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Colazione da Tiffany, di Michele Ainis

creato da D. — ultima modifica 15/09/2015 10:16
No, non era questa l’idea federalista, che nell’Ottocento illuminò lo sguardo di Jacini e di Minghetti, nel Novecento di don Sturzo. Non era questo l’orizzonte dei costituenti, che concepirono il decentramento regionale per rinvigorire il corpaccione dello Stato. Ahimè, cura fallita...

In Piemonte risultano indagati 43 consiglieri regionali su 60. Tagliaerba, mazze da golf, cravatte, lavatrici: spese personali, ma con quattrini istituzionali. In Emilia fra i rimborsi a piè di lista sbuca fuori anche un gioiello di Tiffany. In Sardegna orologi Rolex e penne Montblanc. In Abruzzo l’assessore alla Cultura finisce in galera per mazzette culturali. In Liguria si dimette il presidente del Consiglio regionale, sotto indagine per peculato. In Lazio spunta la truffa dei tirocini, in Sicilia quella dei corsi di formazione. E via via: le inchieste giudiziarie chiamano in causa 17 Regioni e oltre 300 consiglieri regionali. 
No, non era questa l’idea federalista, che nell’Ottocento illuminò lo sguardo di Jacini e di Minghetti, nel Novecento di don Sturzo. Non era questo l’orizzonte dei costituenti, che concepirono il decentramento regionale per rinvigorire il corpaccione dello Stato. Ahimè, cura fallita: la creatura è più obesa, più viziosa. Per forza, se la periferia riflette - come in uno specchio infranto - le nefandezze di cui si macchia Roma. Se ogni Regione moltiplica i centri di spesa (quando va bene) o d’illegalità (quando va male, e va quasi sempre male). Se infine i politici locali restano impassibili dinanzi allo sdegno che li sommerge fino al naso. Che altro serve per svegliarli? Non è bastato lo scandalo Fiorito, il successo dei grillini, l’astensionismo elettorale?

Risultato: gli italiani si sono disamorati di queste Regioni, ammesso che se ne fossero mai davvero innamorati. Il loro grado di fiducia viaggia rasoterra (4 su 10, in base all’ultimo Rapporto Istat), e infatti circa la metà del popolo votante ne farebbe a meno volentieri. Perché la spesa regionale è lievitata di 90 miliardi in un decennio. Perché di conseguenza aumentano le tasse locali (del 138% fra il 1995 e il 2010, secondo la Cgia di Mestre). Perché questa tenaglia di costi e di tributi viene oliata dallo spreco: come in Molise, dove i consiglieri senza doppia poltrona (e doppia indennità) sono 3 su 21; o come in Sicilia, dove la buonuscita dei direttori regionali s’è impennata del 225% dal 2001 in poi. E perché infine la loro festa di merende e di prebende non ci ha donato in cambio servizi più efficienti, bensì piuttosto disservizi. Altrimenti, forse, li avremmo pure perdonati.

Le prove? Basta chinarsi sul pozzo nero della sanità, la principale competenza regionale. Nel Mezzogiorno il medico migliore è il treno, oggi come ieri. E ovunque liste d’attesa interminabili, ovunque sperequazioni inaccettabili (un sondaggio gastrico in Campania costa 6 euro, in Piemonte 125). E il dissesto idrogeologico? C’è voluta l’alluvione in Sardegna per scoprire che la metà delle Regioni, dieci anni dopo la riforma della Protezione civile, non ha le carte in regola. Eppure di carte, laggiù, se ne scrivono anche troppe, dato che abbiamo in circolo 20 mila leggi regionali. È il nodo scorsoio con cui si sono impiccate le Regioni: un groviglio di competenze, di burocrazie cinesi, di norme strampalate. Dal basso, ma ormai pure dall’alto: sul federalismo amministrativo, il sito web del ministro Delrio sforna 204 documenti . Sicché è venuta l’ora di prendere in mano un paio di forbici. È indispensabile tagliare norme e posti, funzioni e sovrapposizioni, enti ed accidenti. In caso contrario dovremo rassegnarci a tagliare le Regioni.

fonte: http://www.corriere.it/editoriali/13_novembre_24/colazione-tiffany-696829c4-54d9-11e3-97ba-85563d0298f0.shtml, 24.11.2013

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