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Comunicato di PeaceLink su riunione Commissione AIA Ilva

creato da Rocco D'Ambrosio ultima modifica 21/07/2016 14:12
È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, piuttosto che l’Ilva di Taranto possa ottenere...
Comunicato di PeaceLink su riunione Commissione AIA Ilva

Quale futuro per Taranto?

È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, piuttosto che l’Ilva di Taranto possa ottenere l’autorizzazione AIA.

L’incipit della famosa frase del Vangelo di San Matteo ben si adatta alla fabbrica più inquinante d’Italia. Se si adotta nella procedura di autorizzazione AIA l’articolo 8 del decreto legislativo 59 del 2005 (è la normativa di riferimento dell’AIA) il cammello Ilva non entra nella cruna della procedura AIA.

Tale articolo fissa infatti i limiti emissivi più restrittivi possibili prendendo in considerazione le migliori tecnologie.

Oggi ho potuto esporre questi concetti a tutti i membri della Commissione AIA all’apertura dei lavori in Prefettura, assieme a Daniela Spera di Legamjonici.

Quando ho chiesto pubblicamente al referente del gruppo istruttore della Commissione AIA, Antonio Fardelli, se la Commissione intende o no adottare i limiti emissivi più stringenti indicati all’art. 8 del dlgs 59/2005 (quelli per cui sono in vigore le ordinanze della Procura di Taranto) la risposta è stata evasiva e imbarazzata. La domanda è stata da me posta più volte con grande nettezza. Ho chiesto più volte che il referente della Commissione AIA rispondesse con un sì o un no. Ma una risposta chiara non c’è stata. E non a caso.

Questo è un campanello d’allarme.

Se infatti si applicasse nell’area di Taranto l’art. 8 del decreto legislativo 58 del 2005, sarebbero garantite (lo dice la norma) “misure più rigorose di quelle ottenibili con le migliori tecniche disponibili, al fine di assicurare in tale area il rispetto delle norme di qualità ambientale”.

Ciò in concreto significherebbe che, per le sole polveri, la fase di cokefazione dovrebbe avere valori emissivi 70 volte inferiori (da 70 g/t a 1 g/t), il camino E312 per la sinterizzazione dovrebbe attenersi a emissioni 25 volte inferiori (da 85,5 kg/h a 3,4), l’altoforno in fase di caricamento dovrebbe inquinare 14 volte di meno (da 29,8 g/t a 2,1), il colaggio ghisa e loppa dovrebbe impattare 95 volte di meno sull’ambiente (da 40,1 g/t a 0,4) e l’acciaieria sarebbe obbligata a ridurre le emissioni di 15 volte (da 218 g/t a 14).

Il rafffonto è fra le emissioni degli impianti e i rendimento delle migliori tecnologie.

Gli impianti Ilva posti sotto sequestro non a caso non hanno i requisiti per ottenere l’AIA se si prendono in considerazione i valori emissivi più restrittivi sopra citati, elencati nelle Bref (BAT Reference), ossia nell’elenco delle migliori tecnologie (1).

Concedere l’AIA all’Ilva, applicando i valori emissivi più restrittivi previsti dalle Bref (e dall’ordinanza del GIP Todisco), sarebbe come concedere ad una vecchia Fiat 124 il bollino Euro 5. Sarebbe un’assurdità tecnica. I limiti tecnici non consentirebbero un’autorizzazione del genere anche nel caso la vecchia Fiat 124 venisse portata dal miglior meccanico del mondo. Fuor di metafora, lo stabilimento Ilva di Taranto, per l’area a caldo, ha dei limiti impiantistici strutturali che non consentono di allinerasi con i valori emissivi più rigorosi che la Procura richiede (e che richiederebbe anche una applicazione rigorosa dell’AIA).

Ho specificato ai membri della Commissione AIA che, se adottano i criteri più restrittivi previsti dall’art. 8 del dlgs 59/2005, sarebbe impossibile per loro giustificare tecnicamente il rilascio di una nuova AIA.
Questo principio è talmente chiaro che per tale motivo oggi chi guidava la Commissione AIA non si sbilanciava e non voleva dire né sì né no circa l’applicazione di questa norma restrittiva. Che per noi è la norma fondamentale da applicare.

Con fermezza e chiarezza è stato dato lanciato un chiaro messaggio alla Commissione AIA.
Se non verrà applicato l’articolo 8 della normativa AIA, saremo costretti a fare un esposto alla Procura della Repubblica.
In ogni caso l’AIA va discussa a produzione ferma, così come richiede la Procura.
Nel frattempo invieremo al Ministero dell’Ambiente la richiesta, nell’ambito dei prossimi passaggi della procedura AIA, di incontrare il Ministro Clini per esporre questi stessi concetti.
Nel frattempo noi vigileremo perché nessun cammello entri dalla cruna dell’ago.

Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
cell. 3290980335

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beatrice.genchi
beatrice.genchi :
31/08/2012 18:45
Ho visto ieri sera il programma PIAZZA PULITA su La 7 per la parte relativa all'ILVA e al Sulcis.
La questione e' stata affrontata con la consueta passione da Sortino, peraltro alle prese con la diretta percezione dei luoghi e col confronto con le persone. In studio sono stati molto piu' freddi, almeno sino alle battute finali, sino alla promessa di non abbassare la guardia, "ora che le cose si sanno, mentre prima non le sapevano neppure i dipendneti...".
Irritante e disgustoso Ferrante (sì, disgustoso!!): si puo' essere esponenti di un interesse con un poco di dignita': ma e' una questione di scelte e di etica personali.
Invece, con uno straordinario candore ai limiti dell'impudenza (attendiamo le reazioni degli altri del gruppo di amici del venerdi', almeno di quelli che ha citato per nome...), ha parlato di quella che e' chiaramente una lobby di potenti di variegata estrazione, che si riunirebbe periodicamente, si stima, si sostiene, si scambia favori ed incarichi e va a mangiare a casa di ognuno a rotazione un venerdi' al mese.....
Fra questi amici, i Riva, Umberto Veronesi e Ferruccio de Bortoli...., come dire la grande ed ascoltata medicina oncologica e la grande ed ascoltata stampa a sostegno silenzioso del grande inquinatore....
Sortino e' rimasto allibito, soprattutto della leggerezza con cui la rivelazione....massonica e' staat fatta.
Se non pensassi che la nomina a custode lo incastra di piu' perche' ne aggrava la responsabilita' come pubblico ufficiale - e dunque ben gli sta ad essersela cercata!! - penserei che va mandato via da tutto, un rappresentante del padrone che non ha chiaramente nessuna intenzione di osservare i precetti normativi e giudiziari. Gli credo solo per la dichiarata intenzione di non voler chiudere la fabbrica : aprirla altrove costerebbe un mare di soldi, molti molti di piu' di quelli occorrenti per risanare questa, ed a Taranto i Riva hanno spuntato coi sindacati corrotti - ha dovuto ammetterlo anche Landini, confessando di aver sostituito i suoi delegati - contratti di lavoro aziendali ed inquadramenti molto vantaggiosi che non avrebbero piu' altrove (non adesso, almeno).
Saprete che nella filiera dei Riva c'e' una societa' brasiliana, intestata alla moglie di Riva, che estrae e lavora - in condizioni disumane - le materie prime che porta a Taranto: se si ferma l'impianto le ricadute sul gruppo, prima ancora che sull'economia nazionale, sono molto pesanti.
Eppure nessuno l'ha detto, quando quelli hanno agitato lo spauracchio della chiusura, benche' le notizie siano pubbliche (ma pubblicate solo da pochi, e certo non da de Bortoli....).
beatrice.genchi
beatrice.genchi :
31/08/2012 21:05
Ancora una riflessione, con le parole del Riesame
 “…Ove venga in rilievo un conflitto fra due beni di rango costituzionale quali l’iniziativa economica e il diritto alla salute (dei cittadini e dei lavoratori) è scontato che debba prevalere il secondo, e ciò non soltanto per l’ovvia e naturale considerazione che questo è di valore tale da non ammettere compressioni e contemperamenti di alcun genere, ma altresì per la stessa previsione – contenutanell’art. 41 cpv della Costituzione – che l’iniziativa economica privata non puo’ svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana…..
…Coloro che sono autorizzati ad intraprendere una iniziativa economico-imprenditoriale e ad esercitare la relativa attività devono agire salvaguardando la salute delle persone e sono obbligati ad adottare tutte le cautele e tutti i mezzi tecnologici di salvaguardia che l’evoluzione scientifica consente, per evitare che l’esercizio del proprio diritto di intrapresa economica possa comportare costi umani intollerabili ed inaccettabili. Quanto più complessa, pericolosa ed estesa sarà l’attività di impesa, dai quali è legittimo attendersi un grado di professionalità riferibile al modello di agente chiamato a disimpegnare le stesse funzioni. Non sono infatti esistenti, per l’attività produttiva di impresa, interessi che possano bilanciare e legittimare una compromissione del superiore interesse della pubblica incolumità…”
[Tribunale del Riesame di Taranto, proc. ILVA 7-20/8/2012, pagg. 88-89]
beatrice genchi
beatrice genchi :
08/09/2012 11:34
Aggiornamento, dopo lo stop ai rifornimenti di metalli ed il nuovo provvedimento dei Giudici che disegna i ruoli dei custodi giudiziari e dell'amministratore giudiziario Ferrante e li sprona ad agire (ora nessuno dice piu' quanto sono cattivi i magistrati a pretendere l'esecuzione del sequestro...)

<<Ferrante: ''Lavoriamo per mantenere tutti i posti di lavoro". Nessun blocco totale alle attività "perché' altrimenti gli impianti verrebbero compromessi inevitabilmente. Così non è, si tratta di ridurre la quantità di
minerali nello stabilimento'', ha detto il presidente Ilva, Bruno Ferrante, sulla disposizione dei custodi giudiziari sulla sospensione del carico di minerali. "Certamente una partita decisiva e importante spetta all'azienda. L'azienda ha dato una prima risposta, adesso aspettiamo di vedere anche le conclusioni cui arriverà la Commissione (Aia ndr). Noi non dobbiamo aspettare -ha precisato- dobbiamo andare e guardare avanti e impegnarci in una attività di risanamento ambientale da subito, iniziando a fare delle cose per dare una dimostrazione di buona volontà e una dimostrazione che ci crediamo e che vogliamo crederci". E ha aggiunto: "La preoccupazione dei sindacati e dei lavoratori la comprendo benissimo però noi stiamo lavorando, e i fatti lo dimostrano, a conservare tutti i posti di lavoro e a non avviare nessuna attività di mobilità di personale e di cassa integrazione riuscendo a mantenere sempre vivi e funzionanti gli impianti, anche se con l'obiettivo del risanamento". Il presidente si è detto soddisfatto per le parole del premier: "'Monti ha avuto parole molto sagge e di grande equilibrio che noi abbiamo apprezzato tantissimo''.>>
Visto come e' cambiato il tono?
Da minaccioso ("chiudiamo la fabbrica e si perdono tutti i posti di lavoro") a conciliante e collaborativo ("non faremo ricorso alla cassa integrazione o alla mobilita'")in appena un mese...
Eppure sul versante giudiziario nulla e' mutato, se non in senso aggravativo delle misure a carico dell'Azienda (i Riva restano ai domiciliari e qualche assessore comincia a dimettersi).
Ferrante....Ferrante....anche lui un participio presente: l'uomo che ferra, il padrone della ferriera...
Appunto...
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine

 


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 

Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
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