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Come salvare il sistema parlamentare e la democrazia, di Montesquieu

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 04/01/2019 10:24
La funzione legislativa deve necessariamente tornare a essere un terreno nel quale si incontrano – o si scontrano -, maggioranza e opposizioni. E nel quale il governo sia uno degli attori, non l'unico…

Due voci importanti della nostra democrazia si sono levate a difesa del parlamento. Quella del capo dello Stato, che ha in consegna, in sintesi, la tutela della Costituzione. A ridosso, quella del presidente della Camera con una lettera al Sole 24 ore, meno attesa e quindi assai apprezzabile. Aprono un dibattito tra difensori di un sistema parlamentare, e quindi di una democrazia come la nostra; e detrattori, o agnostici. Questi ultimi particolarmente forti al momento, perché detentori del potere di governo: nella loro interpretazione il potere supremo.

Come dimostra lo sgombero delle camere dalla procedura di formazione della legge di bilancio, la più importante. Pesa la difficoltà di voce della Corte costituzionale in un tema delicato quale le relazioni tra organi costituzionali. Come rendere l'orrore costituzionale di questa situazione, in mezzo a leader che parlano da mattina ovunque attraverso i “social media”, sempre e solo con i loro adoranti seguaci, ma mai in un’aula del parlamento; e con quali mezzi?

Proviamo in una sintesi esagerata, che non consente di sviluppare i singoli punti, a tratteggiare un credibile parlamento del terzo millennio, con pochi interventi normativi o di condotta istituzionale. La funzione legislativa deve necessariamente tornare a essere un terreno nel quale si incontrano – o si scontrano-, maggioranza e opposizioni. E nel quale il governo sia uno degli attori, non l'unico. Il compito è facile, in un certo senso, più di quanto non ritenga il presidente Fico. Non c'è bisogno di inventare nulla, di riformare nulla, basta seguire la lettera dell’articolo 72 della Costituzione: i disegni di legge sono presentati alle Camere, assegnati alle commissioni competenti, che li discutono e li emendano, se del caso, per poi trasmetterli alle rispettive assemblee; che a loro volta li discutono e li approvano, con o senza modifiche, prima “articolo per articolo”, poi con voto finale.

Basta quindi mostruosi e incomprensibili maxiemendamenti in totale spregio agli elettori; e quindi mai più un testo, anche di centinaia di norme spesso reciprocamente incompatibili, approvato con un solo voto di fiducia, e quindi non approvato nel merito. Contemporaneamente, al macero un ventennio di precedenti sempre più anticostituzionali, fino a questo ultimo; e custoditi spesso a vantaggio delle maggioranze e del governo, e solo “ concessi” alle opposizioni. Le altre funzioni- informative, di controllo, di inchiesta - potranno essere conservate senza l'ottusa pretesa di farle competere con i mezzi sociali.

Si pensi al paradosso (uno tra i mille, quotidiani) del ministro Di Maio, che è intervenuto in tutti i modi e luoghi possibili sulle questioni riguardanti le attività del padre, rifiutandosi con sdegno di riferirne in una delle Camere. Andrebbe prevista la possibilità per una minoranza qualificata di chiedere e ottenere la parola del governo su grandi temi di politica interna ed estera, sui rapporti con le istituzioni europee, e altri di analoga portata. Attività di sindacato ispettivo, di controllo sul governo, di inchiesta, che nascono come strumenti di tutela delle minoranze, vanno asciugati e concentrati, riservandoli ai grandi temi, senza che il governo possa sottrarsi. Con le opportune forma di pubblicità.

Ancora, in tempi di contrasto e reciproco disprezzo come unica modalità di relazione politica, diventa necessario il ritorno a una terzietà reale dei presidenti delle Camere – attiva, e non limitata ai momenti di attività delle assemblee -, quale non si è vista in questa recentissima fase. Tema delicatissimo, che la politica non apprezza se non quando non ne scorga la convenienza; e che ha vissuto nelle ultime legislature strappi dolorosi, come la coesistenza di funzioni di capopartito e di presidente di assemblea.

E tanti altri, meno vistosi ma spesso più subdoli. La presidenza di una camera deve essere una fase di castità politica, nella quale ogni singolo parlamentare non debba vedere nel presidente un avversario politico. Con un ulteriore risvolto di grande importanza istituzionale: la posizione di corpi burocratici specialistici sotto la guida di presidenti non super partes trasforma quelle burocrazie in potenti strumenti di deformazione della dialettica politica.

In alternativa, si può studiare la autonomizzazione di talune funzioni della burocrazia, ed essenzialmente di quella di segretario generale, con poteri simili a quelli di organismi indipendenti. Per finire, o meglio per cominciare, è tempo di restituire prestigio anche formale alla figura e alla funzione del parlamentare, ricostituendo il rapporto con l'elettore attraverso il voto diretto, e quindi la funzione di rappresentanza. Un sasso nello stagno, se qualcuno lo vorrà raccogliere e ributtare.

 

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-01-03/come-salvare-sistema-parlamentare-e-democrazia-195125.shtml?uuid=AEVT268G

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