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Consiglio UE: Bruxelles non è sul Mediterraneo, di Alessia De Luca e Matteo Villa

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 24/06/2021 17:17
L’Italia tesse una tela di alleanze in vista del Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Ma sulla gestione del dossier migrazioni rischia di trovarsi nuovamente sola…

La questione migratoria atterra sul tavolo del Consiglio europeo che si tiene domani e venerdì, a Bruxelles. Ma in quello che si preannuncia come il vertice più complesso per il premier italiano Mario Draghi, che per preparare il terreno ad un’intesa è volato nei giorni scorsi prima a Barcellona e poi a Berlino, il rischio è che l’Italia venga lasciata nuovamente da sola. Nella bozza di conclusioni in circolazione in queste ore, infatti, non figurano accordi di redistribuzione né meccanismi di solidarietà, preludio ad una gestione comune del fenomeno, ma sempre e solo impegni per investimenti nei paesi di provenienza, finalizzati a bloccare “a monte” i flussi in arrivo. 

Sul tema dei migranti, i capi di stato e di governo inviteranno dunque la Commissione “a presentare piani di azione per i paesi prioritari di origine e transito” con cui concludere accordi per cercare di aumentare i rimpatri e bloccare le partenze. Tra i paesi in questione, soprattutto Egitto e Libia, ma anche e Senegal, Mauritania, Niger, Etiopia, Tunisia. Proprio ieri il Viminale ha diffuso i dati aggiornati degli sbarchi, in cui segnala che sono quasi 20mila i migranti sbarcati sulle coste italiane da gennaio al 22 giugno. L’anno scorso, complice il lockdown e la pandemia, nello stesso periodo c’erano stati 6.184 sbarchi. 

Asse mediterraneo?

La pandemia ha avuto degli effetti chiari sulle migrazioni nel Mediterraneo. Chiudendo i confini per motivi sanitari, tra marzo e maggio 2020 molti paesi si sono di fatto isolati, credendo di scoraggiare l’arrivo di migranti. Oggi, a un anno di distanza, è chiaro che l’effetto di lungo periodo è esattamente l’opposto e che, a condizioni di rischio invariate, la crisi economica innescata dal virus ha aumentato le ragioni per spostarsi. Sulla questione, anche Roma e Madrid cercano di fare fronte comune. Per questo il premier italiano l’altro ieri a Barcellona ha concordato con il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez la necessità di ridefinire un meccanismo semi-automatico di redistribuzione, coinvolgendo un numero di paesi “volenterosi”. Una sorta di ‘Malta due’, come è stato soprannominato, che coinvolgerebbe oltre all'Italia, anche Francia, Germania, Spagna, Malta e Romania. Draghi e il collega spagnolo hanno convenuto sulla necessità per l’Unione europea di finalizzare il Patto per la migrazione e asilo, il cui raggiungimento “chiede necessariamente di tenere conto della visione dei paesi di primo ingresso”. Spagna e Italia hanno gli stessi problemi da affrontare e per Mario Draghi stringere un’intesa con Madrid fornisce l’occasione giusta per presentarsi per rilanciare un ‘asse Mediterraneo’ in cui coinvolgere anche i paesi del gruppo Med5 come GreciaMalta e Cipro. In questa direzione va anche letta la decisione di sbloccare la riforma dell’Easo, l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, acconsentendo a rafforzarlo e dotarlo delle caratteristiche di un’Agenzia a pieno titolo.

 Modello ‘Turchia’?

Ma l’intesa con pochi paesi, laddove per approvare il nuovo Patto per le migrazioni e superare il Regolamento di Dubino servirebbe l’unanimità dei 27, da sola non basta. E la strada per un accordo in tempi brevi è talmente in salita da costringere l’Italia a cambiare strategia: siamo in estate e i barconi non tarderanno ad arrivare e ad approdare sulle coste europee, da Gibilterra a Lampedusa. Continueremo a soccorrerli, poiché, come ha detto il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, “l’Italia non si è mai tirata indietro”. Sullo sfondo, però, si guarda alla possibilità di ripetere in Libia il modello messo in atto con la Turchia, che ospita oltre tre milioni di profughi siriani e in cambio ha ricevuto 6 miliardi di euro dalla Ue. 

Denaro in cambio di rifugiati. “L'Unione Europea conferma il suo impegno per il processo di stabilizzazione della Libia sotto gli auspici delle Nazioni Unite”, si legge nell'ultima versione della bozza conclusiva. Un impegno teso a rafforzare il processo di pacificazione in atto nel paese, certo, ma che secondo alcuni risponderebbe anche alla volontà di ‘esternalizzare’ la gestione delle frontiere europee. Una strategia che ignora le accuse di abusi e torture ed espone a possibili ricatti, ma a cui l’Europa rimane aggrappata nell’incapacità di partorire una politica condivisa.

Arrivederci a settembre?

“Tra i paesi dell’Unione, esiste un’ampia convergenza sull’esigenza di superare il Regolamento di Dublino – ha detto oggi il premier italiano intervenendo alla camera in vista del vertice – ma questa gestione non può essere soltanto italiana. Deve essere davvero europea. Occorre un impegno comune che serva a contenere i flussi di immigrazione illegali; a organizzare l'immigrazione legale; e aiutare questi paesi a stabilizzarsi e a ritrovare la pace”. Ma anche Roma si è ormai rassegnata al fatto che più in là di tanto, almeno in questo vertice, non si andrà. Un accordo a livello europeo è ritenuto irraggiungibile in tempi brevi. A renderlo spinoso, se non ‘tossico’ come ormai viene definito negli ambienti europei, non sono solo le levate di scudi dei paesi dell’Europa centro-orientale. A scoraggiare decisioni politiche coraggiose, in questa fase, sono anche i calendari elettorali: le elezioni tedesche e quelle francesi del prossimo anno mal si conciliano con le necessità di ripartire l’onere dei migranti salvati in mare. E dunque – nella migliore delle ipotesi – si rinvia tutto al prossimo autunno. Quando, cioè, l'emergenza migranti avrà esaurito buona parte della sua spinta estiva. “Saranno intensificati i partenariati e la cooperazione – si legge nella bozza finale – come parte integrante dell’azione esterna dell'Unione Europea”. Ma il comma successivo prevede, appunto, l'invito alla Commissione e all'Alto Rappresentante “a presentare piani d'azione per i paesi di origine e transito nell’autunno del 2021”. Arrivederci a settembre.

 Il commento

“Di fronte a un’Europa che non ascolta o che, quando sembra farlo, poi non dà seguito alle proprie promesse, sembra quasi che a ogni governo italiano continuino a sfuggire due verità. La prima è che i ricollocamenti che funzionano meglio sono sempre stati quelli “automatici” delle persone che, una volta sbarcate in Italia, si spostano autonomamente (e illegalmente) altrove in Europa.

La seconda verità, su cui continuiamo a lavorare troppo poco, è che l’Italia è un lembo di terra che si allunga nel Mediterraneo, meta naturale delle migrazioni irregolari via mare che provengono dall’Africa. Senza dare ai migranti alternative per raggiungere l’Ue in maniera regolare, è naturale che le persone continueranno a farlo sfidando il mare che li separa da noi”.

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/ispitel-consiglio-ue-bruxelles-non-e-sul-mediterraneo-30942

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