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Coronavirus: Sentinella, quanto resta della notte? di Nicola Colaianni

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 25/03/2020 19:03
Come nel deserto dei Tartari i giorni si consumano ma il tempo sembra non passare: sapremo di aver raggiunto il picco solo quando i numeri si abbasseranno. Ma sappiamo anche cosa dovremo ricordare...

"Sentinella, quanto resta della notte?”. È la domanda che in un oracolo del profeta Isaia (21, 11) agita il popolo ebraico nel buio di una situazione disperata. È la prima domanda che Giuliano Foschini ha rivolto in un’intervista al prof. Lopalco, la sentinella posta dal presidente Emiliano contro il coronavirus. Quanto durerà? Le previsioni vengono spostate di settimana in settimana. E siccome per molti il parametro di riferimento è magari la ripresa del campionato di calcio la risposta, deludente, è stata che possiamo sognarcelo di tornare a riempire gli stadi prima di ottobre. Si aspetta il picco. 

Ma, come nel deserto dei Tartari di Buzzati, si consumano i giorni ma il picco tarda, non arriva. Tuttavia, si conoscono almeno i segnali indicatori del probabile arrivo? No, perché che sia arrivato si capisce solo dopo due-tre giorni di diminuzione costante dei contagiati. Insomma, quando si conoscerà sarà già passato. Niente male per rinfrancare il nostro spirito angosciato dagli arresti domiciliari, a cui kafkianamente ci sentiamo condannati senza colpa.

È una traversata nel deserto delle relazioni umane. Neanche un prete per chiacchierare, come dice la canzone di Paolo Conte. Ma è deserto anche delle relazioni politiche. Parlamento (soc)chiuso. Consiglio regionale chiuso. Chi ne apre il sito, curioso della sua prossima seduta, trova un desolante “rinviata a data da destinarsi”. Anche lo Statuto, quindi, in letargo: niente “funzione di indirizzo e di controllo dell'attività della Giunta regionale” (art. 22). Non parliamo di scuole, uffici, tribunali: tutti chiusi. Certo, finchè apriranno edicolanti, alimentaristi e farmacisti, non sarà la “sparizione di vita sociale”. Che è lo scenario distopico del futuro mondo dei neoumani clonati, raccontato da Michel Houellebeck. Ma è dura lo stesso perché non siamo abituati a vivere con il coprifuoco dei tempi di guerra.

Che risponde la sentinella di Isaia? In prima battuta, come oggi Lopalco e gli altri scienziati. Ecco: «Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!». Come dire: domandate pure, ma non so rispondervi. La sentinella non alimenta illusioni di immediato cambiamento o di prossime soluzioni. Anzi annunzia, sì, il mattino, ma poi di nuovo la notte. E allora: convertitevi! Ci sono diverse specie di conversione, a cominciare da quelle spirituali, cui esorta Isaia, per finire a quelle collettive, politiche. Forse la pandemia che stiamo vivendo ci incita ad una conversione costituzionale sulla salute. Stiamo capendo perché è l’unico diritto che la Costituzione definisce fondamentale. Perché la tutela della vita viene prima di ogni altro diritto. E, tuttavia, vediamo come anche durante questa pericolosa emergenza venga messa a repentaglio la vita delle persone che svolgono i lavori più faticosi e meno retribuiti: operai, riders, cassiere, corrieri, ecc. 

Ma la Costituzione ci dice che la salute non è solo un diritto ma è anche “interesse della collettività”: s’intende, quella nazionale (per non dire della collettività umana, in generale). La sua tutela, allora, non può essere fatta a pezzetti e lasciata alle singole regioni. Prima del coronavirus si è parlato per mesi di autonomia differenziata, spinta al massimo grado, da regione a regione. Dopo, quando sarà passata la nottata, sarà necessaria una conversione, magari agevolata dalla memoria dei medici cinesi, cubani e russi venuti ad aiutarci a superare la crisi o del paziente bergamasco bisognoso di terapia intensiva, trasportato con un aereo dell’aeronautica militare, cioè dello Stato, e accolto in un ospedale barese. 

È la solidarietà, dovere inderogabile, dice sempre la Costituzione, messo però in sottordine nella folle corsa al regionalismo rafforzato a spese degli altri. In questi giorni la stiamo umilmente riscoprendo: con donazioni agli ospedali, alla protezione civile, e soprattutto con gratitudine a medici e infermieri di cui eravamo pronti ad additare solo i casi di, supposta o reale, malasanità. È quello che vorrebbe vedere la sentinella di Isaia per annunciare che, sì, non si sa quanto resta della notte, ma sicuramente non dura in eterno, c’è anche il mattino. 

 

[docente di diritto costituzionale, socio e docente CuF, Bari]

fonte: https://rep.repubblica.it/pwa/locali/2020/03/24/news/cornavirus_non_sappiamo_quanto_possa_durare_la_notte_ma_l_alba_arrivera_-252204604

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