Tu sei qui: Home / Meditando / In articoli e commenti, scelti da noi / Come Giorgia Meloni finge di non essere fascista grazie alla strategia social, di Mattia Madonia

Come Giorgia Meloni finge di non essere fascista grazie alla strategia social, di Mattia Madonia

creato da Paolo Iacovelli ultima modifica 03/06/2020 16:36
Viene da chiedersi come sia possibile che l’esistenza di un’estrema destra venga tollerata, e quella dei suoi fratellastri apparentemente no, almeno a livello formale…

Pochi anni fa Fratelli d’Italia era il partito dei saluti romani di La Russa e della testa in legno del Duce orgogliosamente conservata da Daniela Santanchè sul comodino. Erano i figli del Movimento sociale italiano e di Almirante, non abbastanza spavaldi da presentarsi a Predappio per le commemorazioni su Mussolini, ma sempre puntuali nell’attaccare la ricorrenza del 25 aprile. Adesso la creatura di Giorgia Meloni sfiora il 15% nei sondaggi, ed è diventata protagonista alla pari insieme della Lega nella manifestazione contro il governo Conte attesa a Roma per il quattro luglio. Lo ha fatto, raggruppando i nostalgici della destra più o meno estrema e un’ondata di nuovi simpatizzanti che seguono la viralità della Giorgia nazionale, spesso senza rendersi conto di appoggiare ideali neofascisti.

Per arrivare a questi risultati è stato necessario un lavoro di cesello sulla sua comunicazione. L’estrema destra in Italia basa infatti la sua esperienza, e spesso la sua sopravvivenza, sulla prospettiva da cui viene osservata. Gli ideali possono essere delegittimati se non attecchiscono nel tessuto politico e sociale, e sdoganati se vengono all’apparenza edulcorati, anche se nella sostanza restano identici. Per differenziare Fratelli d’Italia da CasaPound, per esempio, bisognava mascherare certe ideologie con un’impostazione pop della sua propaganda. Il leader di riferimento si presta bene: Meloni è la classica persona di estrema destra che passa l’intera carriera a fingere di non esserlo. 

I media assecondano la sua strategia, dipingendola come una nazionalista all’acqua di rose, una sorridente popolana che sta dalla parte della gente, una mamma. Pazienza se questa madre porta avanti posizioni xenofobe e retrograde: basta pronunciare un Dio, patria e famiglia e passa la paura.

Giorgia Meloni è diventata Giorgia Meloni attuando la stessa strategia di Matteo Salvini: capire anni prima degli altri partiti italiani l’importanza di affidarsi a un buon social media manager. Il leader leghista ha costruito la sua fortuna politica seguendo i dettami della Bestia, con Luca Morisi nei panni dello spin doctor, del factotum e allo stesso tempo dello statista da Facebook. Meloni ha deciso allo stesso modo di stravolgere la comunicazione di Fratelli d’Italia – e la sua immagine – affidandosi a Tommaso Longobardiweb influencer nemmeno trentenne che ha militato in Nazione futura e Gioventù nazionale prima di accettare nel 2018 di diventare la Bestia di Giorgia Meloni.

Chi si occupa della comunicazione ha un ruolo di punta nel panorama politico, e non a caso lo stipendio di Rocco Casalino supera quello del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Longobardi non ha un curriculum di grande rilievo: sostanzialmente realizzava meme su Facebook per alcune pagine sovraniste. Per lui parlano più i risultati: la trasformazione social di Meloni ha portato il suo partito a tallonare il M5S nei sondaggi. Nel 2019 è cresciuta del 140% nella visibilità su Facebook, sfiorando quattro milioni di interazioni al mese, al secondo posto tra i politici italiani dietro Salvini. Longobardi, che ha lavorato un anno per la Casaleggio Associati, è riuscito a far coesistere nella stessa narrazione i gattini e i barconi da affondare, i buongiornissimi-caffè e la xenofobia. E gli italiani hanno gradito.

Se Morisi ha bonificato il passato di Salvini, cancellando l’odio verso il Sud e le mire secessioniste, Longobardi ha cercato di mettere un velo sul “rapporto sereno col fascismo” di Meloni. Allo stesso tempo non si poteva perdere il precedente elettorato di riferimento, e così Meloni non ha mai smesso di strizzare l’occhio alle frange più estreme della destra. In questo modo Fratelli d’Italia ha potuto candidare il nipote di Mussolini alle ultime elezioni Europee, ma gli italiani si sono tranquillizzati perchè Meloni su Facebook non ha mai smesso di postare foto di prodotti gastronomici. È questo il segreto del successo di Fratelli d’Italia, che con la mediaticità della sua leader maschera una verità fuori discussione: il partito conserva la stessa matrice di CasaPound.

Fratelli d’Italia ha un programma politico simile a quello di CasaPound. Il primo punto del manifesto dei tartarugati si intitola “Uscire dall’Euro” e fa leva su alcuni spunti come l’abbandono della moneta unica europea e la nazionalizzazione della Banca d’Italia. Nel 2014, durante il primo discorso dopo l’elezione a presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha deciso di porre l’attenzione proprio su questo argomento, dichiarando: “Lo diciamo alla sorda Germania, l’Italia deve uscire dall’Euro”. Ha inoltre più volte proposto la nazionalizzazione della Banca d’Italia. Sia CasaPound che FdI parlano di queste proposte economiche riallacciandosi alla narrazione della sovranità popolare minata dal nemico Europa, spingendo sul patriottismo e sul concetto di una non meglio definita identità di popolo.

Anche il paragrafo dedicato all’immigrazione nel programma di CasaPound sembra scritto da Giorgia Meloni: stop immigrazione, no Ius soli, rimpatrio. Qui si notano addirittura le ripetizioni degli slogan, con una scelta dello stesso lessico: Meloni dice che “La cittadinanza italiana non può e non deve essere mai un automatismo”, mentre CasaPound ribadisce che bisogna “Scongiurare qualsiasi automatismo nell’acquisizione della cittadinanza italiana”. Fratelli d’Italia e CasaPound sono sullo stesso piano anche quando si parla di legittima difesa, di potenziamento militare per armi e difesa, di ripristino della leva obbligatoria e di tutte quelle tematiche riconducibili alla forza militare di una nazione, che in Italia sono diventate un appannaggio storico dei partiti di destra. 

Ma è soprattutto il fascismo intrinseco ad accomunare queste due forze politiche, con Meloni che riesce a controllarsi e a dosare le parole, a differenza di molti rappresentanti del suo partito. Francesco Minutillo, all’epoca coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, è arrivato a scrivere su Facebook testuali parole dopo l’attentato di Nizza del 14 luglio 2016: “Mentre i cani islamici ci uccidono e ci sterminano, noi pensiamo a fare leggi perché i froci si possano sposare e ci scandalizziamo se un negro viene accoppato dopo aver aggredito un italiano. 

Che paese di merda! Servono nuove leggi razziali a tutela della cristianità. Ma gli italiani popolo bue non lo faranno anche per colpa della nostra schifosa costituzione scritta dai maiali partigiani. Che venga lo zio Adolfo a fare più ordine”. Minutillo è stato sospeso dal partito pochi giorni dopo, ma è stato promosso alla dirigenza nazionale appena si sono calmate le acque.

Episodi simili sono all’ordine del giorno tra le fila di Fratelli d’Italia. Nel novembre 2019 Francesco Stefanetti, commissario di Fratelli d’Italia a San Severo, ha scritto all’indirizzo della senatrice a vita Liliana Segre: “Ma chi se la incula?”. Giuseppe Cannata, consigliere di Fratelli d’Italia a Vercelli, ha commentato un post su Facebook del senatore Simone Pillon con un emblematico “Ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili”. Loris Corradi, altro esponente del partito di Giorgia Meloni, si è presentato a una festa in piazza con la maglietta “Se non puoi sedurla, puoi sedarla”. La dirigenza nazionale di Fratelli d’Italia passa il tempo a prendere le distanze dai suoi stessi esponenti, ma è evidente che non si tratti di incidenti isolati, ma di un sentire comune all’interno della base del partito. Non si può quindi liquidare come una goliardata l’iniziativa di diversi membri di Fratelli d’Italia, che hanno organizzato una cena dedicata a Mussolini a pochi chilometri da Pozza Umito, paesino delle Marche dove nel 1944 le forze nazifasciste hanno trucidato 44 persone, compresa una bambina di cinque anni. Dai vertici possono continuare a condannare questi gesti, ma la realtà è che si tratta del tratto distintivo di un partito che cavalca il sovranismo di Steve Bannon e la nostalgia dei fascisti irriducibili, unendo il peggio di passato e presente.

Eccolo il successo di Tommaso Longobardi, l’uomo che è riuscito a istituzionalizzare Fratelli d’Italia. Oggi Meloni è tra i politici che appaiono di più in televisione e tra quelli con il maggior seguito social, anche perché quasi nessun giornalista o conduttore televisivo ha mai ammesso la pericolosa vicinanza tra Fratelli d’Italia e le frange neofasciste italiane. Viene quindi da chiedersi come sia possibile che l’esistenza di un’estrema destra venga tollerata, e quella dei suoi fratellastri apparentemente no, almeno a livello formale. Buona parte della risposta è nel potere dei social, nella comunicazione che tende a disorientare gli elettori, mettendo sullo stesso piano la foto di un piatto rigorosamente made in Italy e un link complottista, un consiglio da mamma premurosa e una dichiarazione in cui, nel mezzo di una pandemia, il Presidente del Consiglio viene definito un criminale. Ascoltando la hit Io sono Giorgia si potrebbe fare l’errore di considerare lei e i suoi elettori come un fenomeno folkloristico, dei reazionari arrabbiati ma sostanzialmente innocui. Un errore di valutazione che l’opinione pubblica italiana ha già fatto un secolo fa e ha gettato il Paese in vent’anni di fascismo e nella Seconda guerra mondiale. 

https://thevision.com/attualita/giorgia-meloni-fascismo/

Azioni sul documento
  • Stampa
archiviato sotto: , ,
Associandoci

logo-barchetta.jpg

Cercasi un fine è insieme un periodico, un’associazione onlus, di promozione sociale, iscritta all’albo regionale della Puglia, fondata nel 2008, con attività che risalgono a partire dal 2002, una rete di scuole di formazione politica, un gruppo di amici stranieri e volontari per l'insegnamento della lingua italiana. Vi partecipano credenti cristiani e donne e uomini di diverse culture e religioni, accomunati dall’impegno per una società più giusta, pacifica e bella.

Una presentazione sintetica delle nostre attività la trovi nel video qui 

altre info su

presentandoci
cercasi una casa
sostenendoci

Prossimi eventi
Il voto politico tra astensione e progetti 03/09/2022 16:00 - 20:00 — Sala Bice Leddomade, via Sanges 11/A, Cassano delle Murge (BA)
Prossimi eventi…
Pubblicando, i testi di Cercasi un fine

Formare alla politica. L'esperienza di Cercasi un fine

Nasce la nuova collana I libri di Cercasi un fine in coedizione con Magma Edizioni. Il primo volume sul metodo educativo e la storia di Cercasi un fine...


Potere e partecipazione. Un'esperienza locale di amministrazione condivisa, di S. Di Liso, D. Lomazzo

Sesto libro della collana di Cercasi un fine


La salute nella e oltre la leggeLa salute nella e oltre la legge. Sfide odierne, di F. Anelli e G. Ferrara

 Quinto libro della collana di Cercasi un fine


Attrezzarsi per la città

Attrezzarsi per la città. Laboratori di formAZIONE socio-politica, di M. Natale

Questo libro, quarto della collana di Cercasi un fine, racconta un’idea, diventata poi una esperienza, basata sulla convinzione che si possa, anzi si debba, progettare...


 

Meditando in video
Un video per scoprire le nostre attività: scuole di politica, giornale e sito web, collana di libri, incontri e seminari, scuola di italiano per stranieri... benvenuti in Cercasi un fine!
Cercasi un fine. Presentandoci
2020
13th of January 2020, BBC interviews our Director Rocco D'Ambrosio on the case of the book of Ratzinger-Sarah
Il nostro direttore Rocco D'Ambrosio intervistato dalla BBC
2020
Di più…
Il 5 x mille per CuF


Sapete quanto è prezioso per noi la vostra firma del 5 x mille a nostro favore: con esso realizziamo scuole di formazione sociale e politica, un sito web e un periodico di cultura e politica, insegnamento dell’italiano per cittadini stranieri, incontri, dibattiti…

Basta la tua firma e il numero dell'associazione 91085390721 nel primo riquadro sul volontariato. 

I nostri amici stranieri

Cercasi un fine organizza degli incontri settimanali di dialogo tra culture e insegnamento della lingua italiana per stranieri.

Maggiori info >>>

centro di ascolto.jpg

Il Gruppo "Il Seggio" di Cercasi un fine a Minervino

 

 

Si chiama "Il seggio": è il gruppo territoriale di Cercasi un fine, nato a Minervino, a fine anno 2021.

Esso nasce dall'iniziativa dei soci fondatori e ordinari di Cuf, residenti a Minervino. Il gruppo (attraverso un apposito Regolamento) è un'emanazione territoriale della nostra Associazione, di cui condivide statuo, finalità, contenuti e strategie associative.

Auguriamo al gruppo di essere attivo e proficuo nella ricerca de nostro Fine come don Milani insegna: "Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte".

 

indirizzo: Vico II Spineto, 2
(c/o Parrocchia S. Michele Arcangelo)
76013 Minervino Murge (BT)

per info:
mail: scuolasociopoliticaminervino@cercasiunfine.it
cell: 349 6534286

Contribuendo

Contribuendo.jpg

Bonifico Bancario
Cercasi un Fine ONLUS
IBAN IT26C0846941440000000019932
BCC Credito Cooperatvo

Leggendo il giornale

E' in distribuzione Cercasi un fine n. 126
(2021- Anno XVII)

quadratino rosso Tema: Il rispetto dell'identità sessuale

 

Scrivendo per il giornale

Se volete scrivere per il giornale:
direttore@cercasiunfine.it


  

 

 listing Il n. 127 è dedicato alla vita quotidiana (in un mondo eccessivamente mediatico quale valore ha il quotidiano? I suoi piccoli e significativi gesti quale senso hanno? Conosciamo i vissuti quotidiani attorno a noi?). In preparazione.

 listing Il n. 128 è sulla "Riforma costituzionale in tema ambientale"  (qual è il significato dell'ultima riforma costituzionale in tema ambientale? Quali ricadute per noi e le generazioni future? E' un nuovo patto tra generazioni? Quali effetti sull'attività economica?). Testi da inviare entro il 30 giugno 2022.

listing Il n. 129 è su "Dopo il Covid e la guerra: una nuova globalizzazione?"  (La pandemia e la guerra in Ucraina sembrano aver messo in crisi il vecchio modello della globalizzazione: come costruire un nuovo modello? Cosa deve cambiare e cosa può restare?). Testi da consegnare entro il 30 agosto 2022. 

Se avete qualcosa da proporci su qualcuno di questi temi siamo ben lieti di accoglierlo: testi non superiori a 4000 caratteri/spazi inclusi, da inviare ai nostri indirizzi mail. Accettiamo anche contributi in altre lingue e di bambini.