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Da Pino a Cucchi

creato da Denj — ultima modifica 15/09/2015 09:34
Credo che sia figlio del nostro tempo, si è comportato come chiunque si trovi in trappola proprio nei luoghi in cui avrebbe dovuto essere protetto, dove pensava che lo considerassero “persona”...

Era il 15 dicembre del ’69 e Giuseppe (Pino) Pinelli “cadeva” da una finestra del quarto piano della questura di Milano. Accusato ingiustamente della strage di piazza Fontana, interrogato senza mezze misure, a due giorni dalla strage, era ancora trattenuto illegalmente all’interno della questura. Fu la fine di una vita e l’inizio di una tragica farsa. Una farsa tuttora in corso.

Un ferroviere era quel tale che per morire scelse Natale. Da una finestra entrò nella storia che parla di fame, non certo di gloria.

Recita così una canzone di Riccardo Mannerini ed è la fame che si ripresenta a 43 anni di distanza.  Sarebbe morto di fame, infatti e non di botte anche Stefano Cucchi secondo una Corte che con la giustizia ha poco a che fare.

Ci sono parole che, come queste vicende, risultano difficilmente deglutibili, a pronunciarle fu Carlo Giovanardi, “co-ideatore” della legge Fini-Giovanardi legge senza la quale Stefano Cucchi sarebbe ancora vivo. Le riportiamo assieme a due risposte meritevoli di Erri De Luca e di Patrizia Moretti la mamma di Aldrovandi pescate quaqua.

«Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto, e la verità verrà fuori, soprattutto perchè pesava 42 chili. La droga ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente… E poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato… Certo, bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così» [Carlo Giovanardi]

Le risposte:

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato. [Erri De Luca]

«Stefano ha chiesto aiuto a chiunque lo incontrasse. Ma lo hanno reso invisibile»

Stefano Cucchi ha sofferto una settimana di fame e sete e il suo organismo si è fermato. Perizia medica disposta dal Giudice.
Alla notizia siamo rimasti delusi, affranti e indignati.
Oggi, il giorno dopo, penso che questa perizia non potesse attestare che quello che ha detto, “sindrome da inanizioni” è la diagnosi clinica finale.
Ma cosa lo ha portato a questo? Chi e cosa l’hanno ridotto così?
Un perito non è il Giudice, fornisce un elemento di valutazione, una fra le tessere del mosaico della tragedia di Stefano Cucchi.
Possiamo e dobbiamo comporre tutto il mosaico. Lo facciamo noi, vicini alla famiglia Cucchi, lo sta facendo ogni persona attenta e lo farà il Giudice.
Cosa avrà pensato Stefano in quella settimana? Era completamente isolato, non ha potuto parlare con la sua famiglia, era massacrato di botte, era pieno di fratture e certamente soffriva molto, era disperato.
Credo che sia figlio del nostro tempo, si è comportato come chiunque si trovi in trappola proprio nei luoghi in cui avrebbe dovuto essere protetto, dove pensava che lo considerassero “persona”. Ha attuato l’unica protesta possibile per chiedere di parlare con la famiglia o l’avvocato: ha dichiarato lo sciopero della fame.
Ecco di cosa è vittima Stefano, di un’illusione. Ha chiesto ascolto e aiuto a chiunque lo incontrasse, sua sorella Ilaria ha contato queste persone e sono molte. Pensava che lo vedessero, le foto dimostrano com’era ridotto. Eppure era invisibile. O forse scomodo?
Già, era meglio che nessuno sapesse di lui. Vero Giovanardi? [Patrizia Moretti]

 

fonte: http://militantduquotidien.wordpress.com, 15.12.2012

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