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Come funziona il finanziamento ai partiti, di Anna Franchin

creato da D. — ultima modifica 14/09/2015 18:52
Dal 2014 a mantenere le forze politiche dovrebbero essere sempre più i privati e le loro donazioni e sempre meno lo stato: lo prevede il disegno di legge da mesi in discussione alla camera. Cosa ha previsto il finanziamento ai partiti finora e quali sono i punti critici della nuova legge.

Attualmente i partiti politici italiani si finanziano in tre modi: con i contributi versati dai propri iscritti e dai propri dirigenti, con le donazioni dirette o indirette e con i soldi pubblici assegnati per legge. Ma a partire dal 2014 a mantenere le forze politiche dovrebbero essere sempre più i privati e le loro donazioni e sempre meno lo stato: lo prevede il disegno di legge che è in discussione alla camera da mesi. Ecco come ha funzionato finora il finanziamento ai partiti e quali sono i punti critici della nuova legge.

Il finanziamento pubblico ai partiti è stato introdotto con la legge Piccoli del 1974, con l’obiettivo di rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che, attraverso il contributo diretto dello stato, non si sarebbero verificati fenomeni di corruzione e collusione tra partiti e grandi interessi economici.

I casi di corruzione però ci sono stati e, dopo un referendum promosso dai radicali nel 1993, il finanziamento ai partiti è stato abolito (un altro, nel 1978, non era riuscito ad abrogarlo). Ma lo stesso anno è stata aggiornata la legge sui rimborsi elettorali per le elezioni politiche, regionali ed europee.

Questi rimborsi hanno in sostanza sostituito i finanziamenti, anche se sono stati rivisti più volte: la legge n. 157 del 3 giugno 1999 destina i fondi a tutte le liste che superano l’1 per cento dei voti, anche a quelle che non entrano alla camera perché non superano la soglia di sbarramento del 4 per cento prevista dalla legge elettorale; la legge n. 51 del 23 febbraio 2006 attribuisce i contributi statali per cinque anni dal voto, anche se la legislatura dovesse finire in anticipo. Negli ultimi quindici anni i partiti hanno speso circa un quarto dei finanziamenti ricevuti.

La legge del 6 luglio 2012 n. 96 ha dimezzato l’entità dei rimborsi, prevedendo 91 milioni di euro per il 2012 (invece di 182 milioni). Di questi, il 70 per cento (circa 63,7 milioni di euro) è dato dallo stato, mentre il 30 per cento (circa 27,3 milioni di euro) è erogato in forma di cofinanziamento: una formula mista di finanziamenti pubblici e privati in cui per ogni euro di contributi privati ricevuti da persone fisiche o enti, i partiti hanno anche 50 centesimi dallo stato. Il contributo del singolo cittadino non può essere superiore a 10mila euro.

I rimborsi elettorali previsti per la legislatura in corso sono in tutto 159 milioni di euro per i cinque anni della legislatura. Di questi, 46 milioni sono destinati al Partito democratico (Pd), 43 milioni al Movimento 5 stelle (M5s), 38 milioni al Popolo della libertà (Pdl) e 15 milioni alla lista Monti (Scelta civica, Unione di centro e Futuro e libertà). L’M5s ha annunciato che rinuncerà alla sua quota.

Le principali novità:

  • Accesso ai finanziamenti privati.
    Per poter ricevere le donazioni dai cittadini o da aziende i partiti devono aver ottenuto almeno un candidato eletto alla camera, al senato, al parlamento europeo o al consiglio regionale; in alternativa, devono aver presentato candidati in almeno tre circoscrizioni per le elezioni della camera o in tre regioni per le elezioni del senato o in una circoscrizione per le europee o in un consiglio regionale. Per usufruire delle donazioni il partito o il movimento politico deve presentare una richiesta formale.
  • Il 2 per mille dell’Irpef.
    Il governo ha previsto tagli alle quote destinate ai partiti (progressivamente del 40, 50 e 60 per cento in tre anni) fino al giugno del 2015 quando, con la dichiarazione dei redditi fatta dai cittadini, entrerà in vigore un nuovo sistema di finanziamento ai partiti basato sui contributi fiscali. A partire dal 2014 si potrà decidere di versare una parte delle proprie tasse sul reddito, il 2 per mille, a un partito o movimento politico. Se non c’è un’indicazione esplicita le quote andranno allo stato, che poi suddividerà il denaro tra i partiti, in proporzione ai voti presi alle ultime elezioni.
  • Le detrazioni fiscali per chi fa donazioni spontanee ai partiti.
    A partire dal 2014, per le persone che fanno donazioni da cinquanta a cinquemila euro annui, è prevista una detrazione del 52 per cento, mentre resta al 26 per cento per gli importi superiori, fino a 20mila euro. Le aziende possono detrarre un importo pari al 26 per cento delle donazioni per gli importi tra 50 e centomila euro.
  • Il tetto alle donazioni private.
    Per evitare che i partiti dipendano troppo dai soldi di singole persone o di aziende è stato stabilito un limite massimo alle donazioni, che oggi è di 103mila euro (e non è da tutti rispettato). Il Pd ha proposto una soglia di 100mila euro e il Pdl di 500mila. Il 10 ottobre 2013 si è arrivati a un compromesso che dovrebbe fissare un tetto di 300mila euro per le donazioni da persone singole e di 200mila per quelle dalle aziende, a partire dal 2017. Dal 2014 il limite di ogni singola donazione sarà pari al 15 per cento del bilancio del partito che riceve la somma, nel 2015 al 10 per cento e nel 2016 al 5 per cento.

     

  • La trasparenza.
    I cittadini devono poter verificare sui siti di ciascun partito e movimento politico i bilanci, le entrate e le uscite, che devono essere documentate e riportate in modo chiaro.

 

fonte: http://www.internazionale.it/news/da-sapere/2013/10/16/come-funziona-il-finanziamento-ai-partiti/, 16.10.2013

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