 1.702.

In conclusione, la forte accelerazione nella risalita dei contagi è un dato di fatto: il numero di persone plausibilmente contagiate oggi è comparabile a quello della prima settimana di marzo. Ma la diffusione più omogenea del contagio sul territorio, le misure contenitive adottate da Governo ed Enti locali e i comportamenti individuali stanno probabilmente rallentando la velocità di diffusione del virus. 

Il trend però è preoccupante e, a oggi, non abbiamo indicazione che le politiche adottate lo stiano facendo rallentare ulteriormente. Come per il resto d’Europaci attende un inverno molto duro: fatto molto probabilmente di strette e riaperture a livello locale, che ci permettano di evitare quelle chiusure generalizzate che avrebbero un effetto tragico sulle nostre economie, e sulle nostre vite.

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/datavirus-un-grande-balzo-allindietro-27872

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