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Consulta boccia il Porcellum, una sentenza dagli effetti preoccupanti, di Stefano Ceccanti

creato da webmaster ultima modifica 24/09/2015 13:31

Che dopo tanta inerzia del legislatore e dopo alcuni moniti, pur a prezzo di un certo grado di forzatura, la Corte ritenesse legittima la questione posta era abbastanza ragionevole.

Non era però scontato questo tipo di sentenza, avendo la Corte varie altre alternative possibili, a cominciare dalla reviviscenza della legge Mattarella, reviviscenza non ammessa per i referendum ma invece con vari precedenti rispetto a sentenze di accoglimento della Corte.

Passare dai moniti che parlavano della necessità di una soglia per assegnare il premio all'eliminazione tout court del premio pone ad esempio il problema non facile della sorte dei deputati eletti sulla base del premio e non ancora convalidati, problema che non vi sarebbe stato con la legge Mattarella che non avrebbe distinto le due tipologie di eletti. Forse la Corte riuscirà a risolvere il problema con le motivazioni però resterà intera la polemica almeno sul piano politico.

Molto ardita, poi, specie sul piano comparatistico la sentenza additiva che impone la preferenza sulle liste bloccate (certo criticabili sul piano politico e anomale per la loro ampiezza) , quando nessuna Corte dei numerosi Paesi dove si praticano le liste bloccate, a cominciare dalla Spagna e dall'Inghilterra (per le elezioni europee anche la Francia) è mai andata in una tale direzione.

Una sentenza, poi, che essendo additiva è particolarmente invasiva delle prerogative parlamentari perché emenda direttamente la legge. Mi sembra di capire, dal testo del comunicato, che sia un'additiva semplice, che intenda direttamente aggiungere le norme nella legge, ma se anche fosse un'additiva di principio (con la necessità di un intervento vincolato del Parlamento) poco cambierebbe.

Anche qui una sentenza ben più invasiva della legge Mattarella per almeno due motivi: perché per la Camera si ritorna indietro non al 1993 ma addirittura al 1992 e perché al Senato si introduce un sistema totalmente nuovo mai esistito nella storia repubblicana (mai si è votato con le preferenze, non casualmente giacché raccoglierle a base regionale è un'impresa costosissima), ignorando peraltro il referendum del 1993.

Questo sul piano strettamente costituzionale. Ovviamente le conseguenze politiche (ingovernabilità e necessità di larghissime coalizioni eterogenee permanenti, microframmentazione dovuta alle preferenze con gli eletti poi inseguiti dalle procure sulla base tra l'altro dell'amplissimo reato di "traffico di influenze" inserito dalla legge Severino) non si possono caricare sulla Corte, ma su coloro che in Parlamento, con tutta probabilità cercheranno di impedire una riforma in una direzione più razionale utilizzando il loro potere di veto.

Non sarà facile batterli. Per questo, per chi è di centrosinistra, varrebbe la pena di dare un primo segnale votando alle primarie dell'8 dicembre, utilizzando ampiamente uno strumento di democrazia governante che va in direzione opposta.

Fonte: "Huffington post" del 05 dicembre 2013

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