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Consiglio europeo e Recovery Fund: l’ultimo miglio, di Antonio Villafranca

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 17/07/2020 09:03
Tutto pronto a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario. Tra passi avanti e resistenze i capi di Stato e di governo sono chiamati ad approvare il bilancio Ue 2021-2027 e il Recovery Fund con cui l’Europa intende voltare pagina dopo la crisi economica provocata dalla pandemia…

Dopo mesi di videoconferenze e incontri in streaming, i capi di Stato e di governo europei si rivedranno domani a Bruxelles, in presenza, per la prima volta. L’occasione è il Consiglio europeo straordinario, convocato il 17 e 18 luglio, per definire e approvare il principale strumento con cui l’Europa intende far fronte alla recessione economica innescata dalla pandemia di Coronavirus e dalle misure di lockdown e contenimento che ne sono derivate. 

La negoziazione è tanto più complessa perché riguarda al contempo sia il nuovo Fondo Next Generation EU sia il bilancio Ue 2021-2027, su cui il fondo stesso dovrà poggiare. Sul tavolo dei leader ci sarà la proposta del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che propone di ridurre da 1.100 a 1.074 miliardi di euro il bilancio del prossimo settennato, mantenendo inalterato a 750 miliardi il Fondo per la Ripresa. Un tentativo di bilanciare la bozza negoziale sugli interessi dei singoli, ma senza privarla della necessaria ambizione. Se le posizioni dei singoli stati divergono su alcuni punti cruciali, tra trattative incessanti e limature ai fianchi, c’è la consapevolezza che un accordo va trovato per il bene di tutti.

Cosa propone Michel?

Nel tentativo di convincere i paesi più preoccupati dal fatto che le risorse comunitarie ripartite ai singoli stati possano essere sprecate, la bozza proposta dal presidente del Consiglio Ue Michel prevede modifiche al modo in cui i paesi membri debbano controllarsi a vicenda. Se Bruxelles aveva suggerito che i piani nazionali fossero approvati da comitati tecnici gestiti dalla Commissione, la nuova bozza propone di farli approvare invece dal Consiglio a maggioranza qualificata e che l’esborso venga deciso da Bruxelles sentiti i governi. Un modo per sottoporre l’iter di approvazione a un livello meno tecnico e più politico. Inoltre, l’ex premier belga ha proposto di modificare i criteri di ripartizione del denaro affinché questo affluisca soprattutto nei paesi più colpiti dal virus. La bozza Michel stabilisce infine di condizionare i fondi al rispetto dello stato di diritto. Un passo rivoluzionario, ma che difficilmente passerebbe le forche caudine di paesi come l’Ungheria di Viktor Orban o la Polonia di Andrzej Duda. Oltre all’intesa tra i Ventisette, l’accordo dovrà ottenere anche l’approvazione di Strasburgo, ma mentre al Consiglio è necessaria l’unanimità, in Parlamento basta la maggioranza.

Le resistenze dei frugali?

Per arrivare ad accettare quest'impostazione, ispirata a un'intesa franco-tedesca che ha messo in conto il fatto che i principali beneficiari possano essere i paesi più indebitati come l'Italia, occorrerà superare le resistenze dei cosiddetti "frugali", Austria, Olanda, Svezia e Danimarca, ai quali si è aggiunta di recente anche la Finlandia, che chiedono di introdurre condizioni alle riforme in cambio dello stanziamento di fondi e di eliminare le sovvenzioni a fondo perduto. ll timore dei Paesi frugali del Nord è che se questo controllo dovesse avvenire con le attuali regole del semestre europeo, i paesi beneficiari potrebbero disattenderle sapendo che nessun Paese in effetti ha mai subito una sanzione. Inoltre lamentano che i 750 miliardi proposti dalla Commissione siano troppi e che bisognerebbe dunque puntare a un ammontare più basso, che riduca sensibilmente quanto loro potrebbero essere costretti a pagare a favore dei paesi più colpiti dal coronavirus. 

Verso un accordo?

È sul premier olandese Mark Rutte, il più inflessibile dei ‘frugali’, che si concentra in queste ore l’azione congiunta di Merkel, Macron e Conte. Con il sostegno non trascurabile del Commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni che ha fatto riferimento alla “tassazione aggressiva” dell'Olanda, che ha detto, “è una distorsione che va certamente corretta”. Come sui rebates, gli sconti sul bilancio di cui godono alcuni tra i Paesi più ricchi, sul cui ammontare e la durata di sette anni, la discussione è ancora aperta. Conte ci è tornato su durante l'informativa alle Camere, dove invece non ha fatto cenno al Mes, Meccanismo europeo di stabilità, per evitare spaccature nella maggioranza. “Ogni nostra flessibilità riguardo all'esigenza di mantenerli (i rebates), ha detto Conte “non può che essere condizionata ad una piena ed effettiva apertura ad un accordo rapido e di alto profilo sul Next Generation EU”. 

Sarà trattativa vera e serrata, insomma, con punti che saranno oggetto di un ragionevole do ut des.

C’è da scommettere che tra i leader europei presenti al Consiglio di domani a Bruxelles non sarà tutto abbracci e pacche sulle spalle. E non solo per le norme sul distanziamento sociale: quando la pandemia di coronavirus ha iniziato a colpire l'Europa i paesi membri hanno risposto in ordine sparso, chiudendo confini e mettendo al primo posto gli interessi dei propri cittadini. In un primo momento, la richiesta italiana di aiuto ha ricevuto ben tiepida risposta dagli alleati. Da allora sono successe tante cose. Oggi a Bruxelles è chiaro a tutti che la posta in gioco in quello che forse è uno dei vertici più cruciali della storia europea è la centralità delle istituzioni comunitarie e l’idea stessa di unione che va rilanciata e potenziata.

“Con il Recovery Fund l’Europa è chiamata ad assumersi un impegno senza precedenti. Se il superamento di ostacoli considerati finora veri e propri tabù, come la creazione di un debito comune, lasciano ben sperare, è altrettanto evidente che alcune resistenze rimangono e non è detto che si arrivi ad un accordo definitivo entro sabato.

Un tema molto dibattuto in Italia come negli altri paesi Ue riguarda la condizionalità, ovvero a quali condizioni prestiti e sovvenzioni verranno concessi. Il termine fa tornare alla memoria le ricette 'lacrime e sangue' imposte alla Grecia. Ma questa volta è diverso. L'enfasi sarà posta sulla qualità della spesa (investimenti nel digitale e nella transizione verde) e sulle riforme da realizzare. Se così sarà, l'Italia non dovrebbe avere nulla da temere dalla 'condizionalità' perché questa si tradurrebbe in una opportunità per migliorare le proprie potenzialità economiche, e per evitare di tornare a crescere dello zero virgola quando la crisi da Covid-19 sarà superata”.

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/consiglio-europeo-e-recovery-fund-lultimo-miglio-26979 

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