Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Così ai cittadini viene servita una pietanza poco digeribile, di Carlo Petrini

Così ai cittadini viene servita una pietanza poco digeribile, di Carlo Petrini

creato da D. — ultima modifica 14/09/2015 18:16
Il nostro cibo potrebbe cambiare in modo silenzioso a seconda di come verrà sottoscritto l’accordo di commercio transatlantico Europa-USA

Che ne direste di dare la delega al vicino per l’assemblea di condominio e sapere (ma solo quando il demolitore sarà arrivato davanti a casa vostra) che lui e gli altri hanno deciso di buttare giù il palazzo e ora nessuno ci può più fare nulla?

La domanda può sembrare strampalata ma serve per chiedersi : la democrazia può legittimare qualcuno ad adottare scelte che interessano tutti gli altri, senza che gli elettori possano più dire la loro? I governi dei Paesi moderni sono i nostri delegati all’assemblea di condominio mondiale. Se decidono qualcosa che alla maggioranza dei cittadini non piace o che ne mette in discussione il diritto a fare libere scelte per sé e per i propri figli, allora quelle decisioni non solo dovrebbero poter essere discusse, ma dovrebbero almeno poter essere ben conosciute.

Ecco perché mi preoccupa, e molto, come il nostro cibo quotidiano potrebbe cambiare, in modo silenzioso e totalmente sconnesso da ogni condivisione popolare, se venisse approvato l’accordo di commercio transatlantico Europa-Usa (quello che, con una delle consuete e criptiche sigle, si chiama Ttip, Transatlantic Trade & Investment Partnership).

Il trattato viene annunciato come una straordinaria opportunità economica e di crescita, perché dovrebbe creare tra Europa e Usa, quelle facilitazioni commerciali che mitologicamente dovrebbero rendere tutti più ricchi. Dico mitologicamente, perché un Nobel dell’economia come Joseph Stiglitz ha scritto apertamente che la teoria— secondo cui se si arricchiscono i ceti più abbienti in una società certamente staranno meglio tutti — è semplicemente una bugia. Gli accordi di libero scambio, dal Nafta in poi, infatti non hanno visto migliorare il tenore di vita dei più poveri e dei piccoli produttori, ma solo moltiplicare i guadagni dei più ricchi speculatori.

Sarebbe bello che il Ttip servisse a definire standard comuni di sicurezza alimentare, che proteggesse le produzioni nazionali e i territori che danno loro vita. Sarebbe un nobile accordo, un compromesso al rialzo. Purtroppo però sappiamo bene che non sarà così, che ancora una volta trionferanno i pochi attori multinazionali a scapito della volontà dei molti cittadini che vivono e lavorano ben lontano dal vertice della piramide. Con buona pace dei consumatori e dei loro diritti e soprattutto, in questo caso, con un percorso di sola andata, che si svolge a porte chiuse.

Le delegazioni della Commissione Europea e degli Usa, infatti, svolgono i propri lavori in sedute non pubbliche, elaborando documenti che non vengono diffusi. L’unica informazione trapelata è che nascerà un tribunale transatlantico del commercio. Questo non sarà legato a un’autorità politica e funzionerà come un arbitrato di altissimo livello, attraverso cui le grandi corporation potranno anche chiedere e ottenere sanzioni contro gli Stati che dovessero, in qualche misura, limitare la portata dell’accordo attraverso leggi o altre norme approvate dalle proprie istituzioni rappresentative. Spero che si comprenda cosa significa che le multinazionali possono fare causa agli Stati con il beneplacito di quest’ultimo, anche se gli Stati decidono conformemente alle loro Costituzioni e a procedure democratiche: è la nascita certificata di un nuovo ordine mondiale.

Così, per i consumatori e soprattutto per i cittadini europei, si prepara una pietanza che si preannuncia ben poco digeribile, ancora una volta cucinata secondo lo stile delle decisioni che piovono dall’alto, nel nome dell’interesse nazionale che è spesso l’interesse di pochi e ben individuabili gruppi, assolutamente elitari. Finiti i tempi dei corridoi dove operano le lobby:

le multinazionali acquisiscono il potere di bacchettare pubblicamente gli improvvidi governanti.

Mi sembra incredibile la situazione in cui siamo: alcuni delegati — la cui legittimazione

Democratica è già molto più che mediata— discutono in segreto i termini di un accordo che i cittadini conosceranno solo quando sarà pronto per la firma. Prendere o lasciare. Senza la possibilità per gli Stati membri dell’Ue di ritornare su quanto verrà sottoscritto. Nemmeno se le maggioranze dei cittadini che li abitano si esprimessero per imboccare una direzione diversa.

Mi trovo sempre più spesso a dubitare che le istituzioni politiche che decidono riguardo al nostro fondamentale bisogno alimentare finiscano per dare vita a regolamentazioni al servizio dell’uomo. Avevo già maturato questa considerazione quando il ” tribunale” del Wto aveva stabilito che il bando della carne agli ormoni—deciso in Europa, a furor di popolo, negli anni ‘80— era ingiustificato e doveva venir meno proprio perché corrispondente alla sola volontà popolare e non a univoche evidenze scientifiche della pericolosità del consumo di questa carne.

Ora, io nutro grande rispetto della scienza e credo davvero che non si debba decidere sulla base di un consenso agitato dalla demagogia, ma mi chiedo allora : perché non obbligare chi vuole

vendere carne prodotta usando ormoni della crescita, o prodotti trai i cui ingredienti ci siano materie prime ogm, a indicarlo in etichetta? Perché la scienza serve come scusa, al fine di non permettere una scelta consapevole al consumatore? Perché come già in passato per il cioccolato fatto anche

con grassi diversi dal burro di cacao, si consente una produzione, si ammette alla vendita un cibo diverso da quello che ben conosciamo (il che è legittimo) ma non si impone a chi lo produce di rendere evidente la sua procedura produttiva, consentendo al consumatore di scegliere a ragione veduta?

Sospetto fortemente che la risposta alle mie domande siano gli stessi interessi che sono alla base della decisione di trattare l’accordo Ttip a porte chiuse, senza condivisione prima e senza possibilità di retromarcia dopo.

fonte: La Repubblica, 12.04.2014

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto:
Prossimi eventi
Educare a custodirsi come Missione 19/10/2019 17:00 - 21:30 — Castellana Grotte
Ritiro spirituale sul potere 20/10/2019 10:00 - 18:00 — Massafra (Ta)
III Forum di Etica Civile, Verso un patto tra generazioni: un presente giusto per tutti 16/11/2019 - 17/11/2019 — Firenze
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Papa Francesco ha inviato domenica 23 aprile 2017 un video messaggio dedicato a don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori...
Videomessaggio del Santo Padre per Don Milani
Politica in weekend - 2 e 3 luglio 2016
Guida alla riforma costituzionale
Di più…
I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Associandoci

logo-barchetta.jpg
Cercasi un fine
è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002 e una rete di scuole di formazione politica. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

e ancora...

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

con carta di credito o PayPal

Leggendo il giornale

Cercasiunfine_115_Pagina_01.jpg

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 115
(2019 - Anno XIV)

quadratino rosso Tema: Ambiente

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  Il 116 è sulla COPPIA (cosa vuol dire oggi essere "coppia"? Quali i ruoli nella coppia? Cos è la fedeltà nella coppia?) in preparazione.

 listing Il 117 è sul RAZZISMO (Dove nasce il razzismo? Cosa ci fa diventare razzisti? C'è il razzismo nella Chiesa?),  testi da inviare entro il 15 ottobre 2019.

 listing Il 118 è sull'ECONOMIA CIVILE (Cosa è l'economia civile? I Pro e i Contro di questo modello? Dove è applicato e come?)  testi da inviare entro il 15 novembre 2019.

 listing Il 119 è sul DIALOGO INTERRELIGIOSO  (Quanto abbiamo paura delle altre religioni? Le religioni dialogano tra di loro? Qual'è la finalità del dialogo? Cos'è il fondamentalismo religioso?)  testi da inviare entro il 31 gennaio 2020.


Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo. Accettiamo anche contributi in altre lingue.