Il Vaticano, ha sottolineato monsignor Auza, rimane fautore “delle negoziazioni e del dialogo tra le parti coinvolte” ed “ha sempre fatto tutto quello che poteva per aiutare le vittime della violenza”.

Il presule ha poi ricordato gli sforzi compiuti da papa Francesco negli ultimi mesi nel richiamare al rispetto della “legge umanitaria internazionale” e sui “diritti umani fondamentali”, a partire dalla convocazione in Vaticano dei nunzi apostolici in Medio Oriente.

Con particolare riferimento alla questione israelo-palestinese, la Santa Sede rilancia la soluzione della divisione in due stati, come già aveva sostenuto papa Francesco durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa dello scorso maggio.

“Israele e Palestina, con il vigoroso sostegno degli organi competenti delle Nazioni Unite e dell’intera comunità internazionale, possono lavorare all’obiettivo finale, ovvero la realizzazione del diritto dei Palestinesi ad avere un loro stato sovrano e indipendente e del diritto degli Israeliani alla pace e alla sicurezza”, ha dichiarato l’Osservatore Permanente.

Il successivo punto ha riguardato la “orribile situazione in Siria”, per la quale la Santa Sede chiede urgentemente a tutte le parti in causa di “fermare le violazioni di massa del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani fondamentali” e, alla comunità internazionale di “aiutare le parti a trovare una soluzione”.

Da parte sua il Libano, ha proseguito monsignor Auza, è un paese che risente fortemente della crisi siriana, come dimostra in particolare la “massiccia presenza di rifugiati”, pertanto la Santa Sede esorta le autorità di Beirut a “trovare il prima possibile una soluzione alla Presidenza della Repubblica vacante”.

La Santa Sede riafferma il suo sostegno a un Libano “sovrano” e “libero”, poiché il paese stesso è un “messaggio” ed un “segno di speranza per la coesistenza dei vari gruppi che lo compongono”.

Un sollecito alle Nazioni Unite è arrivato in merito all’ascesa dello “Stato Islamico” in Iraq e in Siria, affinché siano intraprese azioni per “prevenire possibili nuovi genocidi e per assistere il crescente numero di rifugiati”.

La Santa Sede si appella in particolare alla “protezione dei gruppi etnici e religiosi, comprese le comunità cristiane”, che sono particolarmente prese di mira.

Contro il terrorismo, secondo la Santa Sede, è necessario “rinforzare la struttura giuridica di un’applicazione multilaterale della responsabilità di proteggere la gente dal genocidio, dai crimini di guerra, dalla pulizia etnica, dai crimini contro l’umanità e da tutte le forme di ingiusta aggressione”.

I falliti tentativi di mettere fine agli “orrori del genocidio” e le “sfacciate violazioni dei diritti umani fondamentali e del diritto umanitario internazionale” devono stimolare “decisioni coraggiose”.

La Santa Sede rinnova poi il richiamo ai “leader religiosi della regione e di tutto il mondo” affinché promuovano “il dialogo interreligioso e interculturale, denunciando prontamente ogni uso della religione che giustifichi la violenza ed educando al reciproco rispetto”, ha quindi concluso monsignor Auza.